mercoledì 27 gennaio 2010

Sambuca di Sicilia

Er sorcio de città e er sorcio de campagna


Un Sorcio ricco de la capitale

invitò a pranzo un Sorcio de campagna.

- Vedrai che bel locale,

vedrai come se magna...

- je disse er Sorcio ricco - Sentirai!

Antro che le caciotte de montagna!

Pasticci dorci, gnocchi,

timballi fatti apposta,

un pranzo co' li fiocchi! una cuccagna! -

L'intessa sera, er Sorcio de campagna,

ner traversà le sale

intravidde 'na trappola anniscosta;

- Collega, - disse - cominciamo male:

nun ce sarà pericolo che poi...?

- Macché, nun c'è paura:

- j'arispose l'amico - qui da noi

ce l'hanno messe pe' cojonatura.

In campagna, capisco, nun se scappa,

ché se piji un pochetto de farina

ciai la tajola pronta che t'acchiappa;

ma qui, se rubbi, nun avrai rimproveri.

Le trappole so' fatte pe' li micchi:1

ce vanno drento li sorcetti poveri,

mica ce vanno li sorcetti ricchi!

1) Gli sciocchi.


Trilussa


Sambuca di Sicilia

Mangano: se un mafioso diventa eroe


I politici parlano tanto e cercano di raccogliere voti anche negli angoli più sporchi della Sicilia. Sono pronti a tutto. A stringere accordi con la mafia, anche se pubblicamente devono scagliarsi contro Cosa nostra o le altre mafie. Insomma, a parole sono tutti bravi. Molti politici, della legalità, dell’etica e della giustizia però non vogliono saperne nulla, perché sono elementi che non portano voti. La mafia, invece, sì.

Quando Silvio Berlusconi è arrivato in Sicilia domenica 6 aprile, qualcuno gli ha suggerito che era opportuno - per una questione mediatica - che dal palco di Palermo e poi da quello di Catania, qualcosa contro la mafia era opportuno che la dicesse. Al cavaliere questa parola “mafia” non va proprio giù e da tempo non riesce a pronunciarla. Forse per questo ha pensato bene di dire che “tutti i voti al PdL saranno utilizzati contro la criminalità organizzata”, che è molto diversa da Cosa nostra. Alcune ore dopo, al termine del pranzo, interpellato dai giornalisti che si chiedevano come mai non avesse pronunciato la parola mafia, il cavaliere ha specificato: “Per quanto riguarda la Sicilia, i voti al Pdl saranno usati contro la mafia; nelle altre regioni contro 'ndrangheta, Camorra e Sacra corona unita. Così mi sembra di essere molto chiaro”. Chiarissimo. Anche per i boss (continua)

Lirio Abbate (10 aprile 2008)

Sambuca di Sicilia

IL BIGLIETTO DA VISITA


Personaggi: Pasini, Portiere d’albergo, Direttore


La hall di un albergo. Sono sufficienti alcuni elementi, un bancone dietro cui è appoggiato il Portiere ed un campanellino.


Pasini: (entrando con una valigia in mano e rivolgendosi al Portiere) M’annunci al Direttore (porge il biglietto da visita)

Portiere (prima piuttosto distratto, quasi sprezzante, poi si allarma vistosamente alla vista del biglietto) se vuole accomodarsi ed avere la compiacenza di attendere un istante, corro ad avvisare il Direttore (cerimonioso, corre ad avvertire il Direttore, sprecandosi in inchini)

Direttore (arriva trafelato assieme al Portiere, infilandosi la giacca, ha in mano il biglietto da visita, anche lui è molto ossequioso, fa un inchino esagerato) In cosa posso servirla, eccellenza?

Pasini: (modesto) non sono eccellenza

Direttore: ma sul biglietto è stampato S.E.

Pasini: beh, quelle sono semplicemente le iniziali del mio nome: Silvio Enea

Direttore: (leggermente smontato) bene Professore, dica pure

Pasini: io non sono professore

Direttore: ma questo Prof.?

Pasini: abbreviazione di “profugo”. Sono profugo di un campo di concentramento

Direttore: mi dispiace molto, ingegnere (continua)


Achille Campanile

Rocce e cemento

Il Cliente


Era quasi l’ora di chiusura e il farmacista Waldemar leggeva una rivista di viaggi. Non c’erano più clienti. Solo una tossica che si rifaceva il trucco allo specchio del reparto cosmetici. Passava di lì tutte le sere, il farmacista non ci faceva neanche più caso. Era un fine inverno particolarmente propizio ai bacilli e ai consigli su come liberarsene. Anche quel giorno il farmacista aveva fatto un buon incasso. Una folata di vento fece cigolare la porta a vetri girevole. La tossica se n’era andata. Nella porta girevole entrò un vecchio alto e impacciato. Il signor Licata. Non aveva ancora imparato ad usare la porta. Ci rimaneva ogni volta bloccato dentro un momento, smarrito e sospettoso, attendendo chissà quale pericolo. La spingeva a piccoli passi e quando ne usciva aveva l’aria di aver scalato una montagna.
— Buonasera — disse il farmacista — come è andato il lavoro? (continua)

Stefano Benni (maggio 1990)


Due foglie

Il tanga secondo Luciana Littizzetto....


Donne. Giulive oche giulive. Parti buone delle mele marce che sono gli uomini. Campionesse mondiali di miopia sentimentale. Mi rivolgo a voi e in nome vostro supplico , chiedo e invoco l'abolizione e il divieto assoluto di vendita dei tanga in Italia. Uno stato democratico dovrebbe tutelare la salute mentale della femmina. Dovrebbe farsi carico di sciagure sociali di questa portata. Perché i tanga, credetemi, sono un vero flagello per nervi. Sono un colpo basso al sistema nervoso. Tu prova ad indossare un tanga. Due secondi e sglurb... non lo trovi più, perché lui va giù, giù,giù, sprofonda come il filo per tagliare la polenta, si inabissa nel dirupo delle chiappe e sparisce all'orizzonte. Risucchiato per sempre. Ma io ve lo dico col cuore : un tanga inghiottito dalle carni è in grado di togliere la voglia di vivere tutto il giorno (continua)

Luciana Littizzetto

Licheni

Sogni, incubi e filastrocche storie dal sonno dei ragazzi

Sono Federica Moriconi e Michela Tomasini le due studentesse che si aggiudicano la terza tappa del Campionato di Repubblica Scuola. La prima, che ha vinto nella categoria delle medie, arriva dalla scuola statale Leonardo Da Vinci di Bologna mentre la seconda, vincitrice nelle superiori, frequenta il Liceo Classico Amedeo di Savoia di Tivoli, in provincia di Roma.
Federica, nel suo articolo, racconta di come di fronte al sogno lei sia quasi disarmata. "Quando sopraggiunge il sonno e ti addormenti, arriva un'ondata di immagini e suoni quasi impossibili da riprodurre nella realtà, che ti riporta nel caos più completo". In particolare, descrive un incubo ricorrente dove, nell'antro notturno, la più banale delle azioni "ovvero attraversare il salotto partendo dalla mia camera fino ad arrivare al tavolo dove spesso faccio i compiti" diventa un vera e propria impresa per colpa dei "pianeti, più o meno grandi, che fluttuavano come palloncini" nel mezzo del salotto".
Michela Tomasini, invece (continua)

La Repubblica (20 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Scuola


Tracciato

«Purtroppo nessuno si mosse...»


"Mani Pulite poteva essere una rivoluzione pacifica, una semplice disinfestazione da espletare con tutti i crismi della legalità. Purtroppo nessuno si mosse perché il malaffare andava bene a tutti: a tutti coloro, voglio dire, politici e no, che vi erano implicati e che trovavano più comodo condividerne gli utili che assumere i rischi di una denunzia".

Indro Montanelli 24 luglio 1993


Abbeveratoio

Craxi al netto delle tangenti


Certamente Craxi quando ha iniziato a fare politica non l’ha fatta per rubare, ha cominciato a rubare mentre faceva politica e su Il Fatto Quotidiano ho pubblicato un’intervista del 93 di Fabrizio Cicchitto, che non era craxiano, era socialista lombardiano, ma fu messo da parte nel Partito Socialista dopo l’81, quando si scoprì che era iscritto alla Loggia P2. Cicchitto è un raro caso di socialista espulso da Craxi, messo ai margini da Craxi per indegnità morale e per la sua iscrizione alla P2 e infatti, rancoroso nei confronti di Craxi per essere stato sbattuto fuori per dieci anni e recuperato soltanto nel 92, Cicchitto nel 93 diede un’intervista - pensate un po’ - a Augusto Minzolini, l’attuale direttore del TG1, che all’epoca era cronista de La Stampa e, in quell’intervista, Craxi veniva dipinto da Cicchitto come poco meno o poco più di un malfattore. Se la trovo, ho qui Il Fatto di questi ultimi giorni, un piccolo brano ve lo devo regalare, perché? Perché Cicchitto ricorda come Craxi scalò il Partito Socialista quando, alla fine degli anni 70, sembrava che non ce la dovesse fare a prendere il potere e poi invece ce la fece per pochissimi voti e, disse Cicchitto, quei pochissimi voti se li era comprati, aveva praticamente lanciato un’Opa sul Partito Socialista con quali soldi? Eh, con i soldi del conto protezione, ossia con i soldi che gli aveva pagato il Banco Ambrosiano, grazie ai buoni uffici di Licio Gelli e di Roberto Calvi. Conseguentemente, se andate sul sito antefatto, o ilfattoquotidiano.it la trovate integrale quell’intervista. Cicchitto disse, “ quando scoprimmo che Craxi aveva questo ben di Dio messo a disposizione sul conto svizzero, il famoso conto protezione, da Licio Gelli e Roberto Calvi beh, capimmo che non ce l’avremmo fatta”. Dice anche che Pietro Nenni gli mandò una lettera nella quale gli intimava di dimettersi, a Craxi, ma che quella lettera fu fatta sparire: lo dico, perché chi sta a Roma vede in questi giorni la città tappezzata di manifesti in cui si vede Craxi giovane e Nenni vecchio con il bastone. Il rapporto tra i due era appunto che il vecchio patriarca, sdegnato nei confronti di Craxi, aveva mandato una lettera per intimargli di dimettersi, lettera che poi è stata fatta sparire, ma in quel partito l’abitudine a fare sparire molte cose era diffusa (continua)


Monte Adranone (Sambuca di Sicilia)

Una legge ad personam anche per me


di
Totò Riina*

Egregio dottor Massimo Fini, le chiedo scusa se mi permetto di rivolgermi a Lei, ma, benché io sia notoriamente religioso e credente, non so più a che santo votarmi. Da anni, anzi da decenni, sono vittima di un "racket dell’odio" che vede uniti certi settori di una magistratura deviata e si può dire l’intera stampa nazionale. Sono oggetto di un "accanimento giudiziario" che non ha precedenti né paralleli nella storia del nostro paese: centinaia di perquisizioni, anche nelle abitazioni dei miei familiari, decine di rinvii a giudizio, di processi, di sentenze senza che potessi beneficiare, almeno una volta, di quella prescrizione che, come Lei certamente sa, oggi non si nega a nessuno (continua)

Da Il Fatto Quotidiano del 19 gennaio Giustizia&Impunità | Massimo Fini

Monte Adranone (Sambuca di Sicilia)

Chi scrive su l'Antefatto


Elenco autori degli articoli e dei post del blog L’Antefatto:
Antonio Padellaro (rubrica twitter), Marco Travaglio (rubrica la mosca tzé tzé), Oliviero Beha (rubrica olivernet), Francesco Bonazzi (rubrica eco-balle), inoltre contribuiscono: Furio Colombo, Giampiero Calapà, Sandra Amurri, Luigi Zaja, Elisabetta Reguitti, Benny Calasanzio, Vincenzo Iurillo, Roberta Corradin, Erminia della Frattina, Massimiliano Boschi, Giuseppe Giustolisi, Alessio Gervasi, Denise Fasanelli, Nanni Delbecchi, Luisa Maradei, Elena Valdina, Bruno Tinti, Loris Mazzetti, Paola Zanca, Stefano Santachiara, Antonella Mascali, Monica Raucci, Alessia Grossi, Roberto Corradi, Federico Mello, Mauro della Porta Raffo, Giovanna Gueci, Luca Telese, Davide Vannucci, Marialaura Carcano, Gabriele Sabatino, Elisa Battistini, Beatrice Borromeo, Marina Boscaino, Antonino Monteleone, Silvia D'Onghia, Stefano Feltri, Paolo Dimalio e Irene Buscemi.
Inoltre vengono pubblicati quotidianamente una selezione di articoli della redazione de Il Fatto Quotidiano.
Web editing a cura di Vincenzo Russo.
Note: il blog è su piattaforma Il Cannocchiale di proprietà di DOL srl - Roma.

Catene: "giusto impedimento"

BELUSCONI GOVERNO LANCIA "OPERAZIONE mani sporche" (Celso Lungaretti)


Quando Bicudo ottenne la condanna del delegato Sergio Paranhos Fleury per i crimini commessi, come leader della squadra della morte di San Paolo - gruppo di agenti di polizia che ha eseguito i trasgressori e si è constatato in seguito, è stato finanziato da un importante rivenditore di droga per eliminare i suoi concorrenti - i membri asserviti alla dittatura hanno creato una legge per il solo scopo di impedirgli di essere meritatamente dietro le sbarre.
Dubbed Legge Fleury ha cambiato la regola secondo cui chi è stato condannato in prima istanza deve attendere per i prigionieri di proseguire il procedimento. Ha aperto una deroga per i trasgressori, con sullo sfondo il bene e il luogo di residenza.
E 'stato il ritorno del regime militare ad uno dei suoi grandi tiranni, responsabile per l'agguato contro Carlos Marighella da Macellazione Lapa a tante torture che hanno preceduto l'assassinio di Eduardo Leite (l' Bacuri) e, infine, per qualsiasi numero di omicidi e torture (continua)

Celso Lungaretti (http://sarauxyz.blogspot.com)

martedì 19 gennaio 2010

Barcellona 2009

Person of the Year: Debito Pubblico Italiano


La persona dell'anno è, senza alcuna discussione, il debito pubblico italiano. E' cresciuto più dell'economia, dell'inflazione, degli stipendi. Ha superato i 1.800 miliardi di euro a ottobre, poi, a novembre, ha preso un po' di respiro e si attestato a 1.783 miliardi prima delle feste natalizie. Nel 2010 è pronto a ripartire e a stupire tutti. Nessuno sa dove potrà arrivare. Chi si è azzardato a fare delle stime è sempre stato sorpassato dalla realtà. Il 2009 si chiuderà con una previsione di circa 140 miliardi di debito pubblico in più rispetto a fine 2008, terminato con 1.664 miliardi. Ogni italiano ha un debito, contratto per lui dallo Stato, di circa 30.000 euro. Una famiglia di 4 persone cumula 120.000 euro. Per pagarli, dovrebbe sottoscrivere un mutuo ventennale. Tremorti ci ha indebitato nel 2009 di quasi un miliardo in più ogni due giorni. Come ha speso questa cifra colossale? Insomma, dove sono finiti i soldi? Nessuno lo sa con certezza (continua)

Blog Beppe Grillo

Barcellona 2009

Manuale di conversazione


Le grammatiche su cui si studiano le lingue saranno utilissime per impararle, ma non altrettanto per la logica e il buon senso. Il che, tuttavia, non rappresenta un danno in ogni senso. Anzi potrebbe contribuire a dare ai rapporti fra le persone un carattere quanto mai spensierato e fantasioso che conferirebbe alla vita un aspetto dei piu' piacevoli.
Dalla grammatica inglese:
" Portaste il binocolo? ".
" No, ma portai il vostro ventaglio. "
Col che si imparano parecchi vocaboli, non c'e dubbio. Ma non e' chi non veda un ventaglio esser tutt'altra cosa che un binocolo. Non c'e' niente in comune fra i due oggetti. Come e' possibile parlare di ventaglio a chi vi chiede notizie del binocolo?
Vediamo: dove, quando e perche' si puo' domandare a qualcuno se ha portato il binocolo? In teatro, o in occasione di una gita in luoghi panoramici, o per esigenze belliche (continua)

Achille Campanile

Specchi

Fratello Bancomat


BANCO DI SAN FRANCESCO LO SPORTELLO É IN FUNZIONE. BUONGIORNO SIGNOR PIERO.

Buongiorno.
OPERAZIONI CONSENTITE SALDO, PRELIEVO, LISTA MOVIMENTI.
Vorrei fare un prelievo.
DIGITARE IL NUMERO DI CODICE.
Ecco qua... sei, ne, tre, due, uno.
OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO.
Attendo, grazie.
UN PO’ DI PAZIENZA. IL COMPUTER CENTRALE CON QUESTO CALDO È LENTO COME UN IPPOPOTAMO.
Capisco.
AHI, AHI, SIGNOR PIERO, ANDIAMO MALE.
Cosa succede?
LEI HA GIA' RITIRATO TUTTI I SOLDI A SUA DISPOSIZIONE QUESTO MESE.
Davvero?
INOLTRE IL SUO CONTO È IN ROSSO.
Lo sapevo... (continua)

Stefano BENNI, L’ultima lacrima, Milano, Feltrinelli, 1994.


Barcellona 2009

GUARDARE LA TV MA NON ACCENDERLA


Penso che la televisione vada guardata, ma non accesa. Ho paura della televisione, ne ho sempre fatta poca, anche perché non la so fare, e questo vedo però che non colpisce tutti, perché ce ne sono molti che non la sanno fare, ma non ne hanno paura, allora io preferisco continuare ad avere paura, ed essere sia coda che codardo.
Coda perché sono in fondo, si tratta di vedere poi se in fondo o a fondo, e anche pauroso. Sono orgoglioso di essere pauroso. Io oggi, adesso, non lo so da quanto ho cominciato a parlare ma non credo che siano passate quattro ore, anche se ho una strana cognizione del tempo; io credo che si sia parlato non di parola, ma del mantello della parola, cioè abbiamo visto Superman, che secondo me è la parola, e abbiamo detto che bel mantello, ecco sì, è importante il mantello, però non ho sentito sanguinare, pulsare? si dice sangue pulsante perché quasi accende e spegne, pulsante anche da un punto di vista di apertura e chiusura, di energia (continua)

Alessandro Bergonzoni Attore - Autore teatrale

Barcellona 2009

La rivoluzione mancata del pdl: "il paradosso delle tasse"


In materia di tasse Silvio Berlusconi ha un grande merito e un altrettanto grande demerito. Il merito è che la questione della riduzione drastica delle tasse entrò nella agenda italiana grazie a lui. Ai tempi della Prima Repubblica il tema era tabù. La Lega di Bossi, è vero, ne aveva parlato prima ma, in quel caso, le tasse erano solo un elemento fra gli altri entro la cornice del rivendicazionismo identitario-territoriale. Il demerito di Berlusconi è di non avere dato seguito alla promessa. Sergio Rizzo (Corriere, 11 gennaio) ha ricostruito in modo esauriente la storia degli annunci e delle promesse mancate (continua)

Angelo Panebianco - Corriere della sera 16 gennaio 2010

Barcellona 2009

Due decenni di amnesie, dal contratto con gli italiani agli stop dell’Ulivo: 1994-2010, promesse tradite sulle tasse


In Principio era l’aliquota unica. Succedeva nel 1994, quando Silvio Berlusconi si apprestava a vincere le prime elezioni politiche e il suo guru fiscale si chiamava Antonio Martino, economista liberal della scuola di Chicago. Che per la campagna elettorale tirò fuori l’asso nella manica; la flat tax. Ovvero, un’aliquota unica Irpef del 33% per tutti i contribuenti.

«Tutti pagheranno meno tasse e i poveri saranno esentati», spiegò al giornalista del Corriere Dino Vaiano. Giulio Tremonti, allora candidato dei pattisti, lo stroncò: «Miracolismo finanziario». Una volta arrivato al governo, Berlusconi spedì prontamente Tremonti (nel frattempo passato con Forza Italia) alle Finanze, Martino alla Farnesina e l’aliquota unica nel dimenticatoio.

Poi le aliquote diventarono due: 23% e 33%. Berlusconi prese l’impegno solennemente in televisione davanti a Bruno Vespa, firmando il contratto con gli italiani. E il superministro dell’Economia Giulio Tremonti si mise d’impegno. Radioso, il Cavaliere annunciò, presentando la Finanziaria 2003: «La riduzione dell’Irpef partirà dal prossimo anno e riguarderà 28 milioni di italiani». In effetti il Parlamento approvò una legge delega che prevedeva non soltanto le due aliquote, ma pure (qualcuno oggi se lo ricorda?) la famosa «armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie». Ovvero: meno tasse sui depositi bancari, riducendo quell’indecentemente alto prelievo del 27% sugli interessi già inesistenti dei conti correnti, e aumentando quell’indecentemente bassa imposta del 12,5% sugli investimenti finanziari e le speculazioni di borsa. Ma come, proprio quella riforma che avrebbe voluto fare in seguito la sinistra radicale e contro cui il centrodestra invece alzò le barricate? Proprio quella. Inutile dire che il 3 maggio del 2005 la legge delega con le due aliquote e l ’«armonizzazione» delle imposte sulle rendite era scaduta senza essere applicata: il governo non aveva mai fatto i decreti legislativi per attuarla. E Tremonti ammetteva con onestà: «L’aumento della tassazione delle rendite finanziarie sarebbe un grave errore anche se ideologicamente condivisibile» (continua)

Sergio Rizzo - Corriere della Sera 11 gennaio 2010

Lavatoio

LUTTAZZI INTERVISTE - Che ridere, tutto va male, di Carla Benedetti.


Ci sono cose che non si possono dire senza il tempo lungo dell'articolazione del pensiero. E ci sono cose di cui non si può parlare senza indignazione. Altrimenti dai per scontato che siano inevitabili. La cultura di sinistra aderisce da decenni all'obbligo pseudo-epocale di essere ironici. L'ironico non usa il suo enunciato, ma lo menziona, lo cita come se fosse quello di un altro, a cui fa eco. Questo è ciò che viene esaltato come virtù massima: una rinuncia al contagio delle idee ( titolo di un libro di Sperber ), una rinuncia a parlare in termini di alternativa. Una miscela di cinismo e rassegnazione. Lo mette bene in evidenza Daniele Luttazzi nel suo “ La castrazione “ ( Feltrinelli ). D'Alema dichiara: “Il berlusconismo non è un fenomeno transitorio. “ Luttazzi replica: “Che bell'alibi.” D'Alema: “ Dovrei dire di no a Canale 5 che mi chiede un'intervista? “ Luttazzi: “ Naturale che dovresti dire di no. (...) Smettete di andare nei loro talk-show. Date un segno. “ Qualcuno si chiede come mai ci siano rimasti solo i comici a dire certe cose.


Daniele Luttazzi - LUTTAZZI INTERVISTE - Che ridere, tutto va male, di Carla Benedetti, L'espresso, 24 luglio 2003

Barcellona 2009

LA RIVOLUZIONE - Farsa di Achille Campanile


Personaggi: Il Prefetto, Il Segretario, La donna di servizio, 3 Rivoluzionari

Un salotto finemente ammobiliato, classico, con pezzi di un certo pregio. La donna di servizio e il Segretario guardano preoccupati fuori dalla finestra. Il Prefetto passeggia nervosamente per la stanza, ha un braccio fermo, visibilmente artificiale.

Prefetto: che vedete? Ci sono novità?

Segretario: sono in fondo alla strada, signor Prefetto

Prefetto: ma che fanno? Avanzano, retrocedono, deviano?

Domestica: avanzano, signore, avanzano; paiono decisi come pompieri purtroppo

Prefetto: e la polizia che fa? Perché non arriva? Avete allertato l’esercito?

Segretario: abbiamo già chiamato e richiamato, signor Prefetto, ma pare che siano impegnati in altri punti caldi della città. Hanno detto che verranno appena possono

Prefetto: già, invece di stare qua a difendere il Prefetto se ne stanno a presidiare chissà cosa. Maledetti anche loro. Ricordatemi di fare licenziare il comandante della polizia, quando la burrasca sarà passata.

Segretario: (fra sé) se saremo ancora vivi… (continua)


Barcellona 2009

Le bugie storiche diventate realtà


La tradizione le ha trasformate in «verità storiche», ma in realtà sono vicende mai accadute. Prendendo spunto da una recente scoperta fatta da alcuni archeologi egiziani - quest'ultimi avrebbero ritrovato a pochi metri dalle famose
piramidi di Giza le tombe di alcuni operai e ciò dimostrerebbe che le grandi costruzioni non furono edificate dagli schiavi come la storia c'ha sempre tramandato bensì da uomini liberi - il sito web del tabloid britannico Daily Mirror elenca alcune tra le più grandi bugie storiche che sono diventate attraverso i secoli conclamate verità. I TRENI DI MUSSOLINI E LA MELA DI NEWTON - Tra le quattordici bugie storiche presentate in rassegna vi è anche un mito nostrano. Secondo quanto ha stabilito una ricerca storiografica dello studioso Alexander Cockburn, a differenza di quanto ci ha tramandato la tradizione, non è vero che durante il fascismo i treni arrivassero sempre in orario. In realtà - secondo lo studio di Cockburn - i treni locali nell'epoca mussoliniana accumulavano spesso un ampio ritardo ma Mussolini, da abile stratega, impose ai giornali di non riportare queste notizie e di propagandare il mito della puntualità ferroviaria. Anche la storia della mela che cadde in testa a Isaac Newton e che avrebbe ispirato la teoria della gravitazione universale al grande scienziato anglosassone è in realtà un mito. Sarebbe stato diffuso nel Settecento dalla penna di Voltaire, che a sua volta l'avrebbe recuperato da un racconto della nipote di Newton, Catherine Conduitt. Secondo i più accreditati storici, si tratta di una storia inventata di sana pianta (continua)

Francesco Tortora - Corriere della Sera 15 gennaio 2010

Gaudì

La classifica della felicità Un'idea della "scienza triste"


Il Pil nulla ci dice di come effettivamente viva la gente. Per capirlo serve di più: un mix di economia, sondaggi e altri dati per misurare la gioia e il benessere.

Sei felice? Domanda impegnativa, a cui, probabilmente, verrebbe da rispondere "sì" solo un paio di volte nella vita, in momenti di particolare esaltazione. Eppure, è su domande come questa che la "scienza triste", come gli anglosassoni chiamano l'economia, lavora per uscire dalla prigione che lei stessa si è creata: la prigione del Pil. Dagli anni '30 del secolo scorso, i numeri del prodotto interno lordo sono diventati l'indicatore principe, a volte esclusivo, dello stato di un paese e del benessere dei suoi abitanti. Sommando la quantità e il valore dei beni e dei servizi prodotti in un paese (o, viceversa, i redditi dei suoi abitanti), il Pil è, in effetti, un efficiente termometro dello stato di un'economia. Un solo, magico, numero, che riassume milioni di numeri e che consente di fare paragoni e confronti fra diversi paesi e diversi periodi, di misurare ritmo e entità dello sviluppo. Il problema è che il prodotto interno lordo nulla ci dice di come effettivamente viva la gente, per non dire della sua felicità (continua)

MAURIZIO RICCI (La Repubblica 14 gennaio 2010)

martedì 12 gennaio 2010

Barcelona 2009

SIAMO NELLA NORMALITÀ...


Era una bella giornata di primavera. Il nevischio mummificava le rondini e raffiche ai duecento orari schiantavano gli alberi.
— Siamo nella normalità — disse l’infallibile Meteorologo — poiché un tempo simile, anzi peggiore, si ebbe nel marzo 1626 e non c’è da allarmarsi se per qualche settimanella dal Polo arriva uno spifferino di aria fredda. In quell’istante attraverso la finestra aperta un refolo di vento trasportò un tricheco di una tonnellata, che piombò sulla scrivania del meteorologo uccidendolo.
— Averlo saputo prima... — sospirò il meteorologo, prima di esalare l’anima sotto forma di cirro-cumulo.
— Era una tranquilla domenica calabrese. Le pallottole ronzavano pigre e solo ogni tanto un colpo di bazooka interrompeva il monotono frinire dei mitra.
— Siamo nella normalità — disse l’incorruttibile Magistrato — in quanto molti dei presunti mafiatori erano in realtà pacifici agricoltori, l’uso della tangente camorristica è un normale meccanismo promozionale, e non è vero che il danaro mafioso abbia invaso banche, case cinematografiche e settori immobiliari: come giustamente disse Gava, la mafia va conosciuta, prima di combatterla. In quell’istante un consorzio di quattro cosche irruppe nel suo ufficio (continua)

Stefano Benni (tratto da L'Espresso di domenica 19 maggio 1991)


Palermo: Santa Rosalia

W Palermo e Santa Rosalia


Rosalia Sinibaldo nasce a Palermo intorno al 1128. La tradizione narra che mentre il re Guglielmo II osservava il tramonto con sua moglie, la regina Margherita, una figura gli apparve dicendogli: «Guglielmo io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo tuo congiunto, una rosa senza spine.», per questo motivo pare che poco tempo dopo, quando nacque la bambina le venne assegnato il nome Rosalia. Suo padre, il conte Sinibaldo di Quisquina delle Rose, padrone di varie terre a Quisquina e a Bivona, territori siti in provincia di Agrigento, faceva discendere la sua famiglia da Carlo Magno. Sua madre Maria Guiscardi era a sua volta di nobili origini ed imparentata con la corte normanna. Da giovane visse in ricchezza presso la la corte di re Ruggero, un giorno il conte Baldovino salvò il re Ruggero da un animale selvaggio che lo stava attaccando, il re volle ricambiarlo con un dono e Baldovino chiese in sposa Rosalia (continua).

Wikipedia

Maratona di Palermo

Norberto Bobbio: LA DEMOCRAZIA REALISTICA DI GIOVANNI SARTORI.

Giovanni Sartori è amico delle citazioni di brani classici da apporre come motti all'inizio di ogni capitolo. La raccolta di questi motti costituirebbe già di per se stessa una buona guida per entrare nel suo mondo d'idee. Non gli dispiaccia se per rappresentare nel modo più conciso l’opera da lui compiuta negli ultimi trent’anni per costruire e a poco a poco rifinire una teoria della democrazia sempre più ricca di dati e d'argomenti, sfociata nei due volumi teste pubblicati, The Theory of Democracy Revisited, mi valga anch'io di un motto celebre, il lucreziano «Crescit eundo». Nel 1957 apparve il capostipite, Democrazia e definizioni, che, esaurito in sei mesi, fu ristampato l'anno dopo con una lunga prefazione che conteneva una risposta ai critici. Nel 1962 apparve la traduzione inglese, compiuta dall'autore medesimo, con un titolo nuovo: Democratic Theory. Il mutato titolo stava a dimostrare che la nuova edizione non era soltanto una riproduzione dell'edizione italiana, ma conteneva qualche integrazione e qualche opportuno adattamento per il pubblico americano, e inoltre due capitoli nuovi di carattere essenzialmente metodologico (continua)

Norberto Bobbio

Barcelona 2009

Il morto e i vivi


E è un fatto di rimozione, noi stiamo sentendo in televisione e leggendo sui giornali del nuovo schiavismo, ma non c’è nessun nuovo schiavismo, nel senso che lo schiavismo era qualcosa di nobile al confronto di quello che è successo a Rosarno e di quello che succede spesso dalle nostre parti, perché gli schiavi intanto avevano uno stipendio fisso e una dimora fissa, quando c’era lo schiavismo; questi prendono qualcosa quando viene e poi devono pure pagare il pizzo, inoltre chi li fa lavorare, oppure chi utilizza e beneficia del loro lavoro pretende che scompaiano nel momento in cui smettono di lavorare e ricompaiano nel momento in cui ricominciano a lavorare (continua)

Marco Travaglio (Passaparola dell'11.01.2010)Guarda tutte le puntate di Passaparola -

Cabel Holding

Miglio proclamò: i veri barbari siamo noi della Lega


La mattina del 23 febbraio 1993, Arnaldo Forlani aveva i nervi a fior di pelle. Si sentiva il mondo contro. l'ex segretario della Dc. Dopo aver messo al tappeto Bettino Craxi, il ciclone di Mani Pulite sembrava addensarsi su di lui. Un inquisito lo aveva tirato in ballo. E il suo addetto stampa, Enzo Carra, era stato arrestato per falsa testimonianza. Adesso, il povero Enzo stava rinchiuso a San Vittore in attesa del processo. Come poteva non alzarsi dal letto nervoso il pur compassato Coniglio Mannaro? Così, quando a Montecitorio s'imbatté in Augusto Minzolini, valente cronista parlamentare in forza alla Stampa diretta da Ezio Mauro, Forlani non ci pensò due volte a sfogarsi con lui. E, tra le tante cose, gli disse: Si è creata un'atmosfera irrespirabile in cui la giustizia non c'entra per niente. E come la calata dei barbari che non risparmia nessuno . Il 24 febbraio La Stampa presentò l'intervista di Forlani con il titolo: Sì, arrivano i barbari . L'occhiello spiegava di quali barbari si trattasse: Dopo l'arresto di Carra, l'ex segretario attacca i giudici . Lo stesso giorno, però, Forlani ripudiò le parole offerte a Minzolini negli ambulacri della Camera (continua)

Giampaolo Pansa. (L'anno dei barbari...)

Barcelona 2009

I migliori e i peggiori del 2009, tutti i risultati del sondaggio


È un quadro variopinto quello che esce dal nostro sondaggio, alcuni dati possono apparire scontati altri un po’ meno, vediamoli nel dettaglio. E’ Berlusconi il peggior politico della maggioranza. Un Berlusconi prendi tutto, eletto anche uomo meno sexy, peggiore imprenditore, e con lui punita tutta la sua scuderia: Feltri peggior giornalista della carta stampata, il sito de ilgiornale.it peggior sito, e la notizia della sua aggressione in piazza del Duomo è stata eletta la seconda peggior notizia dell’anno seconda solo al terremoto dell’Abruzzo.
Fra le file della maggioranza e al governo si salvano in pochi, su tutti (continua)

Primo Piano | antefattoblog (11 gennaio 2010)

Barcelona 2009

L'INCONTENTABILITA'

Dio prese il fango dal pantano
modellò un pupazzo e gli soffiò sul viso.
Il pupazzo si mosse all'improvviso
e venne fuori subito l'uomo
che aprì gli occhi e si trovò nel mondo
come uno che si svegli da un gran sonno.

-- Quello che vedi è tuo -- gli disse Dio --
e lo potrai sfruttare come ti pare:
ti do tutta la Terra e tutto il Mare,
meno che il Cielo, perché quello è mio...
-- Peccato! -- disse Adamo -- È tanto bello...
Perché non mi regali anche quello?

Trilussa

Barcelona 2009

LA NOTIZIA


Il maestro Arturo Saracino, di 37 anni, già nel fulgore della fama, stava dirigendo al teatro Argentina la ottava Sinfonia di Brahms in la maggiore, op. 137, e aveva ap-pena attaccato l'ultimo tempo, il glorioso «allegro appassionato». Egli dunque filava via sull'iniziale esposizione del tema, quella specie di monologo liscio, ostinato e in ve-rità un po' lungo, col quale tuttavia si concentra a poco a poco la carica potente di ispirazione che esploderà verso la fine, e chi ascolta non lo sa ma lui, Saracino, e tutti quelli dell'orchestra lo sapevano e perciò stavano godendo, cullati sull'onda dei violini, quella lieta e ingannevole vigilia del prodigio che fra poco avrebbe trascinato loro, esecutori, e l'intero teatro, in un meraviglioso vortice di gioia (continua)


Dino Buzzati (Sessanta Racconti)


Barcelona 2009

Il regime militare del partito dell'amore


"Se la politica italiana fosse un film, questo inizio di 2010 lo intitolerei Le conseguenze dell’amore. Il regime c’è da tempo. Ma ora si sta consolidando e inasprendo alla maniera classica dei totalitarismi: introducendo nella politica la categoria del sentimento per cancellare qualunque normalità democratica, qualunque ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione, fra governo e poteri di controllo e di garanzia. Il Capo pretende di essere amato, anzi adorato e, dopo l’attentato di Piazza Duomo, gioca sui sentimenti dei cittadini per ricattarli: ‘Chi non è con me è contro di me. Chi non mi adora mi odia’". Barbara Spinelli non si è mai sottratta alle regole ferree del dizionario: ha sempre chiamato "regime" il berlusconismo. Ma ora vede un’altra svolta, una cesura estrema, un salto in avanti verso il baratro.
Qual è precisamente questa svolta di regime nel regime? (continua)

Primo Piano | Marco Travaglio Da Il Fatto Quotidiano dell'8 gennaio

venerdì 8 gennaio 2010

Luminosità

Controra


Sono le tre di un pomeriggio d’estate. Il sole è impietoso. L’ombra non esiste o forse è solo un’illusione ottica, dal momento che non provo alcun sollievo nemmeno a restare seduto sotto un ombrellone degli chalet a Mergellina. A Napoli si chiama «controra». Il termine sta a indicare che si tratta di un’ora contraria, cioè di un’ora che dovrebbe essere vissuta come un’ora della notte: a letto e nel buio di una stanza. L’orario unico è stato inventato nei paesi senza sole. Sono con un collega di Milano e ci stiamo riposando da un’eccellente colazione consumata a «Vini e Cucina», la famosa trattoria della signora che sta di fronte alla stazione di Mergellina. La signora ci ha preparato una cosa semplice, e durante il pranzo ha ritenuto suo dovere riempire di male parole il mio povero amico, reo di essere milanese e quindi probabile tifoso interista. Inutilmente il mio amico ha fatto presente che lui nella sua vita non era mai andato a vedere una partita di calcio; niente da fare: la signora ha continuato imperterrita a fare apprezzamenti sulla sua persona, sul fatto che parlava con l’erre moscia e sulla sua presumibile scarsa virilità, ha quindi esteso tali dubbi a tutti gli uomini milanesi ed in particolare ad Helenio Herrera, ex allenatore dell’Inter, ed infine ha tenuto una filippica contro Garibaldi, colpevole di aver unificato l’Italia allo scopo d’impedire al Napoli di vincere tutti gli anni lo scudetto del Regno delle Due Sicilie (continua)

Luciano De Crescenzo (Così parlò Bellavista - Arnoldo Mondadori Editore)


Gioco di specchi: realtà riflesse

II popolo sovrano


La nuova destra ha una grande passione: il popolo sovrano. Da quando ha scoperto il 27 marzo 1994 che con il sistema elettorale maggioritario basta il 45 per cento dei voti per aggiudicarsi il potere, tutto il potere (povero Enrico Berlinguer che non si fidava neanche del 51) non conosce altro Dio che il suffra­gio universale, il ricorso al «popolo sovrano» il qua­le, sin dalle più remote età, com'è risaputo, può esse­re il fondamento insostituibile della democrazia quanto la sua mistificazione, la fonte di tutte le li­bertà quanto «la presa in giro di una scheda dentro la scatola-urna ogni cinque anni e poi per i cinque seguenti la voce dei padroni dalla scatola-televisione». O per dirla con uno dei padri della democrazia europea, Jean-Jacques Rousseau, il popolo «pensa di essere libero, ma si inganna gravemente; non lo è che durante le elezioni dei membri del parlamento: ap­pena questi sono eletti, esso è schiavo». Esaltare la democrazia del voto mantenendo la tirannia ammi­nistrativa equivale a trattare i cittadini come asini con il bastone e la carota. Liberi per un giorno e poi sotto tutela dei loro eletti, essi tendono a disinteres­sarsi della cosa pubblica, a non pensare, a non sce­gliere. E infatti alla destra piace dare il falso potere di decidere sui massimi sistemi con scelte referenda­rie o plebiscitarie, ma impedire di intervenire nell'amministrazione. Esempio: far approvare rifor­me generali del sistema fiscale lasciandolo però affi­dato ai burocrati e alle polizie legate ai potenti. Il po­polo sovrano va felice al gran giorno delle elezioni e dà mandato agli eletti di realizzare i suoi desideri: meno tasse, meno servizio militare, maggiori diritti, maggiori libertà, maggiori stipendi. Poi gli eletti che non possono essere competenti in tutte le materie si servono di esperti, cioè di persone non elette dal po­polo sovrano ma di solito vicine agli interessi e ai privilegi costituiti che di rado coincidono con i desi­deri del popolo. Chiamasi questo tipo di democrazia «dispotismo elettorale» (continua)


Giorgio Bocca (Il Filo Nero - 1995 - Arnoldo Mondadori Editore)


Vota Democrazia Proletaria

Gli alibi della sinistra


La storia degli ultimi vent'anni è stata fatta dalla destra, ma ha dato ragione alla sinistra. Con un briciolo di onestà intellettuale, gli ideologi della destra neoliberista oggi dovrebbero scrivere un biglietto di scuse al mondo e suicidarsi, o almeno ritirarsi in un convento. Non ne hanno azzeccata una. La crisi economica e quella ambientale, il fallimento militare in Iraq e Afganistan, gli sconquassi della globalizzazione selvaggia ed il tramonto definitivo dell'idea di un mondo governato unilateralmente dalla potenza americana, tutti questi fatti hanno sgomberato il campo una volta per tutte dalle cianfrusaglie teoriche dei neoconservatori. Quelli per cui la storia era finita con il trionfo planetario del liberismo. Avevano ragione su tutta la linea i movimenti della sinistra, il pacifismo, l'ambientalismo, i no global. Ora, la domanda da un milione di dollari sulla quale si arrovellano le migliori menti del riformismo è la seguente: se la destra ha avuto torto e la sinistra ragione, perchè nella crisi i partiti di sinistra perdono consensi? Ma la risposta è banale: perchè la sinistra in questi vent'anni non ha mai fatto la sinistra. Ha imitato la destra. Si è proposta di fare lo stesso lavoro del liberismo, ma in maniera più intelligente e moderata, promettendo di applicare le ricette conservatrici con un grado inferiore di conflitto sociale. Abbiamo assistito ad una sinistra imitativa dell'avversario, in quasi tutto l'Occidente (continua)

Curzio Maltese (La bolla - La pericolosa fine del sogno berlusconiano - Serie Bianca Feltrinelli)

Abatjour

Benvenuto figlio unico!


Ormai è di moda salutare i figli appena nati addobbando la casa, all'esterno, con striscioni, manifesti, nastri azzurri o rosa - dipende dal genere del neonato. E a volte con ornamenti più impegnativi. Intrecciando le piante davanti all'abitazione con fili di luce intermittente. O con altre decorazioni, che manco a Natale ...
"Benvenuto Pietro" (oppure Agata, Dario, Samuele, Greta, Mattia, Sofia, Francesco). Così che tutti sappiano. Che è arrivato il figlio/la figlia tanto atteso/attesa. Dai genitori, dai nonni, dagli zii. Non è il "figliol prodigo", che torna dopo aver dissipato tutto. Accolto con gioia dal padre "misericordioso", che per festeggiarlo fa uccidere il vitello grasso. No, gli annunci e i festoni non salutano il ritorno, ma l'arrivo di "un" figlio. Forse il primo. Forse l'unico. E i genitori, per questo, ci tengono ad annunciarlo al mondo.
Almeno: alle persone e alle famiglie che abitano intorno a loro. E che, nella gran parte, non conoscono. Perché i nuovi quartieri sono affollati da estranei. Così capita sempre più spesso di imbattersi in una bifamiliare imbandierata che celebra l'arrivo di Tito, Giorgia, Marco, Camilla, Matteo. Figli primogeniti e unici di genitori entusiasti di comunicare a tutti - persone note e sconosciute - la loro gioia. Perché il loro Signore: è nato. Difficile immaginare un atteggiamento simile a casa dei miei nonni quando "arrivarono" i miei genitori. Negli anni Venti del secolo scorso. Mia madre: settima di nove figli. Mio padre: sesto di otto (continua)

Ilvo Diamanti (La Repubblica - 30 dicembre 2009)


Bricolage del cucito e più

Diavolo


Esistono gli angeli ed esiste anche il Demonio. Non si sa se è quello rappresentato dalle allucinazioni di Hieronymus Bosch; se ha il piede di capra, il forcone, le corna, la coda del drago come nelle illustrazioni popolari e se sparge attomo a sé un odore nauseante di zolfo. La sua presenza l'ha confermata anche il papa. Sembra che Bologna, secondo la rivista dei Padri Dehoniani, sia la sua residenza privilegiata: è qui che ha sede la compagnia dei Bambini di Satana Luciferiani, che conta alrneno duecento adepti. Ha detto il cardinale Biffi: E’ lui il responsabile di tutti i mali (continua)

Enzo Biagi (I come Italiani)

Simboli e potere

Essere o non essere questo è il problema...


“Io sono il pallido prence danese,
che parla solo, che veste a nero.
Che si diverte nelle contese,
che per diporto va al cimitero.
Se giuoco a carte fo il solitario
suono ad orecchio tutta la Jone.
Per far qualcosa di ameno e gaio
col babbo morto fo colazione.
Gustavo Modena, Rossi, Salvini
stanchi di amare la bionda Ofelia
forse sul serio o forse per celia
mi han detto vattene, con Petrolini, dei salamini.
Il gallo canta. Il padre mio ha fatto l'uovo. È là, mi si presenta sotto le spoglie di un
fantasma. Ma di ben so fantasma non hai mai preso qualche equivoco in tempo di vita
tua? Lo so ti fu inoculato il veleno in un orecchio. Ha il cimiero alzato, grida vendetta,
sarai vendicato! sarai vendicato!
Della defunta madre incestuosa,
spesso, fremente, pulso l'avello.
Buongiorno mamma, che fa? Riposa.
Perché la uccisi, prese cappello
Essere o non essere questo è il problema... e pensare che metà dell'umanità ha passato la
vita a studiare queste parole. Essere o non essere... (continua)

Ettore Petrolini (Il teatro - Newton Compton, Roma 1993)

Barcellona 2009

Passaparola: Più dell'inciucio potè D'Alema (parte 1 e 2)


Uno di questi, protagonista dell’inciucio prossimo venturo, anzi in pieno corso con il Partito dell’Amore è Massimo D’Alema. Massimo D’Alema ormai non riesce più a nascondere neanche per trenta secondi quello che vuole fare, perché è arrivato a un tale livello di inciucismo che gli scappano gli inciuci anche senza volerlo e quindi l’altro giorno, quando una giornalista gli ha chiesto se siamo nuovamente in clima di inciucio, lui ha risposto “ beh, insomma, gli inciuci non sono mica sempre stati soltanto delle cose negative: per esempio, Togliatti ne fece di positivi, perché a volte gli inciuci servono”.

In realtà quello che serve ogni tanto è qualche compromesso, possibilmente non al ribasso, ma al rialzo, in nome di valori e infatti D’Alema si riferiva al compromesso fatto da Togliatti con il mondo cattolico al tempo del concordato, anzi della conferma del concordato di Mussolini, che fu inserito nella Costituzione italiana, d’accordo con i comunisti: una scelta che si può discutere, io per esempio sono contrario ai concordati e sono per il principio cavouriano, libera chiesa e libero Stato, senza che ci siano particolari accordi né privilegi tra il potere temporale della chiesa e lo Stato italiano, ma insomma questo non era certamente un inciucio che salvava gli interessi di bottega di qualcuno, l’accordo tra comunisti e cattolici a proposito dei rapporti tra Stato e chiesa. Quello di cui stiamo parlando oggi non c’entra niente con i principi, non c’entra niente con la religione, non c’entra niente con le idee: c’entra con la bottega, la solita o le solite, perché qualcuno un giorno o l’altro magari ci spiegherà che cosa ci guadagna la bottega del centrosinistra a darle tutte vinte a Berlusconi.D’Alema poi, dato che ormai è regolarmente il primo sospettato di ogni inciucio e ci mancherebbe altro, se ne è uscito, in un’intervista, in una chiacchierata con il vicedirettore de L’Unità, con questa frase: “ quali sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”, evidentemente ha un principio di Alzheimer, speriamo di no! Non si ricorda più quello che ha fatto fino a poco prima e allora questa rubrica, questo Passaparola è felice di rinfrescare la memoria sbiadita e annebbiata di Massimo D’Alema (continua)

Marco Travaglio (Passaparola del 28 dicembre 2009 - Passaparola del 4 gennaio 2009)