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domenica 6 luglio 2014

LA ‘NDRANGHETA NATA AL NORD CHE NESSUNO VOLEVA VEDERE

 
La ‘ndrangheta comanda al nord. È una sentenza storica questa della Cassazione che conferma le condanne e tutto l’impianto accusatorio del processo Infinito. Quando ne parlai, in prima serata tv, nel novembre del 2010, su Raitre (foto in alto), le mie accuse generarono una reazione incredibile. Raccontare come la ‘ndrangheta comandasse nel nord Italia sembrò un’accusa insopportabile: ancor più, svelare che la criminalità interloquiva con tutti i poteri politici. Una bestemmia, per di più pronunciata all’ora di cena in tv, nella casa di ogni italiano.
Quando, poi, l’inchiesta smentì la diversità della Lega, che anzi era spesso complice o nel silenzio o nella connivenza — come si vedrà con il caso Belsito anni dopo — la scoperta scatenò tutti i pretoriani del governo Berlusconi — e un impegno diretto dell’allora ministro dell’Interno (continua)

 

domenica 7 luglio 2013

Fuori i bulli dal nostro Twitter


È nato un nuovo diritto. Il diritto ai social network. Il diritto di poter avere un account, di poter postare, leggere e commentare. In paesi come la Cina, Cuba, la Corea del Nord, l'Iran l'accesso ai social network è vincolato o persino negato. Spesso può avvenire solo in forme clandestine. I regimi che hanno represso le primavere arabe vietavano i social network che, in quel contesto, sono diventati vettori di informazioni necessarie alle proteste e simboli di una rinascita democratica (continua)

Roberto Saviano 

mercoledì 24 ottobre 2012

Mafie, i padroni della crisi Perché i boss non fanno crac


I capitali mafiosi stanno traendo profitto dalla crisi economica europea e, più in generale, dalla crisi economica dell'Occidente, per infiltrare in maniera capillare l'economia legale. Eppure i capitali mafiosi non sono solo l'effetto della crisi globale, ma anche e soprattutto la causa, perché presenti nei flussi economici sin dalle origini di questa crisi. Nel dicembre 2009, il responsabile dell'Ufficio Droga e Crimine dell'Onu, Antonio Maria Costa, rivelò di avere le prove che i guadagni delle organizzazioni criminali fossero l'unico capitale d'investimento liquido che alcune banche avevano avuto a disposizione durante la crisi del 2008 per evitare il collasso (continua)


domenica 26 agosto 2012

Quegli altari nelle vie di Gomorra lumini e fiori per vittime e carnefici


Sono templi cristiani e insieme pagani. Celebrano tradizione religiosa e ricerca di fortuna, omaggio ai defunti e invocazione alla sorte. Sono le edicole votive di Napoli, le più belle del mondo. Nate nei secoli senza chiedere permesso: una grazia ricevuta o un omaggio alla Madonna erano sufficienti. La più bella di tutte, per quanto mi riguarda, è quella di Porta San Gennaro dipinta da Mattia Preti. Ma una delle più fotografate dai turisti è quella di Piazza Nilo dedicata a Diego Armando Maradona con il suo capello rigorosamente considerato "originale". Chi è cresciuto nei vicoli napoletani è abituato a vedere questa sorta di piccole grotte o di piccoli altari che accolgono delle statuine, i "gessetti" - così vengono chiamati - come se fossero pastori da presepe, per metà avvolti sino alla vita nelle fiamme. Sono le anime del purgatorio (continua)


Roberto Saviano (La Repubblica - 12 agosto 2012)


venerdì 13 gennaio 2012

Il patto scellerato


Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, trattenga ancora il fiato. Non creda che questa congiura dell'omertà che si è frapposta tra lei e le richieste della magistratura, possa sottrarla dal dovere di rispondere di anni di potere politico esercitato in uno dei territori più corrotti del mondo occidentale. Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, perché quel fiato non dovrà usarlo solo per rispondere ai giudici. Il fiato che risparmierà lo deve usare per rispondere a chi ha visto come lei ha amministrato - e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibile - la provincia di Caserta, plasmando una forma di contiguità, i tribunali diranno se giudiziaria ma sicuramente culturale, con la camorra (
continua)

Roberto Saviano (La Repubblica - 13 gennaio 2012)

martedì 14 dicembre 2010

Il pericolo di leggere


Scrivere, in questi anni, mi ha dato la possibilità di esistere. Articoli e reportage. Racconti e editoriali. Un lavoro che per me non è stato semplicemente un lavoro. Ha coinciso con la mia vita stessa. Se qualcuno ha sperato che vivere in una situazione difficilissima potesse indurmi a nascondere le mie parole, ha sbagliato. Non le ho nascoste, non le ho perdute. Ma questo ha coinciso anche con una lotta, una lotta quotidiana, un corpo a corpo silenzioso, come un combattimento ombra. Scrivere, non fare a meno delle mie parole, ha significato non pendermi. Non darmi per vinto. Non disperare.
Ho scritto in una decina di case diverse, nessuna abitata per più di qualche mese. Tutte piccole o piccolissime, tutte, ma proprio tutte, dannatamente buie. Le avrei volute più spaziose, più luminose, volevo almeno un balcone, un terrazzo: lo desideravo come un tempo avrei desiderato viaggi, orizzonti lontani (continua)

Roberto Saviano (La bellezza e l'inferno - scritti 2004/2009 - Mondadori)

lunedì 19 aprile 2010

LA LETTERA: "Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai"


Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di "supporto promozionale alle cosche". Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d'Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt'ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare (continua)

Roberto Saviano (La repubblica 17 aprile 2010)

venerdì 2 aprile 2010

Quanto vale internet - Internet visto da Saviano


E’ stato varato ieri
(16 marzo 2010) robertosaviano.it, il nuovo sito dell’autore di Gomorra. Sul sito sono state implementate alcune funzioni: dalle gallerie di foto alle iniziative che ruotano intorno allo scrittore; dagli archivi "dei suoi ritrattisti più affezionati" pubblicati su Flickr, ai brani musicali che gli sono stati dedicati. Per l’occasione Roberto ha pubblicato online una nota con la sua visione e la sua esperienza della Rete: "La connessione Internet. È questa la prima cosa che cerco quando entro in una stanza d’albergo o quando entro in quella che so già sarà la mia casa per pochi giorni" le parole dello scrittore (continua)

Federico Mello (Da il Fatto Quotidiano del 17 marzo 2010) -
Roberto Saviano

martedì 6 ottobre 2009

Cosa vuol dire libertà di stampa


MOLTI si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran. Ma oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento. Oggi, chiunque decida di prendere una posizione sa che potrà avere contro non un'opinione opposta, ma una campagna che mira al discredito totale di chi la esprime. E persino coloro che hanno firmato un appello per la libertà di informazione devono mettere in conto che già soltanto questo gesto potrebbe avere ripercussioni. Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni. Libertà di stampa significa libertà di non avere la vita distrutta, di non dover dare le dimissioni, di non veder da un giorno all'altro troncato un percorso professionale per un atto di parola (continua)

Roberto Saviano (La Repubblica - 2 ottobre 2009)

sabato 19 settembre 2009

Coraggio e solitudine sul ring; il riscatto dei ragazzi del Sud

Le regole del pugilato sono incompatibili con quelle dei clan: uno contro uno, faccia a faccia, la fatica dell'allenamento e il rispetto della sconfitta.
QUI AL FORUM di Assago tutto il chiasso della politica e degli scandali sembra star lontano. Qui sembra essere un'altra dimensione. Qui ci sono i campionati del mondo di boxe. E ora siamo Campioni del mondo. Due pugili, uno di Marcianise, l'altro di Cinisello Balsamo (ma di genitori lucani) sembrano aver risollevato con le loro mani la dignità e l'onore di un paese. Nello spazio del ring, in uno stadio semivuoto di periferia, Domenico Valentino e Roberto Cammarelle, campioni del mondo peso leggero il primo e supermassimo il secondo, hanno mostrato che disciplina, lavoro, impegno e una ossessiva passione possono portare ai massimi traguardi. Anni passati a modellare il sacco, a guardarti allo specchio, a disciplinare te stesso, "Sono anni che non vedo mai la notte, vado a dormire di sera, alle 22 al massimo", dice il campione del mondo Domenico Valentino, il re di Marcianise, il più forte peso leggero in circolazione in questo momento. Il più elegante e dinamico che abbia mai visto in vita mia (continua)


Roberto Saviano (La Repubblica - 13 settembre 2009)


lunedì 27 ottobre 2008

L' uomo della legge nella terra dei boss

Qualche volta, quando non ne posso più della mia vita blindata, sento Raffaele Cantone perché vive costantemente sotto scorta non da due anni, ma da molti di più. Cantone ha scritto un libro che racconta il suo periodo alla Dda di Napoli, intitolato Solo per giustizia. Diviene magistrato quasi per caso, dopo aver cominciato a fare pratica come avvocato penalista. Diviene magistrato per amore del diritto. Ed è proprio quel percorso che lo porta a divenire un nemico giurato dei clan. Non lo muove nessuna idea di redimere il mondo, nessuna vocazione missionaria a voler estirpare il cancro della criminalità organizzata. Lo guidano invece la conoscenza del diritto, la volontà di far bene il proprio lavoro, e anche il desiderio di capire un fenomeno vicino al quale era cresciuto. A Giugliano. Un territorio attraversato da guerre di camorra che ricorda sin da quando era ragazzo. (continua)

Roberto Saviano (
La Repubblica — 26 ottobre 2008 pagina 34 sezione: DOMENICALE)



sabato 19 luglio 2008

La criminalità non è il pote­re, ma uno dei poteri.

La dittatura di un uomo nei clan è sempre a breve termine, se il potere di un boss durasse a lungo farebbe levitare i prezzi, inizierebbe a monopolizzare i mercati irrigi­dendoli, investirebbe sempre negli stessi spazi di mercato non esplorandone di nuovi. Invece che divenire un valore aggiunto all'economia criminale diverrebbe ostacolo agli af­fari. E allora appena un boss raggiunge il potere, dopo poco emergeranno nuove figure pronte a prenderne il posto con la volontà di espandersi e camminare sulle spalle dei giganti che loro stessi hanno contribuito a creare. Lo ricordava sem­pre uno dei più attenti osservatori delle dinamiche di potere, il giornalista Riccardo Orioles: «La criminalità non è il pote­re, ma uno dei poteri». Non ci sarà mai un boss che vuole se­dere al governo. Se la camorra fosse tutto il potere non ci sa­rebbe il suo business che risulta essenziale nel meccanismo dello scalino legale e illegale. In questo senso ogni arresto, ogni maxiprocesso, sembra piuttosto un modo per avvicen­dare capi, per interrompere fasi, piuttosto che un'azione ca­pace di distruggere un sistema di cose.

Da «Gomorra» di Roberto Saviano - Ed. 2006 - Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.