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lunedì 9 febbraio 2015

"Ciccio" Callari


Professore di matematica e fisica, portava sempre i capelli cortissimi - diceva lui tagliati all’Umberto - e ostentava con fierezza la insita peculiarità d’igiene: “così alla mattina in unico colpo ognuno può procedere al lavaggio non solo del viso ma anche della testa”.
Fu il terrore di noi giovani alunni nei primi due anni di ragioneria. A quel tempo, severissimo e autoritario, non tollerava alcuna trasgressione e - nei frequenti casi di rigore – affibbiava a più non posso convocazione di genitori, magari con sospensioni (continua)

Essec 
 

martedì 27 gennaio 2015

Risparmi, regole e ragione

 
Mi confortava la frase incorniciata e collocata in bella evidenza sulla parete dietro la sua scrivania. 
Mi faceva superare anche l’istintiva diffidenza che provo quando qualcuno  per venderti qualcosa - sia esso un tappeto o, come in quel caso,  prodotti finanziari - trasforma tutti i tuoi molteplici dubbi  in poche e granitiche certezze, guarda caso sempre foriere di risvolti positivi (continua)
 
 P.T.     

domenica 12 ottobre 2014

“Vi presento il grande frocione”

 
C’è modo e modo di attuare il proprio ruolo di insegnante ed ogni allievo, nel tempo, ne conserverà sicuramente la valenza, non solo in relazione ai ricordi ed alle concettualizzazioni di fondo che avrà assimilato ma, soprattutto, in funzione della originalità ed efficacia dei tempi e dei modi prescelti dal docente di turno.
Una mattina il mitico professore Antonio Billeci, iniziando la sua ora di lezione di ragioneria, disegnò alla lavagna un grandissimo rubinetto da cui sgorgavano al posto dell’acqua una serie di conti e sottoconti economici, sotto un grande colapasta che setacciava il tutto (continua)

Essec

sabato 31 dicembre 2011

“Leghista ante litteram”


Agli inizi degli anni ottanta lavoravo a Ravenna e qui c’era un collega di mezz’età, dai capelli rossicci, che quando m’incontrava esternava sempre considerazioni contro i terroni, le più svariate, camuffandole talvolta a mò di battuta in presenza di altri colleghi indigeni. Dopo qualche tempo constatai che veramente si trattava di un bonario “leghista ante litteram”. Un’altra sua abitudine era quella di raccontarmi delle barzellette - sempre a sfondo razzista - e la cosa che lo lasciava esterrefatto era che, se la barzelletta era buona, io reagivo ridendo di cuore. Capitò che arrivò, finalmente per me, il sospirato trasferimento in Sicilia e mi accinsi ai saluti di commiato. Lui mi affrontò in modo serio dicendomi: “in tutto questo periodo tu mi hai preso per il c…, in fondo non sei un meridionale puro, sicuramente qualcuno dei tuoi antenati non era del sud d’Italia”; gli assicurai che si sbagliava, ma sapevo che in cuor suo restava fortemente convinto della sua ragione.

sc

lunedì 28 novembre 2011

Metinculi e Pianculi



Giacomo P. di Calatafini trasferitosi da Milano aveva una visione pragmatica della vita, era fortemente individualista e scarsamente propenso a gesti di generosità. Lui improntava il suo modo di essere nella convinzione che il genere umano sostanzialmente si dividesse in due categorie: i “pianculi” e i “metinculi”.
Le due specie, ben nette e fatali, prescindevano non solo da culture politiche e da credenze religiose ma anche da appartenenze di ceto o da qualsivoglia allocazione sociale.
In pratica per lui eravamo tutti dei predestinati: i “pianculi” era la massa di tutti coloro che, indipendentemente dalle loro intenzioni, erano destinati a prendersela sempre e comunque nel c…, i “metinculi”, che erano spesso facilmente riconoscibili nella classe dominante, erano tutti quelli che sistematicamente si comportavano in modo che solo gli altri la prendessero sempre nel c….
Seguendo questi suoi principi Giacomo P. di Calatafimi andò sempre per la sua strada, impermeabile a qualunque coinvolgimento emotivo. Lui comunque si mantenne sempre in un equilibrio “autarchico” sufficiente ad evitargli di ritrovarsi nella triste massa dell’umanità soccombente.
Penso che tuttora sia rimasto indenne o almeno, ad oggi, non mi risultano ravvedimenti e, men che meno, smentite.
sc

giovedì 30 giugno 2011

Chopin e i piani ispettivi


Chopin era il nome di un amabile yorkshire che il Caposervizio era avvezzo portare con se anche a lavoro. Di regola l’educatissimo cagnolino usava accovacciarsi in un lato della scrivania, magari al calduccio, quasi sempre nel contenitore di documenti e dei tanti rapporti in corso di definizione. Presenziava sornione ai colloqui pre e post ispettivi ed a tutte le convocazioni routinarie del reparto; in genere sembrava assente, ma ogni tanto gli vedevi aprire un occhietto, quasi avesse avuto contezza della delicatezza dell’argomento, altre volte si metteva a scodinzolare irrequieto in quel suo spazio privilegiato confondendo un pò le carte. Era diventato talmente famoso e considerato uno dei nostri che, quando venivano resi pubblici i gruppi ispettivi annuali, a qualcuno che restava insoddisfatto gli sentivi dire stizzito: “questa è stata opera di Chopin”.
sc

“fortuna vostra che di nome faccio pure salvatore”


Premesso che equilibrio e onestà intellettuale sono gli elementi base per coloro che, preposti a verifiche e controlli, sono poi chiamati a redigere rapporti ispettivi vincolanti, un aneddoto che ricordo volentieri e che talvolta rispolvero per suscitare un po’ di sana ilarità è quello di quel vicedirettore calabrese che rappresentava sostanzialmente l’anima della banca in quel momento oggetto d’ispezione. Dopo qualche mese, un po’ disperato per il giudizio ampiamente negativo che si andava sempre più delineando per la sua azienda, venne a cercarmi per dirmi: “e pensare che di cognome fa clemente”; senza battere ciglio ebbi a rispondergli: “fortuna vostra che di nome faccio pure salvatore”.

sc


martedì 31 marzo 2009

Aneddoti

Dopo aver assistito ad un concerto diretto da Claudio Abbado, Castro ha chiesto incuriosito al maestro come mai si fosse rivolto “con maggiore insistenza verso i suonatori di sinistra piuttosto che a quelli di destra”.

A un giornalista che le chiedeva un giudizio sui ministri del suo governo, Margaret Thatcher rispose: “Non m’importa quanto a lungo parlino: mi basta che facciano quello che dico io”.

“La gente non ha memoria” fu detto, un giorno, a Dumas Figlio. “Per fortuna!” rispose lo scrittore. “Se il mondo non dimenticasse, non gli resterebbe che finire, perché credo veramente che sarebbe già stato detto tutto”.

“Non bisogna confondere lo statista con il politico” affermò il presidente francese Pompidou. “Il primo è un politico che si pone al servizio del suo Paese. L’altro è uno statista che pone il Paese al suo servizio”.

giovedì 28 agosto 2008

Yuan An Gao Wo

L'umorismo, l'arguzia e la ricchezza del linguaggio pechinese che si esprime nei nomi dei vicoli antichi è troppo speciale per privare il lettore del piacere di una traduzione.
Letteralmente il nome completo del vivolo "Yuan An Gao Wo" significa: "disteso nel letto con coraggio morale ma a stomaco vuoto".
Nasce da un aneddoto popolare su un certo Yuan An vissuto durante la dinastia Dong Jin (317-420 d.C.).
Un inverno la città venne sommersa da una nevicata di dimensioni eccezionali e la gente del popolo fu costretta a uscire di casa per elemosinare un pò di cibo. Yuan An rimase a letto perchè preferiva morire di fame piuttosto che umiliarsi a chiedere la carità.
Generazioni successive si tramandarono la memoria di Yuan An elogiandone la tempra non senza una punta di ironia e crearono l'espressione "Yuan An che rimase a letto con coraggio morale (ma senza cibo)".


da "L'ombra di Mao" di Federico Rampini - Aroldo Mondadori Editore - 2006

venerdì 11 luglio 2008

Simbolismo: maggiore o minore di, ovvero ">" "<"


Quando andavo a scuola c'era un compagno che confondeva sistematicamente i simboli maggiore e minore (> <), quindi in tutte le questioni che implicavano l'utilizzo di tali segni incorreva in errori concettuali sostanziali. Un giorno l'eccellente e mitico professore di ragioneria (Antonio Billeci) per eliminare alla radice il problema improvvisò una spiegazione per tutta la classe, che a distanza di oltre quaranta anni ricordo ancora. Disse: "i simboli di maggiore e di minore devono intendersi come le gambe di una puttana, perchè si aprono sempre verso chi offre di più". Da quel giorno nessuno in quella classe sbagliò più nell'utilizzo del concetto matematico di ">" e "<".