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giovedì 9 gennaio 2014

Valori, laicità, identità


Che cosa accade quando la politica incontra fini non negoziabili, si inoltra sul terreno dell’eticamente sensibile, affronta materie che si vorrebbero indecidibili, deve fare i conti con innovazioni scientifiche e tecnologiche che ci portano verso i territori del post-umano? Si tratta di sfide anche inedite, di questioni alle quali non si può dare risposte fermandosi alle contingenze, che non interrogano soltanto singoli partiti o gruppi, ma riguardano appunto la politica in quanto tale, nel suo modo d’essere, nel suo rapporto con la società. Qui è il nucleo del tema dei valori, non soltanto in Italia, anche se proprio in Italia esso assume caratteristiche culturali e politiche assai particolari, che danno vita ad una anomalia che dev’essere rimossa (continua)

 Stefano Rodotà (15 gennaio 2007) 


 

martedì 23 aprile 2013

Rodotà: "Sono e resto un uomo di sinistra"


"Caro direttore, 
non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l'articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all'interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice "non c'è problema ", non gira la testa dall'altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com'è andata concretamente a finire" (continua)
"F.to Stefano Rodotà."

 (La Repubblica - 22 aprile 2013)

lunedì 7 settembre 2009

L'APPELLO DEI TRE GIURISTI


L’attacco a "Repubblica", di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle (continua)


Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky (Appello: Vai alle firme)