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lunedì 28 ottobre 2013

La quercia del Tasso

Quell’antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.
Anche a quei tempi la chiamavano così.
Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.
Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi (continua)

Achille Campanile

martedì 22 giugno 2010

L'Inventore del cavallo


Accademia di Immortali - Libroni e polvere - In fondo, una finestra. Gli Accademici sono seduti sui loro scrannoni.

All'alzarsi del sipario sono in iscena il Presi­dente, il Clinico, l'Enciclopedica, lo Scienziato e il Poeta.

Entra subito il Segretario perpetuo, sorretto dall'Usciere che porta con fatica il registro dei verbali.

Presidente (scampanella) Segretario perpetuo, date lettura dell'ordine del giorno.

Segretario (prende posto e legge con voce d'oltre tomba) Ordine del giorno della seduta straordi­naria dell'Accademia di Scienze, Lettere ed Arti: ricevimento e nomina ad Accademico onorario del professor Bolibine, inventore del cavallo. Presentazione ai membri dell'Accademia e di­scorso illustrativo del professor Bolibine sul­l'invenzione del cavallo.

Presidente (scampanella e s'alza) Illustri colleghi! Tra poco sarà in mezzo a noi l'illustre profes­sor Bolibine, che, con la preziosa invenzione del cavallo, ha dato nuovo lustro a tutto il mondo civile, rendendo un inestimabile servizio alla causa del progresso che noi tutti serviamo (continua)

Achille Campanile

giovedì 8 aprile 2010

IL SUICIDA GENTILE


Personaggi: LUI, LEI, UOMO

(In una strada solitaria. Lui e lei, passando, vedono l’uomo che si punta la rivoltella alla tempia).

LEI - Guarda: un uomo che sta per tirarsi un colpo di rivoltella!
LUI - (All’uomo) - Che fa, sciagurato?
UOMO - Non vede? Mi uccido.
LEI - Non faccia pazzie, ci pensi bene, prima.
UOMO - Ci ho pensato molto, e la mia decisione è irrevocabile. M’uccido per amore.
LUI - Per amore? E’ mai possibile uccidersi per l’amore, che è il sentimento della felicità?
UOMO - Ragazzo! Che sai tu dell’amore! Lasciami morire!
LEI - Per carità, signore, non lo faccia. Pensi che la vita è bella, che le strade del mondo sono piene di donne e che il tempo risana qualunque ferita.
UOMO - Tutto è vano, signora. Io non torno sulle mie decisioni (continua)

Achille Campanile

venerdì 2 aprile 2010

DRAMMA DI MEZZANOTTE


Personaggi: IL PENSATORE, LA SUA FIDANZATA

L’orologio della torre batte dodici rintocchi. Nella notturna penombra d’una via solitaria sotto la luna, IL PENSATORE e LA SUA FIDANZATA, i quali stavano baciandosi, all’ultimo rintocco si staccano precipi­to­samente. (Tutta la scena con sottofondo musicale)

LEI (atterrita) Mezzanotte!

LUI Mezzanotte di ieri o di domani, amore?

LEI Come sarebbe a dire? Mezzanotte di oggi.

LUI No, tesoro. La mezzanotte non è mai di oggi, perché sta proprio in mezzo fra ieri e domani. Infatti a mezzanotte l’oggi diventa ieri e il domani diventa oggi, ma non è più ieri e non è ancora domani; e tanto meno è oggi, perché la mezzanotte sta precisamente fra due oggi, dei quali però uno è ormai ieri e l’altro non è ancora domani.

LEI Taci, amore, mi farai diventare pazza. Già, è vero, non lo so mica se la mezzanotte di oggi sia quella di ieri, o quella di domani.

LUI E non si saprà mai, questa è la cosa atroce. Perché non si sa se il giorno comincia o finisce alla mezzanotte.

LEI Ne finisce uno e ne comincia un altro.

LUI Vedi, dunque, gioia, che la mezzanotte non potrà essere mai quella di oggi.

LEI E’ mezza di ieri e mezza di domani, ma nelle rispettive metà tanto ieri quando domani sono oggi.

LUI Ma sono rispettivamente ieri e domani e perciò non oggi.

LEI Cioè, quando ieri era oggi, l’oggi di oggi era domani.

LUI Precisamente, amor mio: l’ieri di ieri era ieri, quando l’oggi di oggi non era oggi; ma oggi che l’oggi è oggi, l’oggi di ieri è ieri (continua)

Achille Campanile


UN GENTILUOMO


Un salotto elegante. La marchesa è seduta in poltrona. Il conte le è vicino.


MARCHESA Sono molto preoccupata, conte!
CONTE Di che cosa, marchesa, se è lecito?
MARCHESA Conte occorre dirlo? Siamo soli in casa. Mio marito è in viaggio, la servitù è uscita…
CONTE Ebbene?
MARCHESA E voi siete un uomo.
CONTE E con questo?
MARCHESA Dio mio, conte, sembrate nato ieri. Soli in casa, io, una donna giovine e bella. Voi un uomo.
CONTE Si, ma dimenticate, marchesa, che sono anche un gentiluomo.
MARCHESA Non dico di no. Ma voi sapete come si dice, conte, l’occasione fa l’uomo ladro.
CONTE Marchesa, voi mi fate torto. Niente m’indurrebbe a venire meno ai miei doveri di gentiluomo, mancando al riguardo che vi è dovuto.
MARCHESA Bubbole, caro conte. Non mi fido.
CONTE Vi assicuro marchesa. Ve lo prometto.
MARCHESA Promesse da marinaio (continua)

Achille Campanile

lunedì 22 febbraio 2010

LA FUGA


E’ notte. Trinire di grilli, stormire di fronde. Una grande finestra aperta si staglia nel centro della scena. Giulio e Teresa tengono tra le mani un lenzuolo arrotolato. Si guardano intorno circospetti.

GIULIO Senti ancora qualche rumore?

TERESA Mi pare di sì.

GIULIO L’ora non è ancora giunta.

TERESA Sarà bene attendere ancora un poco.

GIULIO Dunque... dicevamo cinquemila al maître. E cinquemila al cameriere di tavola che è molto gentile.

TERESA Molto gentile, ma le pretende. Ieri ha trovato modo di farci sapere, senza darsene l’aria, quando è il suo giorno di libertà. Evidentemente, perché ci regoliamo in caso di partenza.

GIULIO E come aveva saputo? (continua)

Achille Campanile

La cura dell'uva


Voi adesso vorrete sapere se io faccio la cura dell'uva, come la faccio, quando la faccio e se non la faccio che cura fo. Ebbene, sì, la faccio. E con questo? Faccio anche la cura dei fichi, se volete saperlo. Io bado molto alla salute e non c'è cura che mi lasci sfuggire.
D'inverno fo la cura dei datteri, delle mele, fichi secchi, noci, arance. A primavera faccio la cura delle fragole; poi quella delle ciliegie, che anche mi fa molto bene. D'estate mi curo con le pesche, le albicocche, le susine. Faccio anche la cura dell'anguria, o cocomero, e ne risento notevoli benefici. Un mio amico, salutista accanito, la praticava in un modo eccessivo: mangiava tre o quattro angurie la mattina appena alzato.
Ma anche nelle cure non bisogna esagerare. Gli fecero male (continua)

Achille Campanile

lunedì 15 febbraio 2010

Il bacio


Strada solitaria, di sera. Arriva lentamente una coppia di innamorati che passeggiano. Si fermano.

Lui: Che sera d’incanto, che luna e che silenzio, in questa strada solitaria!
(fa per abbracciarla).

Lei: Non approfittarne. Potrebbe passare gente.

Lui: Non c’è nessuno. Un solo bacio, ti supplico. Uno di quei lunghi baci durante i quali le anime si fondono in un unico sospiro e quasi si desidera morire, lentamente, dolcemente, in una estasi di felicità. (l’abbraccia)

I due uniscono le loro bocche in un lungo bacio. Una breve pausa, durante la quale, mentre i due restano con le bocche unite nel lungo bacio, la luce diventa violetta e comincia un sottofondo musicale suggestivo: per esempio il Valzer lento di Moskowky; e contemporaneamente s’odono i pensieri dei due che le loro voci registrate dicono con altoparlante, acciocché non si confondano i discorsi. Naturalmente, s’immagina che nessuno dei due oda i pensieri dell’altro (continua)

Achille Campanile

mercoledì 27 gennaio 2010

IL BIGLIETTO DA VISITA


Personaggi: Pasini, Portiere d’albergo, Direttore


La hall di un albergo. Sono sufficienti alcuni elementi, un bancone dietro cui è appoggiato il Portiere ed un campanellino.


Pasini: (entrando con una valigia in mano e rivolgendosi al Portiere) M’annunci al Direttore (porge il biglietto da visita)

Portiere (prima piuttosto distratto, quasi sprezzante, poi si allarma vistosamente alla vista del biglietto) se vuole accomodarsi ed avere la compiacenza di attendere un istante, corro ad avvisare il Direttore (cerimonioso, corre ad avvertire il Direttore, sprecandosi in inchini)

Direttore (arriva trafelato assieme al Portiere, infilandosi la giacca, ha in mano il biglietto da visita, anche lui è molto ossequioso, fa un inchino esagerato) In cosa posso servirla, eccellenza?

Pasini: (modesto) non sono eccellenza

Direttore: ma sul biglietto è stampato S.E.

Pasini: beh, quelle sono semplicemente le iniziali del mio nome: Silvio Enea

Direttore: (leggermente smontato) bene Professore, dica pure

Pasini: io non sono professore

Direttore: ma questo Prof.?

Pasini: abbreviazione di “profugo”. Sono profugo di un campo di concentramento

Direttore: mi dispiace molto, ingegnere (continua)


Achille Campanile

martedì 19 gennaio 2010

Manuale di conversazione


Le grammatiche su cui si studiano le lingue saranno utilissime per impararle, ma non altrettanto per la logica e il buon senso. Il che, tuttavia, non rappresenta un danno in ogni senso. Anzi potrebbe contribuire a dare ai rapporti fra le persone un carattere quanto mai spensierato e fantasioso che conferirebbe alla vita un aspetto dei piu' piacevoli.
Dalla grammatica inglese:
" Portaste il binocolo? ".
" No, ma portai il vostro ventaglio. "
Col che si imparano parecchi vocaboli, non c'e dubbio. Ma non e' chi non veda un ventaglio esser tutt'altra cosa che un binocolo. Non c'e' niente in comune fra i due oggetti. Come e' possibile parlare di ventaglio a chi vi chiede notizie del binocolo?
Vediamo: dove, quando e perche' si puo' domandare a qualcuno se ha portato il binocolo? In teatro, o in occasione di una gita in luoghi panoramici, o per esigenze belliche (continua)

Achille Campanile

LA RIVOLUZIONE - Farsa di Achille Campanile


Personaggi: Il Prefetto, Il Segretario, La donna di servizio, 3 Rivoluzionari

Un salotto finemente ammobiliato, classico, con pezzi di un certo pregio. La donna di servizio e il Segretario guardano preoccupati fuori dalla finestra. Il Prefetto passeggia nervosamente per la stanza, ha un braccio fermo, visibilmente artificiale.

Prefetto: che vedete? Ci sono novità?

Segretario: sono in fondo alla strada, signor Prefetto

Prefetto: ma che fanno? Avanzano, retrocedono, deviano?

Domestica: avanzano, signore, avanzano; paiono decisi come pompieri purtroppo

Prefetto: e la polizia che fa? Perché non arriva? Avete allertato l’esercito?

Segretario: abbiamo già chiamato e richiamato, signor Prefetto, ma pare che siano impegnati in altri punti caldi della città. Hanno detto che verranno appena possono

Prefetto: già, invece di stare qua a difendere il Prefetto se ne stanno a presidiare chissà cosa. Maledetti anche loro. Ricordatemi di fare licenziare il comandante della polizia, quando la burrasca sarà passata.

Segretario: (fra sé) se saremo ancora vivi… (continua)


giovedì 10 settembre 2009

Manuale di conversazione


Le grammatiche su cui si studiano le lingue saranno utilissime per impararle, ma non altrettanto per la logica e il buon senso. Il che, tuttavia, non rappresenta un danno in ogni senso. Anzi potrebbe contribuire a dare ai rapporti fra le persone un carattere quanto mai spensierato e fantasioso che conferirebbe alla vita un aspetto dei piu' piacevoli.
Dalla grammatica inglese:
" Portaste il binocolo? ".
" No, ma portai il vostro ventaglio. "
Col che si imparano parecchi vocaboli, non c'e dubbio. Ma non e' chi non veda un ventaglio esser tutt'altra cosa che un binocolo. Non c'e' niente in comune fra i due oggetti. Come e' possibile parlare di ventaglio a chi vi chiede notizie del binocolo?
Vediamo: dove, quando e perche' si puo' domandare a qualcuno se ha portato il binocolo? In teatro, o in occasione di una gita in luoghi panoramici, o per esigenze belliche.
Ora, ammesso che in un teatro possa essere utile anche un ventaglio, benche' abbia tutt'altra funzione e non sara' certo esso che mi permettera' di apprezzare le bellezze d'un corpo di ballo. Ma su una montagna! Che ne faccio d'un ventaglio, se ho bisogno d'un binocolo?
Non parliamo poi d'una casamatta o della tolda d'una nave da guerra. Immaginate un generale nel suo osservatorio o un ammiraglio sul ponte di comando, che durante l'infuriare della battaglia, dovendo seguire le mosse del nemico, domandi all'aiutante di campo:
" Portaste il binocolo?" e si senta rispondere: " No, ma portai il vostro ventaglio ".
Anche ammesso che faccia molto caldo, in quel momento il comandante ha bisogno di guardare.
Forse gli autori degli esercizi di traduzione immaginano un mondo di stolidi. Ecco un altro dialogo della grammatica inglese:
" Mamma, comperasti la tovaglia? "
" No, ma comperai il rasoio per tuo fratello. "
Una famiglia di pazzi, evidentemente. Pazza la madre, che forse immagina si possa apparecchiare la tavola col rasoio; e pazza la figlia, che dal manuale non risulta essersi minimamente turbata alle parole inconsulte della vecchia insensata (continua)

Achille Campanile

martedì 30 giugno 2009

Le donne vogliono un marito che sia un genio. Quando si sposano, vogliono che sia un babbeo


I lettori sono personaggi immaginari creati dalla fantasia degli scrittori.

Il segreto per andare d'accordo con le donne è avere torto.

Certo che per fare grandi scoperte oltre che essere grandi geni bisogna anche essere un po' ritardati. Come può venire in mente a qualcuno che una mela possa cadere in su?

Le donne vogliono un marito che sia un genio. Quando si sposano, vogliono che sia un babbeo.

La fortuna viene dormendo, e chi si alza presto le taglia la strada.

Non c'è alcun rapporto fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima.

Mi spezzo ma non m'impiego.

Le donne ci piacciono perché sono meravigliose, o ci sembrano meravigliose perché ci piacciono?

Achille Campanile

mercoledì 11 giugno 2008

La quercia del Tasso

Quell'antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa. Anche a quei tempi la chiamavano così. Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide. Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi. Un caso. Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso. Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri. Siccome c'era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E' il Tasso dell'olmo o il Tasso della quercia?". Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?". "Della quercia del Tasso." E dell'animaletto di cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso". Poi c'era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande antagonismo fra i due). Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso. Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia. Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi. Viveva. E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso". Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso". Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso". Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso. Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso. Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.

Da Manuale di Conversazione di Achille Campanile (Rizzoli)

martedì 12 febbraio 2008

Acqua minerale.

Cameriere: - Acqua minerale?

Uomo: Naturale

- (scrive) Acqua naturale

Uomo: - Ho detto minerale

Cameriere: - No, veramente mi scusi, ma lei ha detto naturale

Uomo: - Intendevo naturale acqua minerale, non le sembra naturale che io beva acqua minerale?

Cameriere: - Certamente, certamente mi scusi, no perchè io credevo che il naturale si riferisse all’acqua!

Uomo: - No! Si riferiva al minerale, vuole che un tipo come me beva acqua naturale? io bevo acqua minerale.

Cameriere: - Naturale

Uomo: - Minerale

Cameriere: - Guardi ho capito eh! io ho scritto minerale

Uomo: - No, no lei ha scritto naturale, ho sentito con le mie orecchie.

Cameriere: - No guardi io ho detto naturale è vero, ma ho scritto minerale

Uomo: - Perchè ha detto naturale se scriveva minerale scusi....

Cameriere: - Perchè riconoscevo più che naturale che una persona come lei beva acqua minerale e non acqua naturale.

Donna: - Ma per favore mi fate girar la testa...

Uomo: - No, no, scusa cara permetti, io voglio andare in fondo a questa faccenda, perchè nessuno deve prendermi in giro. E se io avessi voluto acqua naturale e lei avesse scritto naturale, avrebbe detto minerale?

Cameriere: - Che c’entra, naturale nel suo caso significava minerale, mentre minerale in nessun caso può significare naturale.

Uomo: - Perchè l’acqua minerale secondo lei non è naturale?

Cameriere: - No, no c’è acqua minerale naturale e acqua minerale artificiale, che però non è il nostro caso, perchè da noi l’acqua è tutta naturale.

Uomo: - L’acqua minerale!

Cameriere: - L’acqua minerale naturale è naturale.

Uomo: - E l’acqua naturale?

Cameriere: - L’acqua naturale è sempre e soltanto naturale, cioè non esiste acqua naturale artificiale che io sappia.

Uomo: - Chi lo sa, oggigiorno non c’è da fidarsi nemmeno dell’acqua naturale.

Donna: - Io poi vorrei sapere come fa a dire naturale mentre scrive minerale.

Cameriere: - E’ una questione di abitudine signora, vede in un locale come il nostro, è tanta l’abitudine di sentirsi ordinare acqua minerale, che la mano scrive automaticamente la parola.

Uomo: - Naturale

Cameriere: - No, la parola minerale

Uomo: - Ho capito, ho capito, dico che è naturale che scriva minerale, anche se dice naturale, ma mi dica, se io voglio acqua naturale lei scrive naturale?

Cameriere: - Naturale

Uomo: - Se io voglio acqua minerale lei scrive minerale

Cameriere: - Naturale

Uomo: - Ma insomma lei scrive sempre naturale?

Cameriere: - Ma no, no, naturale che volevo dire che scrivo minerale.

Uomo: - Allora, lei scrive sempre minerale, sia che dica minerale sia che dica naturale, e dice sempre naturale sia che scriva naturale sia che scriva minerale

Cameriere: - Senta guardi, io non lo so, ... io ci penserò e glielo scriverò va bene!....... Anche per la signora acqua minerale?

Donna: - Naturale

Cameriere: - Acqua minerale!

Donna: - Ho detto naturale

Cameriere: - Ahi! Mi scusi signora, io credevo che intendesse come il signore, naturale acqua minerale.

Donna: - Ma niente affatto, questo vostro primo naturale è di troppo, perchè in questo caso avrei detto naturale, naturale.

Cameriere: - Come ha detto scusi?

Donna: - E già, perchè lei non ha detto naturale ma minerale, quindi il mio naturale non confermava ma rettificava, mentre nel caso del signore non rettificava ma confermava; insomma nel caso del signore indicava una qualità dell’acqua diversa da quella da lei indicata.

Cameriere: - Ma cara signora, come potevo immaginare che il suo naturale era diverso da quello del signore.

Donna: - Attenendosi alla lettera, naturale significa naturale e basta.

Cameriere: - Appunto, può significare tanto acqua naturale, quanto acqua minerale.

Donna: - Ma per niente affatto, il mio naturale significa soltanto acqua naturale. E non naturale acqua minerale. E non insista, altrimenti reclamo con il proprietario e la faccio licenziare.

Cameriere: - Eh! Ma signora la prego, ho famiglia io sa! Ho anche un figlio...

Uomo: - Legittimo?

Cameriere: - Naturale

Uomo: - E non può legittimarlo?

Cameriere: - Scusi ma perchè dovrei legittimarlo se è già legittimo!

Uomo: - Ha detto che è naturale

Cameriere: - No invece è legittimo, no perchè scusi non le sembra naturale che io abbia un figlio legittimo?

Uomo: - Certo, certo, è naturale.

Cameriere: - Ma le dico che è legittimo!

Uomo: - Ho capito, del resto non mi vorrà dire che un figlio legittimo è innaturale. Anch’esso è in normale prodotto della natura, una creatura come tutte le altre, insomma non è contro natura.

Cameriere: - Senta guardi comunque mio figlio è legittimo, va bene? E non mi piace che si dica che è naturale

Uomo: - E’ naturale!

Cameriere: - Ma vede che vuole provocarmi, scusi le dico che è legittimo!

Uomo: - Ho capito!

Cameriere: - Ma allora perchè dice che è naturale?

Uomo: - Perchè è naturale che non lo si dica naturale se è legittimo, eh! La capisco sa? Anch’io ho un figlio.

Cameriere: - Legittimo?

Uomo: - Naturale

Cameriere: - Oh! E allora anche lei pretenderà che lo si dica legittimo e non naturale

Uomo: - Ma se le dico che è naturale

Cameriere: - Mi scusi, mi scusi, ma io credevo che intendesse come me, naturale è legittimo.

Uomo: - Purtroppo no, intendevo è naturale non è legittimo, ma il mio più grande desiderio è di legittimarlo.

Cameriere: - E’ legittimo!

Uomo: - No è naturale.

Cameriere: - Ho capito! Dico che è legittimo il suo desiderio di legittimarlo è legittimo e naturale.

Uomo: - Se è naturale non è legittimo, se è legittimo non è naturale

Cameriere: - Chi?

Uomo: - Il figlio, non può essere nello stesso tempo legittimo e naturale.

Cameriere: - Ma no, io intendevo il desiderio che può essere contemporaneamente legittimo e naturale, ma non solo è naturale che sia legittimo, ma è legittimo che sia naturale.

Uomo: - Ma mio figlio è soltanto naturale per la crudeltà di una legge antiquata e per la malvagità di una donna che mi ha rovinato l’esistenza.... e impedisce la legittimazione per pura cattiveria avendo la legge dalla sua e servendosene come strumento di male, sapeste, sapeste quante ve ne sono che si servono della legge per ricattare, per commettere azioni infami..... poveri innocenti ragazzi.... povero figlio mio!

Cameriere: - E beve acqua minerale?

Uomo: - Chi?

Cameriere: - Suo figlio!

Uomo: - Naturale

Cameriere: - E’ naturale che beva acqua minerale? O beve o beve acqua naturale o è naturale perchè non è legittimo?

Uomo: - Come?

Cameriere: - Voglio dire, suo figlio è naturale e beve acqua minerale, è legittimo e beve acqua naturale, o è legittimo e beve acqua minerale?

Uomo: - No! No! Mio figlio è minerale e beve acqua legittima!


Breve atto unico di Achille Campanile: La scena rappresenta un bar all’aperto, un tavolo al quale sono seduti l’Uomo e la donna, di fianco il Cameriere prende le ordinazioni.