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sabato 13 giugno 2015

BENEDETTI RAGAZZI, STUDIATE OGNI TANTO


Il problema di Renzi & C. è l’ignoranza. Vogliono fare; ma non sanno quello che fanno. Almeno, in materia di giustizia non lo sanno.
Prendiamo le ferie dei magistrati: 45 giorni sono troppi, si capisce che la giustizia sia in crisi con magistrati che lavorano così poco, si devono ridurre a 30; e i Tribunali non devono “chiudere” per 45 giorni, basta un mese, dall’1 al 30 agosto. Fatto. E adesso cominciano i guai (continua)

martedì 24 giugno 2014

L’INSOPPORTABILE TRUFFA DEI TALK-SHOW TELEVISIVI


I talk-show: letteralmente, lo spettacolo della conversazione. E tuttavia di conversazione ce n’è pochissima: lo scopo dei cosiddetti ospiti è far fare una figura barbina agli altri, ognuno cercando di dimostrarsi più bravo, più spiritoso, più autorevole. E siccome, in queste trasmissioni, gli ospiti sono sempre tantissimi, il risultato è una rissa permanente, fatta di persone che si interrompono, si parlano addosso, qualche volta si insultano, sempre si deridono. Se poi si tratta di politici, il pronome io è quasi sempre sostituito dal pronome noi (continua)

Bruno Tinti (Jack's Blog - Il Fatto Quotidiano - 16 maggio 2014)
 
 

lunedì 27 gennaio 2014

SE LA CANCELLIERI FOSSE UN GIUDICE


Il ministro Cancellieri ripete di non aver interferito in alcun modo con il procedimento a carico della famiglia Ligresti e sostiene che la segnalazione delle precarie condizioni di salute di Giulia Ligresti era motivata da ragioni umanitarie, proprio come negli altri 110 casi simili di cui si sarebbe occupata personalmente. Giustificazioni ipocrite e giuridicamente infondate (continua)


VERITÀ O GIUSTIZIA: SBAGLIARE È UMANO


Fatevi un film. Due baroni litigano per la proprietà di un castello; lunga guerra senza vincitori, soldati morti in quantità e soldi finiti; i due decidono di rivolgersi al Re; e il Re dà ragione al barone X che è amico suo. Vi sembra una cosa giusta? Certo che no. Eppure, per centinaia di anni, le cose hanno funzionato così, anche se tutti sapevano che, in molti casi, questo “processo” non era giusto per niente (continua)


Gli scandali del Paese vivono di amnesie


Vero: i politici di casa nostra hanno una faccia di bronzo che potrebbe essere usata per lo scampanìo di Pasqua. Ma è anche vero che i cittadini italiani soffrono di amnesia per gli eventi che non li toccano personalmente: un po’ di indignazione, due o tre giorni di proteste e poi ricominciano a lamentarsi dell’eccessivo peso fiscale (continua)
 
 

giovedì 16 gennaio 2014

TERRA DEI FUOCHI, BONIFICA DI STATO


Adesso abbiamo anche la Patagonia italiana. C’è la Tierra del Fuego argentina, quella cilena e, finalmente, quella napoletano-casertana. Ora che tutti sanno ufficialmente che esiste (prima, da una ventina d’anni, lo sapevano solo carabinieri, polizia e magistratura che arrestavano e processavano i fuochisti; e istituzioni varie dello Stato che facevano finta di non saperlo) qualche furbetto più furbetto degli altri ci costruirà sopra una brillante carriera politica promettendo pronte ed efficaci soluzioni (continua)


RENZI, BUONI PROPOSITI E MANTRA BERLUSCONIANI


Matteo Renzi ha pubblicato un eBook (Amazon): “Oltre la rottamazione. Nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare”. Il titolo è perfetto e, quando sono arrivato al pianeta giustizia, mi sono stropicciato gli occhi: fantastico. Renzi propone: unificare i 30 riti processuali esistenti; semplificare le motivazioni delle sentenze; certezza della pena; sanzioni severe per il traffico di influenze, il falso in bilancio, l’abuso d’ufficio, reati tutti pregiudizievoli (insieme al reato-madre di corruzione; avrebbe potuto aggiungere la frode fiscale ma magari non ci ha pensato) per l’economia del Paese; estendere l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; carcere come sanzione residuale e pene pecuniarie e interdittive per i reati minori; depenalizzazione dello spaccio di dosi di droga modeste; unificazione delle forze di polizia ora esistenti (Ps, Cc, Gdf); cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri e per chi ha frequentato le scuole italiane. Insomma, roba che chi non è d’accordo davvero non capisce niente (continua)


martedì 14 gennaio 2014

DECADENZA FA RIMA CON TRASPARENZA


Dev’essere proprio vero che siamo la patria del diritto. Giù, giù, dal primo dei giureconsulti fornitori della real casa con super pagati pareri pro veritate fino all’ultimo politicante che ripete luoghi comuni elaborati dai ghost writer per i più diversi talk show. L’irretroattività… l’incostituzionalità… le prerogative… Ma la legge Severino… la condanna… i precedenti… Si ma l’articolo… la Cedu… Adesso siamo in balia degli esperti del voto segreto, del regolamento del Senato, del vincolo di mandato (continua)


NEGAZIONISMO, L’IDIOZIA NON E’ REATO


La Commissione Giustizia del Senato ha proposto una modifica (primo firmatario Casson, Pd) all’art. 414 del codice penale: se il Parlamento approverà (e c’è da giurare che lo farà, sono tutti d’accordo), negare lo sterminio degli ebrei a opera dei nazisti sarà un reato punito da 1 anno e mezzo fino a 7 anni e mezzo di prigione. Che nessuno si sia posto un problema di compatibilità con l’art. 21 della Costituzione (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione) non stupisce; spaventa (continua)

 Bruno Tinti (Jack's Blog - Il Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2013) 

giovedì 9 gennaio 2014

PRESIDENTE, GUARDI CHE ABBIAMO CAPITO (Bruno Tinti)


Il Presidente della Repubblica ha proposto al Parlamento di adottare un’amnistia e un indulto. Per svuotare le carceri, cosa necessaria perché la Cedu ha detto che l’eccessivo affollamento carcerario equivale a “tortura”. Napolitano ha spiegato che occorrono interventi strutturali (proposti da anni e mai nemmeno arrivati allo stadio di progetto) e straordinari, appunto amnistia e indulto (continua)

 Bruno Tinti (Jack's Blog - Il Fatto Quotidiano, 11 ottobre 2013) 

lunedì 28 ottobre 2013

Non c’è grazia che tenga, B. è incandidabile


Berlusconi è sostenuto da tre categorie di persone: credenti, clienti, stipendiati. I primi non si chiedono che specie di uomo sia (intelligente, colto, onesto; o il contrario di tutto questo); lo amano come si crede in Dio, per fede. I secondi sanno che si tratta di uomo spregiudicato, aggressivo e ricco; ma hanno messo la loro vita nelle sue mani precludendosi ogni altra strada; la loro appartenenza a B. è un fatto di sopravvivenza. Gli ultimi sono professionisti al servizio di un cliente; percepiscono un compenso commisurato alla loro abilità nel sostenerne la causa; non ha senso aspettarsi che ne riconoscano l’inconsistenza. Sicché discutere ogni giorno sull’ultimo coniglio cavato dal cappello degli scout lanciati alla ricerca di una via di fuga non ha nessun senso: puoi dimostrare senza ombra di dubbio che è solo un coniglio e non una ragionevole interpretazione legislativa, mai se ne convinceranno o, se convinti, lo ammetteranno (continua)

lunedì 28 marzo 2011

Una boiata pazzesca


Il dubbio è se ci fanno o ci sono. Voglio dire: pensano davvero che l’imputato riconosciuto innocente in Appello dopo che pm, gip e Tribunale lo hanno intercettato, messo in prigione e condannato, abbia diritto a un risarcimento del danno? Oppure tutto questo casino sulla responsabilità civile dei giudici “che sbagliano” è fatto perché il boss, per l’ennesima volta, è processato per gravi reati e rischia la prigione? La risposta è sì e no. Gente come Santanché e Gasparri probabilmente lo pensa davvero (continua)

Bruno Tinti
- Il Fatto Quotidiano, 26 marzo 2011


sabato 29 maggio 2010

C’è una nuova categoria di impuniti: i delinquenti amici dei parlamentari.


Nel giugno del 2003 i nostri legislatori, sprezzanti di ogni senso del ridicolo, emanarono una legge che imponeva ai magistrati che volessero intercettare uno dei loro di dirglielo prima: così avrebbero potuto valutare e, se del caso, autorizzare l’intercettazione. Naturalmente non una sola autorizzazione è stata concessa; e, per una volta, non tanto perché i cani non mangiano i loro simili; ma perché un magistrato così deficiente da mettere sotto controllo il telefono di una persona che è stata avvertita che sarà intercettata non c’è mai stato. La legge non era solo assolutamente cretina; era anche inaccettabile sotto il profilo della lotta alla criminalità, considerato che i non intercettabili ope legis costituivano una categoria ad alto indice di delinquenza e che impedire indagini, processi e condanne nei loro confronti certamente non rendeva un buon servizio al paese. Dopo qualche entusiasmo passeggero, i nostri ebbero un brusco risveglio. Gli abituali partners di malaffare gli telefonavano spesso (continua)

Bruno Tinti (da il Fatto Quotidiano del 28 maggio 2010)

giovedì 3 settembre 2009

Carceri, giustizia e separazione delle carriere e la soluzione Perduca spiegata a La7


Il 27 agosto il Telegiornale de La 7 ha ospitato, come è sua (apprezzabile) tradizione, il senatore Marco Perduca; come apprendo da Google, Perduca appartiene al gruppo radicale anche se è stato eletto nelle liste del PD. Digiuno come sono di questi meccanismi squisitamente politici, non capisco bene come una persona che si candida nelle liste di un partito che si oppone allo schieramento di maggioranza, una volta eletto possa cambiare idea e, folgorato come Paolo
sulla via di Damasco, passi dalla parte del vecchio avversario; ma tant’è, così è andata. L’argomento che il senatore Perduca ha trattato è stato quello carcerario, di cui dice di avere buona esperienza avendo passato l’estate, a quanto si è capito, a visitare le carceri italiane. E ha detto che queste carceri sono superaffollate perché ci sono circa 64.000 detenuti e solo circa 41.000 posti. Niente di nuovo, lo sappiamo da molti anni, in particolare dal luglio 2006, quando l’argomento è stato utilizzato come pretesto per un indulto calibrato sulla necessità di far evadere Previti dalla detenzione dorata nel suo mega appartamento di Piazza Farnese a Roma. Da allora, sorprendentemente (?), nulla è stato fatto per risolvere il problema; in particolare non è stato costruito alcun nuovo carcere, il che, come ognuno capisce, è una delle prime cose da fare per una situazione di questo tipo. Forse perché, in realtà, il senatore Perduca ha altre soluzioni in carniere. E, approfittando dell’ospitalità de La 7, le ha spiegate agli italiani. Ecco, per risolvere il problema carcerario, secondo Perduca, ci va una riforma completa della giustizia e, in particolare, la separazione delle carriere (tra giudici e pubblici ministeri) e la discrezionalità dell’azione penale. Come spesso succede ai nostri Soloni (continua)


togherotte | Bruno Tinti (1 settembre 2009)