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lunedì 28 ottobre 2013

IN RICORDO DI ENRICO BERLINGUER: “UN PARTITO SERIO NON TRADISCE LA LINEA”


Enrico Berlinguer da qualche mese è entrato nell’ufficio più importante di Botteghe Oscure: è il nuovo segretario del Partito comunista italiano, ha preso il posto di Luigi Longo che nel 1969 lo aveva voluto accanto a sé come vice. L’appuntamento è alle dodici. È stato battezzato “il sardo-muto”, perché è nato a Sassari e parla poco. È uscito dal liceo per entrare nel partito. Non ha concluso l’università, ma ha studiato profondamente i teorici del marxismo, e i classici della politica. La ribellione comincia quando è ancora ragazzo, ma nella sua nobile famiglia si contesta quasi per tradizione. Ha alle spalle un bisnonno repubblicano, un nonno che va con Garibaldi e un padre che è contro Mussolini (continua)


mercoledì 3 luglio 2013

O IMBROGLIONI O TARTASSATI

 
Non è vero che gli svedesi sono contenti di pagare le tasse. Non è vero che gli evasori in America finiscono in galera come capitò ad Al Capone. Non è vero che il contribuente italiano in ordine si sente felice: si considera invece un minorato, perché a lui manca il privilegio che hanno masse enormi di suoi compatrioti, che riescono a imbrogliare il fisco.
La ricevuta di un riparatore d’auto o di uno che aggiusta il televisore è rara e preziosa come un francobollo dei Ducati.
Dopo anni di prediche e di minacce, siamo arrivati al punto che metà della popolazione vive con redditi poco al di sopra dell'Uganda: questo non è il Terzo Mondo, è il Quarto. Quello dei dritti (continua)

Enzo Biagi (Il Fatto - 1995 - Rizzoli)
 

mercoledì 11 gennaio 2012

Arte


André Chastel è uno dei grandi specialisti del Rinascimento italiano. Insegna al Collège de France.
A un intervistatore ha raccontato qualche segreto dei grandi della pittura, gli aneddoti, la petite histoire che in qualche caso contiene più verità dell'altra, quella importante e ufficiale. E se ne ricava, ovviamente, oltre alla certezza che le miserie umane non hanno stagione, anche qualche ammonimento (continua)

Enzo Biagi (I Come Italiani - Rizzoli - 1993)

sabato 22 gennaio 2011

Casanova Giacomo (1725-1798)


Quando il bagnino delle spiagge adriatiche si avvicina alla Frulein e l'invita a vedere l'eclissi dietro i capanni, la risposta arriva monotona e ineluttabile: Tu Casanova, tu bandito dell'amore. Quando il giovane scrittore Maksim Gor'kij va a trovare il vecchio Lev Tolstoj e il discorso cade sugli italiani, il giudizio del creatore di Anna Karenina è sprezzante: gentaglia che mette al mondo e manda in giro soprattutto tipacci come Cagliostro e Casanova (continua)

Enzo Biagi (I come italiani - 1993 - Rizzoli)

mercoledì 20 ottobre 2010

Cattolici e Cognomi


Ottanta italiani su cento credono in Dio. Saremmo, dunque, il popolo più devoto d'Europa: ma solo un terzo è convinto che, dopo la morte, ci sia una possibilità di dannazione. La colpa più grave è la violenza: seguono bestemmia, calunnia e droga. Lievissimi peccati per questi religiosi sono l'evasione fiscale e l'assenteismo dal lavoro. Al servizio dei fedeli funzionano quasi 26.000 parrocchie, governate da 226 diocesi. C'è un sacerdote per ogni 972 abitanti e nei conventi pregano 150.000 suore (continua)


Enzo Biagi
(I Come Italiani - 1993)



sabato 14 agosto 2010

Avvenire


A me pare che Sua Santità sia perfettamente al corrente di come stanno andando le cose nelle sue parrocchie.
Ha dato ordine di riproporre agli onori e alle preghiere dei fedeli una venerata immagine della Madonna che, fin dal Medioevo, viene portata in processione quando Roma è minacciata dai disastri: pestilenze, carestie, invasioni di lanzichenecchi o di presunti liberatori.
Non credo che papa Wojtyla abbia ascoltato i discorsi del senatore Bossi, che considera non azzardata una seconda marcia sulla capitale: andò bene al maestro di Predappio, ma non intravedo grandi possibilità per un collega di Cassano Magnago (Varese).
Non ritengo che il pontefice patisca a vedere la cittadella del potere assediata; anche secondo i vescovi è ora di cambiare compagnia (continua)

Enzo Biagi
(I Come Italiani - 1993 - Rizzoli)

Istruzioni per l'uso


Da ragazzi andavamo a cercare nel vocabolario, con malizia, le parole proibite: c'erano.
O nella Divina Commedia i versi scabrosi e scurrili: «E Taide è la puttana che rispose...»; «Ed egli avea del cul fatta trombetta»; «Ruffian, baratti e simile lordura».
Potete fare altrettanto, per comodità di lettura, o per curiosità, con questo piccolo dizionario che ha per tema uomini (e donne) e costumi del nostro Paese.
Sottoscrivo una affermazione di Ennio Flaiano: «Mi accorgo che siamo in pochi, ormai, a non conoscere l'Italia. Tutti ne sanno dire qualcosa».
Per cercare di rimediare alle mie lacune, ho cercato di raccogliere e di dare ordine ad alcuni fatti e ad alcune osservazioni che potrebbero aiutare a capire uno dei più straordinari e imprevedibili popoli della terra: il mio.
E il vostro.
Non mi considero giudice, ma testimone e anche coimputato: e condivido la spiegazione che diede la moglie di un grande scultore, quando le chiesero perché le piacevano le opere del marito: «Perché le ha fatte lui».
E qui che sono nato: e non ho mai sognato un'altra patria.
Scegliete da dove cominciare: amore, Lega, casino o Tangentopoli, Bongiorno o Togliatti? E poi c'è anche, ma sotto, cominciate a sfogliare.
Ogni riferimento ad avvenimenti e a persone è puramente voluto.

Enzo Biagi (I Come Italiani - 1993 - Rizzoli)

martedì 22 giugno 2010

Culo


Sembra in leggera ripresa: infatti, specialmente in Emilia, si organizzano serate per eleggere Miss Culetto. L'attrice Ornella Muti, protagonista del film L'amante bilingue, confessa: Mi piacevano le mie labbra, gli occhi, le mani. Ma non avevo mai pensato che il mio sedere potesse essere tanto attraente. Nei più aggiornati manuali della seduzione, la parola d'ordine è: esibire anche l'orlo dei glutei, che per tanto tempo vennero trascurati a favore delle gambe e del seno. Pare, secondo gli storici, che la decadenza del culo (si parla sempre, come è ovvio, di quello femminile) sia cominciata con la Rivoluzione francese, che esaltava gli sviluppi lineari e umiliava le curve. Ma è provato che i grandi uomini lo hanno sempre considerato con molto rispetto e si narra che una delle mogli di Maometto, Aisha, lo aveva enorme, e la saggezza indiana consigliava allo scapolo che cercava moglie: Bada che essa abbia l'andatura graziosa di un giovane elefante. In certi posti del Sahara, infatti, si procede, ancora oggi, alla vigilia delle nozze, all'ingrasso, con dosi massime di latte e di burro, e nel Sudan variano la dieta: molta polenta e molta carne (continua)

Enzo Biagi (“I” come italiani 1993)

Donna


Si comincia a trattare l'argomento sui banchi di scuola: Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori, / le cortesie, le audaci imprese io canto...; Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia...; Meglio era sposar te, bionda Maria..., e poi si continua. Sarà il tema di tutta la vita. L'italiano di una donna non può proprio fare a meno: prima la mamma, poi la moglie, l'amica, fino all'ultimo, quando la buona suorina gli chiude gli occhi dice Lina Wertmuller. In Italia il 90 per cento delle coppie resiste fino alla morte: il doppio di quanto si verifica in Germania o in Inghilterra (continua)


Enzo Biagi (“I” come italiani – 1993)

lunedì 19 aprile 2010

Casino


E’ un motivo ricorrente, ma che l'imperversare dell'Aids ripropone: riaprire le case chiuse? Pare che più della metà de gli italiani sarebbe favorevole: per motivi igienici, per garantire un maggior controllo della prostituzione. Che per il momento è libera: senza la sorveglianza dei medici e senza l'obbligo della ricevuta fiscale. Sembra che il rischio maggiore non sia costituito dalle professioniste, che sono attente alle precauzioni, ma dalle ragazze tossicodipendenti, che si vendono per procurarsi la droga. In Germania funzionano da tempo gli Eros Center, che dalle nostre parti venivano chiamati, meno pomposamente, casini (continua)


Enzo Biagi (I come italiani - 1993 - Rizzoli)

venerdì 8 gennaio 2010

Diavolo


Esistono gli angeli ed esiste anche il Demonio. Non si sa se è quello rappresentato dalle allucinazioni di Hieronymus Bosch; se ha il piede di capra, il forcone, le corna, la coda del drago come nelle illustrazioni popolari e se sparge attomo a sé un odore nauseante di zolfo. La sua presenza l'ha confermata anche il papa. Sembra che Bologna, secondo la rivista dei Padri Dehoniani, sia la sua residenza privilegiata: è qui che ha sede la compagnia dei Bambini di Satana Luciferiani, che conta alrneno duecento adepti. Ha detto il cardinale Biffi: E’ lui il responsabile di tutti i mali (continua)

Enzo Biagi (I come Italiani)

martedì 22 dicembre 2009

Capre


E giusto dire ai figli: Imparate le lingue!

Si farà l'Europa e guai a chi non sarà in grado di farsi capire.

Rowohlt, un importante editore tedesco, ha pubblicato uno svelto volumetto, Sprachbuch Italien, di rapida consultazione e aggiornatissimo sull’evoluzione che ha subìto, in tempi anche recenti, il dolce idioma.

Già i risguardi dell'operetta annunciano il tono realistico e disinvolto del libro dovuto alla collaborazione di quattro specialisti: ecco una rapida scelta delle frasi ritenute, suppongo, di uso comune: Non te la prendere, Mi prendi per il culo?, Guarda che sono cazzi acidi, Ho i coglioni pieni, Tu sei fuori di testa, Hai avuto un colpo di culo, Cornuto, non mi prendere in giro, E’ stupendo, Vedete di andarvene affanculo, Porca miseria, Che tenerezza.

Gli autori conoscono bene la materia e vogliono soccorrere lo straniero che capita nel Paese dove fioriscono i limoni: sciopero, si dice: Streik; alla faccia tua: Dir zum trotz; imprecare: Fluchen; fregarsene: Auf etwas pfei fen; incazzarsi: Sich rgern; cavolate: Dummheit; fidanzata: Verlobte; pomiciare: Knutschen; la cazzata: Bl dheit)); vaffanculo è un po' complicato: Lech mich am Ar sch, zieh' Leine; mentre pisciare è elementare: Pissen, semplicemente.

Naturalmente nel luogo adeguato: cesso: Klo, e magari dopo essersi fatto uno spinello: Joint.

E tanto facile capirsi.


Enzo Biagi (I come italiani)


sabato 26 settembre 2009

Bologna


Vado in piazza dice il cittadino. Ed è inteso che parte per il centro, dove c'è il Palazzo del Podestà, quello dei Notai, quello dove fu tenuto prigioniero re Enzo, la fontana del Nettuno e San Petronio, il tempio dedicato al protettore. Bologna è stata chiamata in tanti modi: la dotta, per via dell'università, la grassa, per la cucina, la galante, perché ci si trovarono bene tutti i viaggiatori, come Boccaccio, o il dissoluto marchese di Sade, e gli studenti che vi arrivano da ogni parte (continua)

Enzo Biagi (I come italiani - 1993 - Rizzoli)


lunedì 7 settembre 2009

ll successo è sempre una cosa brutta per un uomo (intervista di Biagi a Pasolini).


Biagi: La società che lei non ama in fondo le ha dato tutto: le ha dato il successo, una notorietà internazionale...

Pasolini: Il successo non è niente. Il successo è l'altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo. Può esaltare in un primo momento, può dare delle piccole soddisfazioni a certe vanità, ma in realtà appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un uomo il successo. Per esempio, il fatto di aver trovato i miei amici qui alla televisione non è bello. Per fortuna noi siamo riusciti ad andare al di là dei microfoni e del video e a ricostituire qualcosa di reale, di sincero. Ma come posizione, è brutta, è falsa.

Che cosa ci trova di così anormale?

Perché la televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci.
Ma oltre ai formaggini e al resto, come lei ha scritto una volta, adesso questo mezzo porta le sue parole: noi stiamo discutendo tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione.

No, non è vero.

Si, è vero, lei può dire tutto quel che vuole.

No, non posso dire tutto quello che voglio (continua)

venerdì 4 settembre 2009

Eduardo (DeFilippo, 1900-1984)


Quando è morto, gli hanno fatto un monumento di parole. Forse troppe, per uno che si faceva notare soprattutto per i lunghi silenzi e inventava strampalate figure chiuse in un tenace mutismo, che per esprimersi senza troppi discorsi ricorrevano ai botti. Eduardo aveva il pudore dei sentimenti e odiava gli sproloqui, i punti esclamativi, gli effettacci e i lustrini: le sue ultime recite sembravano sacre rappresentazioni. Ritrovo nei miei taccuini certi momenti dei nostri incontri; gli era più facile concedere un invito a pranzo che un'intervista. Ma le cose che diceva erano illuminanti. La prima impressione di una platea: Ero piccolo, sbigottito: uno splendore abbagliante. Mi trovai là da un momento all'altro: lo spettacolo è luce, è sorpresa. Non finirà mai. Fin quando ci sarà un filo d'erba sulla terra, ce ne sarà uno finto sul palcoscenico. Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male (continua)

Enzo Biagi (I Come Italiani - 1993 - Rizzoli)

Bari


Si arriva a piazza San Nicola attraverso un dedalo di piccole strade, tra bottegucce sempre gremite, in un colorito viavai di gente, costeggiando un muraglione di pietra: si varca un arco, ed ecco apparire, in uno spazio spesso deserto, quella che una studiosa, Pia Belli d'Elia, descrive come la più antica e la più severa di tutte le costruzioni romaniche di Puglia, solida ed essenziale come una fortezza, monumentale simbolo della potenza religiosa benedettina, della forza civile e militare normanna.

San Nicola non è soltanto il protettore di Bari, ma al suo nome è legato anche qualcosa dello spirito dei suoi devoti che per procurarsi un patrono, novecento anni fa, imbarcarono trentasei marinai, con la missione di andare a Mira, in Asia Minore, sfidando il mare e le tempeste, per recuperare le reliquie del virtuoso cristiano.

Dice un proverbio locale che “i sacrifici nascono prima dei figli” e i pugliesi hanno (continua)

Enzo Biagi (I Come Italiani - 1993 - Rizzoli)

venerdì 21 agosto 2009

Nilde Iotti

L'ho vista sempre così: la camicetta, filo di perle coltivate, fazzolettino gualcito tra le mani che le serve, penso, per scaricare la tensione. è piacevole parlare con Nilde Iotti: forse perché ritrovo gli accenti delle mie parti; forse perché nella sua vicenda c'è qualcosa che appartiene alla mia generazione. E stata, per quasi venti anni, la compagna di Palmiro Togliatti: Ha dato - dice - un senso alla mia vita. Dal suo ricordo vien fuori un personaggio insospettabile: non aveva nessun attaccamento alle cose, tranne che i libri; gli piaceva passeggiare a lungo sulle colline; si era comperato un buon giradischi per ascoltare il prediletto Mozart; all'inizio del campionato di calcio, tagliava da un giornale il calendario delle partite e lo riponeva nel portafogli, e anche durante l'esilio voleva sapere che cosa aveva combinato la Juventus. A tavola era di gusti semplici; molti formaggi, e qualche volta la paella; dopo cena, spesso, rivedeva i componimenti di Marisa, la figlia adottiva: voleva che arricchisse lo scarso vocabolario dei bambini che nascono in campagna o in una famiglia operaia. Con Leonilde non parlavano mai di lavoro: le questioni del partito restavano fuori di casa. E' consuetudine figurarselo distante, gelido, calcolatore; invece era delicato, molto attento, affettuosissimo. Si sentiva solo, è vero: ma, spiegava, un politico non può avere amici. Hanno detto dei suoi legami con Stalin, della sua soggezione, anche nei giorni difficili; in realtà lo conosceva poco: si erano incontrati in tre o quattro occasioni. Lo ammirava come lottatore duro e tenace, ma capì le rivelazioni del Ventesimo Congresso e ne fu sconvolto. Anche le critiche lo ferivano (continua)

Enzo Biagi (Sogni perduti - Rizzoli)


martedì 21 luglio 2009

Camerati


Giuseppe Bottai, di persona, non l'ho mai conosciuto. Ma l'ho sempre stimato.
Era, tra i gerarchi fascisti, certamente il più aperto, molto colto e capace di autocritica: Il destino di un uomo, ha scritto, è la sua coscienza. Ed è stato il solo che ha pagato gli errori, andando ad arruolarsi, soldato semplice, nella Legione straniera. Ho anche, nei suoi confronti, un dovere di gratitudine. Quando avevo vent'anni pubblicò due o tre miei brevi racconti su Primato, la sua rivista, alla quale collaboravano le grandi firme della letteratura e del giornalismo e qualche giovane speranza. Non l'ho mai dimenticato, come sempre ricordo (continua)


Enzo Biagi ("I" come italiani)

martedì 30 giugno 2009

La "devolution", una parola che sembra inventata da Celentano


Qualche volta è scomodo sentirsi fratelli, ma è grave considerarsi figli unici.

Cara Italia, perché giusto o sbagliato che sia questo è il mio paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti.

È difficile non desiderare la donna d'altri, dato che quelle di nessuno di solito sono poco attraenti.

I giornali sarebbero ansiogeni? Ma la Bibbia non comincia forse con un delitto?

A Milano gli affari si combinano con un colpo di telefono, a Palermo anche con un colpo di lupara.

Era così ignorante che credeva che la cedrata fosse un'opera minore del Tassoni.

Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare (continua)

Enzo Biagi

GLI STATALI DI PETROLINI

La battuta è di Petrolini: «C’è sempre uno stupido che le inventa e un cretino che le perfeziona». Alludeva a certe trovate inconsuete o strabilianti. Guardandosi attorno, se ne potrebbe fare un elenco: dall’autoregolamentazione, che è la pretesa di darsi una legge, possibilmente comoda, e da soli: il che ricorda Bertoldo, che non trovava mai l’albero giusto per impiccarsi; all’ultima invenzione, il «compenso incentivo», che viene assegnato ai dipendenti dello Stato, pur che vadano in ufficio, e si presentino puntuali. E’ anche ammesso, in via del tutto eccezionale, e con possibilità di recupero, un ritardo di 59 minuti: sessanta no, perché suona male se li si traduce in un'ora. C’è chi dice che il male del nostro paese è la corruzione, chi sostiene che sta nella mancanza di decisioni l’origine di tutti i guai; non ho la pretesa dell'infallibilità, e non possiedo neppure l’esclusiva del senso della giustizia: ma a mio parere, il vero problema è lo strapotere dei buffoni. Non escludo che le paghe o gli stipendi degli impiegati degli enti pubblici non risultino soddisfacenti, è anche quasi certo che ce ne siano più di quelli che servono, è pure provato che in queste terre ultimi decessi per scarsità di grassi e di vitamine, o troppa abbondanza di polenta, risalgono a un secolo fa: ma che si dia un premio speciale a chi rispetta il contratto, mi sembra una innovazione piuttosto assurda. Che cosa si deve fare, in Italia, per essere licenziati? Non basta «mandare a cagare» (continua)

Enzo Biagi (Il Fatto)