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martedì 14 dicembre 2010

Un uomo solo


Una mattina dell'estate scorsa, alle ore 4, non potevo dormire e decisi di fare la consueta passeggiata quotidiana a quell'ora, attorno a Piazza di Spagna.

Ritorno a casa da Via Condotti, quando due ragazzi (venticinquenni, ho saputo dopo) mi vengono lentamente incontro e, con aria spavalda, uno rivolto a me, che sostengo in maniera decisa il loro sguardo dice: "Noi ci conosciamo, ma dove ci siamo incontrati?"
Rispondo "di botto": "Certamente a Rebibbia!" (si tratta del carcere romano dove sono stato "ospite" per circa sei mesi).
I ragazzi si guardano attoniti tra loro e ll'unisono esclamano: "Impossibile! Noi siamo stati solo a "Regina Coeli" (per chi non lo sapesse altro carcere romano).
Il ghiaccio, come si usa dire, si era rotto e i ragazzi mi "circondano", manifestando grande cortesia ed attenzione.
Uno di loro (sempre lo stesso, il "capo" presumo), osserva: "Ma Lei, data la sua personalità (con capisco da che cosa abbiano derivato la "personalità", tranne il fatto che ero vestito con giacca e cravatta e camicia, come al solito) e la sua età, non può essere stato "dentro" che per associazione mafiosa".
Colpito da tanta perspicacia rispondo: "E' proprio così" (continua)

Massimo Ciancimino - Francesco La Licata (Don Vito - Serie Bianca Feltrinelli)

domenica 14 novembre 2010

"Se nei nato nella giungla, è in quell'ambiente che devi imparare a a muoverti. Sennò che fai, ti chiudi in casa e non esci più?"


A differenza di tutti gli altri big dei partiti - dai Lima ai Gunnella, ai Purpura, che negavano l'esistenza di qualsiasi relazione pericolosa - Vito Ciancimino era solito giustificare le sue discutibili frequentazioni con la mafia facendo ricorso a metafore. "Se nei nato nella giungla," diceva, "è in quell'ambiente che devi imparare a a muoverti. Sennò che fai, ti chiudi in casa e non esci più?" (continua)

Massimo Ciancimino - Francesco La Licata (Don Vito - Serie Bianca Feltrinelli)

lunedì 20 settembre 2010

Don Vito & Silvio


Fa impressione leggere il documento che accomuna il sindaco di Corleone, il senatore palermitano e – indirettamente – il premier sotto le mammelle dello stesso sistema politico-mafioso. Se il documento che Il Fatto pubblica sarà attribuito dai periti a ‍Vito Ciancimino, come sostiene la sua famiglia, questa frase entrerà nella storia dei rapporti tra mafia e politica. I documenti sono stati consegnati nelle scorse settimane ai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo dalla signora Epifania Scardino in Ciancimino.
Decine di fogli scritti a macchina e in parte annotati con una calligrafia che somiglia a quella del consigliori di Bernardo Provenzano. ‍Don ‍Vito ricostruisce i suoi rapporti imprenditoriali con Dell’Utri e Berlusconi e si scaglia contro i magistrati, colpevoli di avere condannato lui mentre Dell’Utri è stato prosciolto e Berlusconi è addirittura divenuto Cavaliere (continua)

Marco Lillo (Il Fatto Quotidiano del 18 settembre 2010)