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venerdì 4 settembre 2009

E io che non potevo mandare neanche una missione di pace in Libano senza che i comunisti mi sbranassero


Enrico Boselli si dimostrava più filo-Nato di Massimo D’Alema, il quale doveva superare gli esami per dimostrare, lui ex comunista, di essere più affidabile di Romano Prodi. In quella corsa al servilismo i due dirigenti della sinistra italiana si trovavano in sintonia con i socialisti europei. “Ma chi sono questi?” sbottava Craxi “Non si rendono conto che appiattirsi sul crinale americano indebolisce l’Internazionale, le taglia ogni possibilità di sviluppare in futuro una politica autonoma?”. Erano dei nani di fronte ai Brandt, ai Palme, e ai Mitterand, questi “socialdemocratici da avanspettacolo”. Egli considerava Massimo D’Alema “una persona intelligente” ed era disposto a dar qualche credito al progetto della Cosa Due, ma la prova della guerra gli fece capire che ogni speranza era mal riposta (continua)


Massimo Pini (tratto da “Craxi – Una vita, un’era politica” – 2006 - Mondadori)



domenica 30 agosto 2009

La satira vive delle pagine della storia. E quindi se tu sei nella satira sei nella storia


Il 13 maggio 1998 il direttore del settimanale satirico “Boxer” Davide Riondino e il disegnatore Vauro incontrarono all’hotel Bel Azur di Hammamet Bettino Craxi. Nel numero del 19 giugno di “Boxer” apparve un resoconto completo: tutto era nato dalla notizia che Stefania Craxi era stata condannata a pagare un’ammenda di 400.000 lire “per aver dato dello stronzo a Rutelli in un ristorante”. In effetti, dopo che Rutelli aveva auspicato di vedere Craxi mangiare il rancio in galera, Stefania, incontrandolo casualmente in un ristorante, lo aveva insultato. Non solo la Cassazione le riconoscerà l’attenuante della provocazione “per avere reagito a un fatto ingiusto”, ma l’ammenda le era stata rateizzata in 36 rate (continua)


Massimo Pini (tratto da “Craxi – Una vita, un’era politica” – 2006 - Mondadori)


Quando voleva esprimersi in modo non ufficiale, Craxi usava lo pseudonimo di Ghino di Tacco


Quando voleva esprimersi in modo non ufficiale, Craxi usava lo pseudonimo di Ghino di Tacco: l’idea gli era stata suggerita da un paragone stilato da Eugenio Scalfari nel novembre 1995: “Craxi somiglia a Ghino di Tacco, taglieggiatore e bandito di strada”. Utilizzando il nome del personaggio dantesco, Craxi si esprimeva ufficiosamente; e dietro quello pseudonimo si celava ogni tanto Franco Gerardi, stretto collaboratore del Presidente del Consiglio. Dopo le dimissioni del 27 giugno (continua)


Massimo Pini (tratto da “Craxi – Una vita, un’era politica” – 2006 - Mondadori)

Bel Presidente del Consiglio “socialista” che si rivolge ad un ex Presidente del Consiglio socialista: è davvero un capitano coraggioso!”


Risvegliatosi dall’anestesia, Bettino salutò la moglie attraverso lo schermo di un vetro, facendo con la mano un gesto, a dire: “ci vediamo dopo”. ……….. Intanto avevano telefonato Francesco De Martino, Ottaviano Del Turco, Giuliana Nenni, Claudia Cardinale e Veronica Berlusconi: “Tutti carini” desse Anna. “Per la prima volta ho avuto la sensazione di una maggiore comprensione da parte degli italiani”. Quello che li rappresentava più di tutti, il Presidente Ciampi, aveva già inviato parole che fecero ad Anna “un immenso piacere”. “E’ una bella soddisfazione per uno che è considerato latitante” ella fece notare. Poi arrivò allo spedale militare Stella Gregoretti, l’amica della famiglia Craxi che il nuovo ambasciatore a Tunisi, Armando Sanguini, aveva reintegrato nell’incarico impiegatizio. Ella era latrice di un fonogramma di dieci righe di augurio del Presidente Massimo D’Alema (continua)


Massimo Pini (tratto da “Craxi – Una vita, un’era politica” – 2006 - Mondadori)

domenica 11 gennaio 2009

Craxi: Discorso alla Camera dei Deputati del 29 Aprile 1993

Circa dieci mesi or sono prendendo la parola di fronte alla Camera dissi con franchezza cio' che un ex Presidente della Repubblica defini' poi come l'apertura di quella "grande confessione" verso la quale avrebbe dovuto e dovrebbe aprirsi, con tutta la sincerità necessaria, tutto o gran parte almeno del mondo politico. I giudici che mi accusano l'hanno considerata invece come una "confessione extragiudiziale" elevandola subito e senz'altro a prova di primo grado contro di me. Quella per la verità era ed è rimasta la sola prova di quell'accusa. Sempre che una dichiarazione una analisi ed una riflessione fatte di fronte al Parlamento possano essere considerate alla stregua di una prova penale. Ricordo che, ancor prima di allora, commentando a caldo le prime esplosioni scandalistiche milanesi che aprivano il libro dagli inesauribili capitoli apertosi poi un po' dovunque, mi ero permesso semplicemente di dire :"Su quanto sta accadendo la classe politica ha di che riflettere". Questa affermazione fu allora maltrattata come espressione di un atteggiamento intimidatorio, provocatorio, financo ricattatorio. In realtà non era difficile avvertire gia' da allora tutta la dimensione del problema che si era aperto, tutta la sua gravità e la sua complessità. Non era difficile cogliere la inutilità e l'errore di una difesa e di una giustificazione che non fossero improntate al linguaggio della verità (continua)

Bettino Craxi


venerdì 19 dicembre 2008

Bettino Caxi - Discorso alla Camera dei Deputati del 3 luglio 1992

Nella vita democratica di una Nazione non c’è nulla di peggio del vuoto politico. Da un mio vecchio compagno ed amico che aveva visto nella sua vita i drammi delle democrazie, io ho imparato ad avere orrore del vuoto politico. Nel vuoto tutto si logora, si disgrega e si decompone. In questo senso ho sempre pensato e penso che un minuto prima che una situazione degeneri, bisogna saper prendere una decisione, assumere una responsabilità, correre un rischio (continua)

Bettino Craxi, 3 luglio 1992