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mercoledì 6 gennaio 2016

I ROTTAMATORI E I CIPPUTIANI


I manganelli della polizia sugli operai di Terni gettano una ulteriore manciata di sale su una ferita non facilmente rimarginabile — ammesso che alle parti interessi rimarginarla. Quella aperta dal duro contenzioso, verbale e dunque politico, tra il Pd di governo e i sindacati, ovvero tra la nuova configurazione (almeno in senso cronologico) della sinistra italiana e le sue radici profonde (continua)


sabato 13 giugno 2015

LÌ DOVE IL BISAGNO SCORRE NELLE CASE


Il decreto “Sblocca Italia” sarà ufficialmente presentato alla stampa con qualche settimana di ritardo perché mancano ancora le marche da bollo, la vidimazione del Coreco, il visto dell’Arpa, il placet della Corte dei Conti, il parere del Tribunale dei minori, la valutazione di impatto dell’Ente Valutazione Impatti, l’approvazione dell’Ordine dei geometri comunali e la lettera di nulla osta (prevista dalle normative europee) degli ambasciatori dei 98 paesi in rapporti commerciali con l’Italia. Ma che cosa dice, nella sostanza, questo discusso provvedimento del governo Renzi? (continua)

 

lunedì 3 novembre 2014

"Keep Calm and state zitti" - «L’AMACA» DEL 6 SETTEMBRE 2014


Il combinato disposto Twitter/quarantenne renziano è devastante. Nel senso che la forzata sentenziosità di Twitter esalta la spocchia di una nuova classe dirigente che sta mettendo a dura prova la simpatia con la quale è stata accolta. “Dovete stare zitti perché noi abbiamo vinto e voi avete sempre perso” (continua)


CALDARROSTE NUOVE A PALAZZO CHIGI


La sfida dei Mille giorni di Matteo Renzi fa discutere l’opinione pubblica e divide il mondo politico. Mille giorni calcolati a partire da quando? Dal momento dell’annuncio o dal giorno dell’insediamento del governo? Vanno messi nel computo anche i giorni festivi? E gli eventuali e inevitabili giorni di malattia di ministri e sottosegretari? I permessi per gravidanza e allattamento? È stato tenuto in considerazione, da Palazzo Chigi, che il 2016 sarà anno bisestile? (continua)
 
 

martedì 14 ottobre 2014

DAI RITI CELTICI ALLA MACUMBA: L’EVOLUZIONE DI CALDEROLI

 
Secondo fonti sperabilmente non autorevoli, Roberto Calderoli avrebbe chiesto la revoca della macumba orchestrata ai suoi danni dal padre del ministro italoafricano Cécile Kyenge (clicca qui) , offeso per le dichiarazioni razziste del politico italopadano. Una macumba fortunatamente non è una fatwa. Ma sfortunatamente ha coinciso con una consistente raffica di sciagure ai danni del suo destinatario (continua)

domenica 12 ottobre 2014

Gli sdraiati

 
Michele Serra in questo libro, edito nel novembre 2013 nella collana narratori dalla Feltrinelli, affronta con la sua consueta originalità e fantasia le problematiche relazionali che, da quando è nato il mondo, contrappongono le diverse generazioni.
In particolare Serra crea una amena dissertazione unilaterale che lo porta ad avventurarsi nell'universo del figlio adolescente, accompagnandosi e in ciò rivisitando esperienze forse vissute nella sua esistenza "sessantottina" (continua)

Essec
 

domenica 7 settembre 2014

SANTA BRIGITTA DAI TRE CALCAGNI


Dopo i fatti di Oppido Mamertina è in atto il censimento delle processioni e delle feste patronali italiane. Vescovadi e parrocchie sono tenuti a compilare un modulo nel quale si specifica se la processione è autoprodotta (ma si tratta di pochissimi casi); se è stata data in appalto a organizzazioni mafiose generiche oppure riconosciute e abilitate dall’Ente Circhi; se c’è stata regolare gara di appalto tra le diverse cosche; infine se i ricoveri per autoflagellazione, ferite conseguenti ai percorsi in ginocchio, svenimenti e crisi isteriche siano soggetti a ticket (continua)


venerdì 28 febbraio 2014

Come rispondere a insulti e provocazioni


Alle medie andavo a judo, come tutti quanti. Un cliché per un undicenne. Ero convinto che con un corso di arti marziali sarei riuscito a superare i limiti del mio fisico tutt'altro che imponente, addirittura speravo di arrivare a incutere un reverenziale timore nei miei coetanei, come con naturalezza riuscivano a fare gli amici meglio equipaggiati in peso e muscolatura. Rimasi piuttosto deluso quando alla prima lezione - in uno scantinato che puzzava di muffa - il maestro ci spiegò che la parola judo si poteva tradurre come "via della gentilezza", e che avremmo imparato a usare la forza dell'avversario per sottometterlo. Delusione, dicevo: volevo diventare forte, io, dell'avversario me ne fregavo (continua)

 

martedì 14 gennaio 2014

«L’AMACA» DEL 25 OTTOBRE 2013 (Michele Serra)


Per quanto infamante sia ogni nuova accusa che si abbatte su Berlusconi, la volonterosa pattuglia degli Alfano e dei Quagliarello si affretta a ripetere che «non avrà alcuna conseguenza sul governo» (continua)

 

giovedì 14 marzo 2013

Quella ferocia contro i media


"L'unico giornale del quale mi fido è la Settimana Enigmistica". Sono parole di Beppe Grillo. Me le ricordo bene anche perché le ho scritte io. Non so se su una vecchia Olivetti o sul mio primo computer, nella remota età di transizione dalla scrittura metalmeccanica e quella digitale. Era l'autunno del 1990, lo spettacolo si chiamava "Buone notizie", la regia era di Giorgio Gaber (continua)

 

giovedì 8 aprile 2010

La canzone a teatro - Introduzione


«Chi è Giorgio Gaber e perché parla male di tutti?». Così, parafrasando un celebre film americano, l’Unità del 24 novembre '78 titolava la mia recensione di Polli d’allevamento. Avevo già visto gli altri spettacoli di Gaber, ma era la prima volta che ne scrivevo: e fu un articolo piuttosto faticoso. Ero diviso tra l’ammirazione per la bravura dell’interprete, per la perfezione formale dello spettacolo, e la forte perplessità sui contenuti. «Parlare male di tutti» mi sembrava un esercizio troppo facile, troppo ovvio per un artista in possesso di mezzi espressivi così efficaci e così fuori dalla norma. E, sotto sotto, mi influenzava ancora il famigerato «cui prodest?» che portava – in tempi ormai remoti, per carità – i critici comunisti a confondere le ragioni di bandiera con le ragioni dell’arte. Mi seccava, insomma, che uno strumento così implacabile quale mi appariva Gaber sul palcoscenico non fosse al servizio di quella che ritenevo – e ritengo ancora – «la parte giusta».
Avevo ragione e avevo torto. Ragione perché intuivo che la fase del rifiuto, dell’invettiva, dell’analisi negativa non poteva esaurire il potenziale artistico di Gaber, giunto ormai, con Polli d’allevamento, all’estrema codificazione scenica del suo gran rifiuto nei confronti dei miti degli anni Settanta. Torto perché un contenutismo pedestre influenzava il mio giudizio impedendomi di risolvere il mio rapporto con la scena nell’unico modo che consente di interpretare serenamente e correttamente uno spettacolo ed il suo interprete: partendo, cioè dalla struttura, dall’individuazione di un linguaggio e del modo di intenderlo. Ma l’errore non era solo mio: gli spettacoli di Gaber, infatti, sono stati quasi sempre interpretati a partire dal cosiddetto «messaggio», il temibile cancro che ha portato alla metastasi, negli anni Settanta, l’immaginario collettivo della sinistra.
In questa chiave, il teatro di Gaber è stato visto come un’ininterrotta metafora dell’impotenza (continua)

Michele Serra (Giorgio Gaber: La canzone a teatro - 1982 - Il Saggiatore)