mercoledì 24 luglio 2013
Pd, la solitudine degli elettori
Di bandiere del Pd ce n’era una soltanto, ma siamo convinti che di elettori del Pd ce ne fossero davvero molti, forse la maggioranza tra i centomila di piazza San Giovanni a Roma dove, ieri, intorno alla Fiom-Cgil di Maurizio Landini,
c’erano con la sinistra del lavoro, della legalità e della dignità,
Stefano Rodotà, Sergio Cofferati, Gino Strada, Antonio Ingroia, Nichi
Vendola e i 5Stelle (continua)
Antonio Padellaro /Il Fatto Quotidiano, 19 Maggio 2013)
Nostalgia di Andreotti che mai ricuso' i tribunali
Nel
mio 'coccodrillo' scrivevo che Andreotti, durante e dopo i suoi
processi, non aveva mai accusato la Magistratura di 'complotto', non
aveva mai parlato di «uso politico della giustizia», non aveva mai
ricusato i Tribunali lasciando che i suoi processi si svolgessero
davanti al proprio giudice naturale, come prevede la Costituzione
(Particolarmente grottesca è la motivazione con cui i legali di
Berlusconi hanno cercato di inficiare l'imparzialità di Alessandra
Galli, uno dei tre giudici del processo Mediaset, la cui serenità
sarebbe minata dal fatto che suo padre, Guido, fu assassinato nel 1980
dai terroristi. Che «c'azzecca» questo con Berlusconi? Tanto varrebbe
sostenere che un magistrato che ha avuto delle disgrazie familiari non
puo' fare il magistrato (continua)
domenica 7 luglio 2013
Orlando fonda Coerenza e democrazia. Obiettivo: accogliere i ribelli dell’Idv
Non c’è ancora il logo e nemmeno lo statuto. E il nome non è ancora ufficiale. Ma il nuovo movimento lanciato da Leoluca Orlando ha già acceso parecchi appetiti politici. Il sindaco di Palermo ha ormai rotto definitivamente il sodalizio con Antonio Di Pietro e sta di fatto guidando la fuga dei ribelli da Italia dei Valori. Nelle scorse settimane Di Pietro aveva commissariato il partito in Sicilia, mettendo praticamente alla porta l’ex senatore Fabio Giambrone,
fedelissimo di Orlando. Oggi è arrivata la risposta del sindaco di
Palermo, che ha scoperto il movimento a cui stava lavorando da mesi e a
Roma ha presentato Coerenza e democrazia, la
sua nuova creatura che dovrebbe accogliere i vari transfughi dell’Italia
dei Valori. Il nome per esteso del movimento dovrebbe essere Coerenza e democrazia 139, con un chiaro riferimento ai 139 articoli della Costituzione italiana (continua)
Giuseppe Pipitone (Il Fatto Quotidiano - 13 maggio 2013)
Fuori i bulli dal nostro Twitter
È nato un
nuovo diritto. Il diritto ai social network. Il diritto di poter avere
un account, di poter postare, leggere e commentare. In paesi come la
Cina, Cuba, la Corea del Nord, l'Iran l'accesso ai social network è
vincolato o persino negato. Spesso può avvenire solo in forme
clandestine. I regimi che hanno represso le primavere arabe vietavano i
social network che, in quel contesto, sono diventati vettori di
informazioni necessarie alle proteste e simboli di una rinascita
democratica (continua)
Roberto Saviano
FATE SCHIFO
Siccome
non c’è limite alla vergogna, ieri il Coniglio Superiore della
Magistratura, già organo di autogoverno della medesima e ora manganello
politico per mettere in riga i “divisivi” che disturbano l’inciucio, ha
condannato alla “censura” il pm minorile di Milano Anna Maria Fiorillo.
Ha insabbiato un’indagine? È andata a cena con un inquisito? È stata
beccata al telefono con un politico che le chiedeva un favore? No,
altrimenti l’avrebbero promossa: ha raccontato la verità sulla notte del
27 maggio 2010 alla Questura di Milano, quando Karima el Marough in
arte Ruby, minorenne marocchina senza documenti né fissa dimora fu
fermata per furto e trattenuta per accertamenti. Quella notte, per sua
somma sfortuna, era di turno la Fiorillo che, per sua somma sfortuna, è
un pm rigoroso che osserva la Costituzione, dunque non è malleabile né
manovrabile (continua)
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano, 11.5.2013)
Colle, governo, commissioni: i due mesi che non hanno cambiato l’Italia
Il grande ritorno dei Cicchitto e dei Casini ai vertici delle commissioni parlamentari chiude il cerchio. Al voto del 24 e 25 febbraio un quarto degli elettori ha scelto un movimento in rotta di collisione con i vecchi partiti, i Cinque Stelle, e un altro quarto ha dato fiducia alle promesse di cambiamento del Pd,
prima fra tutte quella di porre fine all’era berlusconiana. Messi
insieme (senza contare i partiti minori e gli astenuti per protesta)
fanno 17 milioni di cittadini, la metà esatta di tutti quelli che sono andati alle urne.
Nei due mesi successivi, le loro aspirazioni sono state completamente affossate dall’eterno gattopardismo italiano,
il “tutto cambi perché nulla cambi” (continua)
Mario Portanova (Il Fatto Quotidiano - 10 maggio 2013)
In morte di Andreotti
A differenza di altri io ho avuto sempre una certa simpatia e anche stima per l’onorevole Giulio Andreotti.
Ho incontrato il 'divo Giulio' solo in due occasioni. Nel 1980 lavoravo per Il Settimanale e
mi ero messo in testa di fare un’inchiesta sui danni che aveva
provocato all’Italia l’aver fissato la capitale a Roma e avanzavo la
proposta protoleghista di spostarla altrove («Via da Roma la capitale», Il Settimanale, 4/11/1980).
Fra i personaggi da sentire mi sembrava indispensabile Giulio
Andreotti, politico già allora di lunghissimo corso e oltretutto romano
doc. Ma disperavo di arrivarci, Il Settimanale era
un piccolo giornale. Telefonai alla segretaria, la mitica Enea, che mi
chiese il tema dell’intervista, il tempo che mi occorreva e quello che
avevo per andare in pagina. Le spiegai il tutto. Mi rispose che mi
avrebbe fatto sapere entro una mezz’ora. E infatti dopo mezz’ora mi
chiamò dicendomi che l’onorevole Andreotti mi avrebbe ricevuto per
quaranta minuti in un centro diocesano di Metanopoli vicino
all’aeroporto di Linate perché subito dopo sarebbe dovuto ripartire per
Roma. La cosa mi stupì: era un modo di fare alla tedesca, non
all’italiana (continua)
Massimo Fini (massimofini.it - 7 maggio 2013)
Emergenza femminicidio, ripartiamo da scuola e tv
Gentile Presidente Boldrini, gentili ministre Carrozza e Idem, in questi giorni il Corpo di noi Donne, pare stia diventando popolare. Ci sono voluti più di 100 donne ammazzate l’anno passato e un trend in ascesa anche quest’anno per convincere i media a dare risalto al femminicidio, neologismo che sta a significare omicidio di una donna in quanto donna.
In molte stiamo lavorando su questo tema da anni, a partire dalle donne attive nei centri per le donne maltrattate
alle migliaia di attiviste ignote che con pazienza svolgono un ruolo
fondamentale in rete, luogo prezioso di innalzamento del livello di
consapevolezza, frequentato dalle e dai giovani e quindi luogo di
formazione ed educazione quando ben utilizzato (continua)
Lorella Zanardo (Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2013)
Attenti al trappolone
Il primo maggio nel mio editoriale avevo
deliberatamente ignorato la proposta dei «saggi» di creare un nuovo
organo costituente battezzato Convenzione per le riforme addetto,
appunto, a rivedere e rifare la nostra Costituzione. L'avevo ignorata
perché mi interessava spiegare come ci potevamo facilmente liberare del
Porcellum sostituendolo con uno dei due sistemi elettorali più
accreditati e ben riusciti dell'Occidente: il sistema maggioritario a
doppio turno della Francia, oppure il sistema tedesco. Ad entrambi si
sarebbero poi dovute aggiungere strutture costituzionali che avrebbero
richiesto più tempo; ma intanto il rischio di restare con il Porcellum
sarebbe sparito. Perché i sistemi elettorali sono, in Italia, materia di
legge ordinaria, e quindi disgiungibili da riforme costituzionali i cui
tempi possono essere lunghi e soprattutto facilmente allungabili (continua)
Giovanni Sartori (Corriere della Sera - 8 maggio 2013)
mercoledì 3 luglio 2013
O IMBROGLIONI O TARTASSATI
Non è vero
che gli svedesi sono contenti di pagare le tasse. Non è vero che gli evasori in
America finiscono in galera come capitò ad Al Capone. Non è vero che il
contribuente italiano in ordine si sente felice: si considera invece un
minorato, perché a lui manca il privilegio che hanno masse enormi di suoi
compatrioti, che riescono a imbrogliare il fisco.
La
ricevuta di un riparatore d’auto o di uno che aggiusta il televisore è rara e
preziosa come un francobollo dei Ducati.
Dopo anni
di prediche e di minacce, siamo arrivati al punto che metà della popolazione
vive con redditi poco al di sopra dell'Uganda: questo non è il Terzo Mondo, è
il Quarto. Quello dei dritti (continua)
Enzo Biagi (Il Fatto - 1995 - Rizzoli)
L’economia di Cosa Nostra al tempo della crisi
La mafia tra Nord e Sud
La notizia relativa alla confisca del patrimonio di un imprenditore siciliano che agiva nel settore delle energie rinnovabili (eolico) ha ricevuto particolare attenzione dai media. (1) Soprattutto, per l’ordine di grandezza dei beni confiscati (1,3 miliardi), tra cui compaiono quarantatré società di produzione di energia alternativa.
Viene spontaneo interrogarsi sullo “stato” dell’economia di Cosa Nostra in tempo di crisi, sulle sue strategie di investimento, sui rapporti con la politica, sull’andamento della redditività di alcuni suoi specifici settori di attività. I materiali resi disponibili dalle indagini giudiziarie ci presentano un’economia di Cosa Nostra differenziata per luogo d’azione, più che mai presente nel settore degli appalti, a maggior grado di politicizzazione (continua)
La notizia relativa alla confisca del patrimonio di un imprenditore siciliano che agiva nel settore delle energie rinnovabili (eolico) ha ricevuto particolare attenzione dai media. (1) Soprattutto, per l’ordine di grandezza dei beni confiscati (1,3 miliardi), tra cui compaiono quarantatré società di produzione di energia alternativa.
Viene spontaneo interrogarsi sullo “stato” dell’economia di Cosa Nostra in tempo di crisi, sulle sue strategie di investimento, sui rapporti con la politica, sull’andamento della redditività di alcuni suoi specifici settori di attività. I materiali resi disponibili dalle indagini giudiziarie ci presentano un’economia di Cosa Nostra differenziata per luogo d’azione, più che mai presente nel settore degli appalti, a maggior grado di politicizzazione (continua)
Travaglio su Andreotti: Colpevole, ma tutti in coro gridarono "Assolto"
Lo
Stato non può processare se stesso", diceva Leonardo Sciascia. Senza
prevedere che, in una breve e luminosa stagione, quella dei primi anni
90 del XX secolo, lo Stato avrebbe processato se stesso grazie a un
pugno di magistrati coraggiosi, raccolti in poche Procure e Tribunali.
Fra questi, quelli di Milano e di Palermo. Giulio Andreotti passerà alla
storia come l'unico presidente del Consiglio (lo fu per ben sette
volte) processato per mafia. Ma come sia finito il suo processo a
Palermo, che per questo motivo è il più importante della storia non solo
d'Italia, ma del mondo, lo sanno in pochi, e in pochissimi lo sapranno
nelle generazioni future. Perché quel processo è stato il banco di prova
di una delle più colossali manipolazioni mai viste nella storia
dell'informazione (continua)
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano del 07/05/2013)
Lettera di Aldo Moro a A Benigno Zaccagnini (non recapitate)
"Caro
Zaccagnini,
ecco,
sono qui per comunicarti la decisione cui sono pervenuto nel corso di questa
lunga e drammatica esperienza ed è di lasciare in modo irrevocabile la
Democrazia Cristiana. Sono conseguentemente dimissionario dalle cariche
di membro e presidente del Consiglio Nazionale e di componente la Direzione
Centrale del Partito. Escludo ovviamente candidature di qualsiasi genere
nel futuro. Sono deciso a chiedere al Presidente della Camera, appena potrò,
di trasferirmi dal Gruppo Parlamentare della D.C. al Gruppo Misto. E' naturale
che aggiunga qualche parola di spiegazione. Anzi le parole dovrebbero
essere molte, data la complessità della materia, ma io mi sforzerò di ridurle
al minimo, cominciando, com'è ovvio, dalle più semplici. Non avendo mai
pensato, anche per la feroce avversione di tutti i miei familiari, alla
Presidenza della Repubblica, avevo immaginato all'inizio di legislatura di
completare quella in corso come un vecchio al quale qualche volta si chiedono
dei consigli e con il quale si ama fare un commento sulle cose, che l'età ed il
personale disinteresse rendono, forse, obiettivo (continua)
Emma il ministro una "fanatica" dei diritti umani
C'è
in Emma Bonino, nuovo ministro degli Esteri, la bontà sanguinaria di
una Santa Caterina da Siena. E' una fanatica dei 'diritti umani'. Un po'
meno degli esseri umani. Se sospetta che uno di questi Diritti sia
leso, in una qualsiasi parte del globo, è pronta ad invocare l'arrivo
delle truppe, dei carri armati, dei B52, delle bombe all'uranio
impoverito. «Sono una non violenta, non una pacifista» dichiara. Fatto è
che sono più di quindici anni che la Bonino è una guerrafondaia dai
purissimi e santi intenti. Comincio' durante le vicende di Bosnia,
saltellando da una Tv all'altra del Vecchio Continente e strillando:
«Gli stupri etnici! Gli stupri etnici! Non possiamo tollerare gli stupri
etnici!», mentre migliaia di persone morivano sotto le bombe all'uranio
impoverito della Nato, il cui intervento, con questo pretesto, la
Bonino aveva invocato nella sua qualità di Commissario europeo. E ha
continuato, la 'non violenta', appoggiando tutte le guerre occidentali,
successive e preventive: alla Serbia, all'Afghanistan, all'Iraq, alla
Libia, mentre non sarebbe aliena alla «soluzione di forza» con l'Iran
dove le donne indossano il chador che è una delle ossessioni di questa
suorina laica (continua)
Il 2 giugno facciamo sfilare chi rappresenta davvero la Repubblica
Ancora una volta devo far riferimento al mio precedente post
che ha suscitato molte reazioni, anche violente e aggressive. Ma non è
dei toni che mi preoccupo quanto di un equivoco di cui evidentemente
sono responsabile: quando molti lettori danno alle parole un senso a cui
chi scrive non pensava neppure, la colpa non è certo di chi legge ma di
chi scrive e non si fa capire. Non dico dunque che sono stato
frainteso, ma che non sono riuscito a essere chiaro. Invitando i
“ragassi” a mollare la brutta compagnia, non mi rivolgevo ai giovani per
spingerli a lasciare l’Italia, ma ai parlamentari del Pd – giovani e meno giovani – perché escano al più presto da questa ambigua maggioranza (continua)
Giorgio Simonelli (Il Fatto Quotidiano - 4 maggio 2013)
«Ho visto Messina Denaro. Hanno bloccato le mie indagini»
«Noi non abbiamo intenzione di prendere Provenzano! Non hai capito niente allora? Ti devi fermare!». È sbigottito il maresciallo Saverio Masi quando, dopo aver chiesto uomini e mezzi per catturare il boss, sente urlare il suo superiore. «Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella?» Allo sbigottimento segue lo sconcerto. Nessuno nell’Arma era a conoscenza che la sorella fosse disoccupata.
È solo uno degli episodi che Masi ha descritto nella denuncia presentata alla Procura di Palermo.
A distanza di anni rivela il nome del superiore e di tutti gli altri
che avrebbero ostacolato le indagini su Provenzano prima e Messina
Denaro poi (continua)
mercoledì 15 maggio 2013
Giustizia, il piano del Cavaliere: "Ora si possono congelare i processi"
La paura è sempre la stessa, essere condannato, venir interdetto o,
nella peggiore delle ipotesi, finire in cella. Mentre tratta, da potente
leader del Pdl, per il nuovo governo, Berlusconi vive il suo atavico
incubo, la catastrofe per via giudiziaria. I nomi sono quelli di sempre,
Mediaset, Ruby, Unipol, De Gregorio, i processi in pista tra Milano e
Napoli. I suoi avvocati sono preoccupati quanto lui. Si confessano. Il
gioco si fa scoperto (continua)
Liana Milella (La Repubblica - 27 aprile 2013)
Caro Grillo con Rodotà hai sbagliato i tempi
Bel
colpo, Beppe. L'incaponirsi su Rodotà ha portato ai seguenti risultati.
1) Un bis di Napolitano che ha tollerato senza fiatare tutte le
nefandezze di Berlusconi (non per nulla lo chiamavi 'Morfeo'), ha
firmato le leggi 'ad personam' e ogni volta che l'energumeno, nelle
vesti di premier, faceva dichiarazioni eversive, tipo «la Magistratura è
il cancro della democrazia», si limitava a dei generici «abbassare i
toni» validi 'erga omnes'. 2) Il governo di 'larghe intese' (chiamarlo
inciucio è proibito) fra Pdl e Pd che per diciotto anni si sono
alternati al potere portando il Paese alla bancarotta economica e
sociale (oltre che morale), che ora tentano di addebitare, col mantra
della 'responsabilità', a 5Stelle che nel Parlamento è appena entrato.
Hanno avuto 18 anni per dimostrare 'responsabilità' verso il Paese. La
scoprono solo ora, perchè temono che la casa che hanno distrutto gli
caschi addosso (continua)
Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2013)
Governo Letta, il discorso integrale sulla fiducia
“Signora
Presidente, Onorevoli Deputati,
appena una
settimana fa il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, pronunciava il suo
discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica. A lui consentitemi
di rivolgere nuovamente un sincero ringraziamento per lo straordinario spirito
di dedizione alla nostra comunità nazionale con il quale ha accettato la
rielezione per il secondo mandato.
Voglio inoltre
ringraziare i Presidente del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura
Boldrini, per la collaborazione offerta nella fase di consultazione in questo
primissimo avvio dell'esperienza di governo.
Quella del
presidente Napolitano è stata - lo sappiamo - una
"scelta eccezionale". Eccezionale perché tale è il momento che
l'Italia e l'Europa si trovano a vivere oggi. Di fronte all'emergenza il
presidente della Repubblica ci ha invitato a parlare il linguaggio della
verità" (continua)
Viviamo più a lungo ma diventiamo vecchi più rapidamente
L'Istat
nel ristrutturare la composizione della popolazione italiana per fasce
d'età, definisce gli over 65 'giovani anziani'. E' una caratteristica
tipica di questa nostra società bizantina di mettere le parole al posto
delle cose credendo cosi' di mutarne la natura. Smettiamola di prenderci
in giro con questa ossessione della giovinezza a tutti i costi. I
Romani che erano meno ipocriti e retorici di noi fissavano l'inizio
della vecchiaia a 60 anni. E cosi' è anche oggi come sa chi abbia
compiuto questo fatidico compleanno. Come immutato è il periodo di
fecondità della donna, che raggiunge il suo apice a 27 anni per
degradare poi e concludersi poco dopo i quaranta, a meno di non
ricorrere a qualche artificio tecnologico degno del laboratorio del
dottor Frankenstein (continua)
Massimo Fini (Il Gazzettino,25 aprile 2013)
Letta, Grillo, Berlusconi e le dieci bugie oggi di moda
“E’ tutta colpa di Grillo”. E’ sempre colpa di
Grillo. Se cade il governo, se piove, se c’è il sole. La tesi
autossolutoria del Pd – il cui elettorato tende incredibilmente a
ingoiare di tutto, passando dalla fregola per l’iper-democrazia al
giubilo per l’abbraccio mortale con Berlusconi – è ora quella di
ripetere che “il governissimo c’è perché Grillo ci ha portato a farlo”.
Sarebbe vero se non ci fosse stata l’apertura Rodotà. Ma quell’apertura
c’è stata. Nel gioco delle percentuali, il Pd ha il 70% delle colpe e
l’ortodossia di Grillo il 30% (continua)
Andrea Scanzi (Il Fatto Quotidiano - 26 aprile 2013)
"Minico" di Rino Porrovecchio
Minico è un ragazzo di venticinque anni.
Ha perso il padre da un paio d'anni, per cancro.
Lui e sua mamma vivono con una misera pensione, in una
casetta mal ridotta di Sferracavallo.
Lo conobbi ad una mostra fotografica.
Minico era il fidanzato di una mia amica fotografa.
Tarchiato, occhioni scuri e capelli neri come la pece,
Minico, in quella occasione, rimase colpito da alcuni miei commenti alle foto
in esposizione che tentavano maldestramente di cogliere differenze e similitudini
tra la Palermo e la Berlino di strada (continua)
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