mercoledì 6 febbraio 2013
Terremoto dell'Aquila ecco perché è ineccepibile la sentenza del Tribunale
Se
gli aruspici romani, dopo aver esaminato le interiora di un qualche
animale, davano un responso che, a conti fatti, si sarebbe rivelato
sbagliato, venivano immolati e squartati come gli animali da cui avevano
preteso di trarre le loro divinazioni. Una giusta punizione per la loro
presunzione. La sentenza con cui il Tribunale dell’Aquila ha condannato
a sei anni di reclusione i sette esperti della Commissione Grandi
Rischi è ineccepibile (continua)
Massimo Fini (Il Gazzettino, 26 ottobre 2012)
“Io voglio restare”, nasce il movimento dei giovani che resistono all’emigrazione
Nell’Europa delle frontiere aperte e dei voli low cost,
per molti giovani italiani andare a lavorare all’estero non è più
un’opportunità, ma una strada obbligata. Se fino a qualche anno fa la
fuga oltreconfine era una scelta, un’esperienza di vita che poteva
durare pochi mesi o decine di anni, adesso una società vecchia, dagli
ingranaggi arrugginiti, infestata dal malcostume e incapace di crescere
offre poche alternative alla generazione più giovane: rimanere è un
rischio che molti non si sentono di correre (continua)
Chiara Merico (Il Fatto Quotidiano - 9 novembre 2012)
Facce nuove e vecchie maschere
Bastano
la giovinezza e le facce pulite dei giovani 'grillini' siciliani
(un'antropologia che si riproporrà, e probabilmente con numeri ancor più
consistenti, alle prossime elezioni politiche) per sperare in un futuro
migliore? In linea di massima direi di no. Nei dintorni del
Sessantotto, quando imperversava il più spudorato giovanilismo ( il modo
migliore per inculare i giovani è farli sentire protagonisti, portarli
in palmo di mano – allora, nella società che assaporava il benessere,
c'era anche, e forse soprattutto, una ragione economica: i giovani erano
diventati un settore di mercato appetibile) scrissi per Linus un
articolo intitolato: 'Basta con i giovani' che concludeva così: “ la
cosa migliore, modesta ma onesta, che possono fare i giovani è una sola:
invecchiare” (continua)
Se Monti dicesse: “Trovate quei soldi, cazzo”
Gentile professor Monti, penso che a questa lettera
non risponderà mai o forse neppure la leggerà. Non certo per mancanza di
garbo. Lei è persona assai cortese e da quando gli italiani la
frequentano non le hanno mai sentito pronunciare una parola men che
levigata, anzi vien da pensare che la sera, prima del sonno del giusto,
lei rifaccia la piega a sostantivi e avverbi con il ferro da stiro e una
spruzzatina di amido (continua)
Il regime di Berlusconi ce lo siamo meritato
Questa
settimana non ci si può esimere dall’occuparsi di Berlusconi. Speriamo
sia l’ultima, anche se col Cavaliere non si può mai dire. Però il Tempo,
il padrone assoluto delle nostre vite, ha fatto il suo implacabile
lavoro, cui nessuno può sfuggire. Aveva 54 anni quando ‘scese in campo’,
oggi ne ha 76. Le sue formidabili energie, succhiate da migliaia di
saprofiti, si sono andate via via affievolendo. Oggi è un vecchio come
denuncia il suo volto che, nonostante tutti gli accorgimenti, anzi
proprio per essi, è diventato un mascherone impressionante. Lo stesso,
disperato, patetico, aggrapparsi a giovani donne è il segno di una
inesorabile, infantile, senilità. E’ un vecchio logoro perché a
differenza, poniamo, di Napolitano che non ha mai battuto chiodo in vita
sua (“coniglio bianco in campo bianco”), si è speso molto (continua)
Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2012)
venerdì 26 ottobre 2012
Comunque la si pensi, Grillo ha vinto
Comunque la si pensi, Grillo ha rivoluzionato pacificamente il modo di fare politica in Italia incentrando la comunicazione e l’organizzazione in rete del suo movimento e raccogliendo, low cost, un notevole consenso.
Nel prossimo test siciliano, il M5S “rischia” seriamente di diventare il primo partito
e, forse, di esprimere pure il presidente, smentendo così
clamorosamente la tesi craxiana dell’ “incomprimibile costo della
politica” che di fatto legittimava il finanziamento illecito dei
partiti. Il costo della politica è quindi comprimibile e, come direbbe
Grillo, poiché la politica si è ridotta ai soldi (continua)
mercoledì 24 ottobre 2012
Mafie, i padroni della crisi Perché i boss non fanno crac
I capitali mafiosi stanno traendo
profitto dalla crisi economica europea e, più in generale, dalla crisi
economica dell'Occidente, per infiltrare in maniera capillare
l'economia legale. Eppure i capitali mafiosi non sono solo l'effetto
della crisi globale, ma anche e soprattutto la causa, perché presenti
nei flussi economici sin dalle origini di questa crisi. Nel dicembre
2009, il responsabile dell'Ufficio Droga e Crimine dell'Onu, Antonio
Maria Costa, rivelò di avere le prove che i guadagni delle
organizzazioni criminali fossero l'unico capitale d'investimento
liquido che alcune banche avevano avuto a disposizione durante la crisi
del 2008 per evitare il collasso (continua)
Roberto Saviano (La Repubblica - 27 agosto 2012)
Il Crepaccio invisibile
È accaduto già una volta nella storia
italiana che il sistema democratico si sia puramente e semplicemente
suicidato. L’avvento al potere di Mussolini non fu infatti il risultato
della forza militare delle camicie nere bensì, appunto, degli errori e
delle incapacità di tutti gli altri attori politici. Oggi stiamo di
nuovo scherzando col fuoco, poiché la riforma della legge elettorale
che si va preparando rischia di spianare la strada a un secondo caso di
suicidio della democrazia nel nostro Paese, o a qualcosa di molto
simile (continua)
Bersani di lotta o di governo?
Pier Luigi Bersani ha dato una lunga intervista a Repubblica per dire che il governo dei tecnici è “una parentesi” da chiudere e per candidarsi alla guida del prossimo governo.
Data la complessità degli argomenti, ne citiamo i passaggi chiave con
traduzione in italiano corrente per i lettori meno scafati.
“Qualunque
ragionamento sul prossimo futuro deve partire dal presupposto che non
vengano abolite le elezioni, magari su suggerimento di Moody’s. Se in
Italia passasse l’idea che la politica non è in grado di tirarci fuori
dalla crisi, noi ci porremmo automaticamente al margine delle democrazie
del mondo”.
Non posso essere più esplicito, ma il vero pericolo non è tanto l’antipolitica quanto la voglia di commissariamento della democrazia che pervade non posso dire chi (continua)
Non posso essere più esplicito, ma il vero pericolo non è tanto l’antipolitica quanto la voglia di commissariamento della democrazia che pervade non posso dire chi (continua)
Giorgio Meletti (Il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2012)
mercoledì 17 ottobre 2012
Il non voto è comunque un voto ed oggi, più che antipolitica, è una delega in bianco alla “vera casta” che governa il paese.
Indipendentemente
da
quelli che sono gli orientamenti politici e le disillusioni che
possiamo provare, rimango convinto che non è opportuno nè tantomeno
saggio non
esercitare oggi il proprio diritto di voto ...... (continua)
Se poi i partiti o movimenti venissero finalmente vissuti per quello che sono, ovvero strumenti della politica, anche il voto di protesta potrebbe essere veramente libero e convogliato in qualsiasi direzione funzionale alle necessità del momento.
Ogni scelta resta legittima e non necessita sempre di coerenza o, peggio, di fedeltà assoluta a un teorico credo “storicizzato”; il consenso non può rimanere supinamente riposto in chi ostenta programmi teoricamente in linea con il nostro credo, ma che pratica politiche manifestamente lontane.
Infine, per quanto ovvio, è evidente che, se l'opposizione è la funzione politica principe nel controllo del governo di turno, l'astensionismo non conferisce ad alcuno deleghe finalizzate a tale scopo.
Se poi i partiti o movimenti venissero finalmente vissuti per quello che sono, ovvero strumenti della politica, anche il voto di protesta potrebbe essere veramente libero e convogliato in qualsiasi direzione funzionale alle necessità del momento.
Ogni scelta resta legittima e non necessita sempre di coerenza o, peggio, di fedeltà assoluta a un teorico credo “storicizzato”; il consenso non può rimanere supinamente riposto in chi ostenta programmi teoricamente in linea con il nostro credo, ma che pratica politiche manifestamente lontane.
Infine, per quanto ovvio, è evidente che, se l'opposizione è la funzione politica principe nel controllo del governo di turno, l'astensionismo non conferisce ad alcuno deleghe finalizzate a tale scopo.
essec/2012
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