mercoledì 16 settembre 2009

Voler nascordersi

Berlusconi si associa con Gheddafi e compra il 25% di una televisione tunisina


Lo scorso agosto il capo del governo italiano ha concesso un’intervista a Nessma TV in cui ha sottolineato l’importanza di fare “buoni ‘casting’ femminili”. L’oscuro trattato bilaterale di amicizia firmato a Bengasi (Libia) nell’agosto del 2008 da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi è stato fino ad ora controverso a causa del chiaro baratto di gas e petrolio con gli immigrati clandestini, che l’Italia ora restituisce alla Libia non rispettando il diritto di richiedere d’asilo. Una piccola notizia secondaria, apparsa a giugno scorso, era passata quasi inosservata. Si tratta dell’acquisto, da parte della compagnia libica Lafitrade, del 10% di Quinta Communications. La Lafitrade, con sede olandese e controllo libico, porta alla famiglia Ghedddafi attraverso la Lafico (continua)

[Articolo originale "Berlusconi se asocia con Gaddafi y compra el 25% de una televisión tunecina" di MIGUEL MORA] - Articolo di , pubblicato domenica 6 settembre 2009 in Spagna



Sgamato!

Costituzione: La riga mancante


Apro l’Unità, ieri mattina e leggo: «Muore la costituzione, dittatura del premier». Sento un leggero disagio, che inizialmente attribuisco alla parola «premier» e all’orribile immagine della sua tricointermittenza, ma subito dopo capisco che il motivo è un altro.

Al titolo manca qualcosa, precisamente una seconda riga. Questo mi viene confermato da una mia amica francese che un po’ sadicamente dice: ma insomma, costituzione manomessa e dittatura del premier e siete ancora qui a bere il cappuccino? Non do la colpa di questa riga mancante ai giornalisti de l’Unità, essendo spesso più settario e confuso di loro. Il mio disagio nasce perché in quella riga mancante, c’è tutto ciò che mi fa imbufalire della sinistra istituzionale italiana, a pochi giorni dal voto.
Immaginiamo che i casi siano due. O è vero, come talvolta appare nei discorsi dei dirigenti della sinistra, anche i più pacati, che stiamo vivendo un vero e proprio regime, retto da un premier seminatore di odio, bugiardo e plurinquisito, affiancato a un lato dal suo avvocato condannato per corruzione, e dall’altro dal suo palafreniere condannato per mafia. Un premieruzzo vittimista che si fa ricattare da una banda di finti dimissionari e veri razzisti, a parole integerrimi padani, in realtà matricianari democristiani affamati di comando (continua)

Stefano Benni ("Il Manifesto" - giovedì 24 marzo 2005)



Attenzione, attenzione ..........

La Costituzione della Repubblica Italiana

La Costituzione della Repubblica Italiana

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società (continua)

La Tartaruga

giovedì 10 settembre 2009

Giù la testa

La magarìa


Alla picciliddra, che si chiamava Lullina e manco aveva cinque anni, piaceva accompagnare campagna campagna il nonno che le spiegava tante cose. Quella matina però il vecchio s’addunò che la picciliddra non pareva interessata alle sue parole, era come se stesse appresso a un suo pinsèro. “Che hai?” - le spiò a un certo momento della passeggiata. “Nenti” - disse Lullina, evitando la taliàta del vecchio. “Non vuole incontrare i miei occhi, mi ammuccia qualcosa” - pinsò il vecchio. S’assittò sopra una grossa pietra e attirò a sé la picciliddra. “Lullinè, tu non me la conti giusta. Se ti capitò o hai fatto qualcosa, dimmela. Lo sai che io t’addifendo sempre”. “E va bene” - fece Lullina tutto d’un fiato - “Stanotte ho fatto un sogno (continua)

Andrea Camilleri (Favole del tramonto - Edizioni dell’Altana, 2000)


Bisogno di protezione

Manuale di conversazione


Le grammatiche su cui si studiano le lingue saranno utilissime per impararle, ma non altrettanto per la logica e il buon senso. Il che, tuttavia, non rappresenta un danno in ogni senso. Anzi potrebbe contribuire a dare ai rapporti fra le persone un carattere quanto mai spensierato e fantasioso che conferirebbe alla vita un aspetto dei piu' piacevoli.
Dalla grammatica inglese:
" Portaste il binocolo? ".
" No, ma portai il vostro ventaglio. "
Col che si imparano parecchi vocaboli, non c'e dubbio. Ma non e' chi non veda un ventaglio esser tutt'altra cosa che un binocolo. Non c'e' niente in comune fra i due oggetti. Come e' possibile parlare di ventaglio a chi vi chiede notizie del binocolo?
Vediamo: dove, quando e perche' si puo' domandare a qualcuno se ha portato il binocolo? In teatro, o in occasione di una gita in luoghi panoramici, o per esigenze belliche.
Ora, ammesso che in un teatro possa essere utile anche un ventaglio, benche' abbia tutt'altra funzione e non sara' certo esso che mi permettera' di apprezzare le bellezze d'un corpo di ballo. Ma su una montagna! Che ne faccio d'un ventaglio, se ho bisogno d'un binocolo?
Non parliamo poi d'una casamatta o della tolda d'una nave da guerra. Immaginate un generale nel suo osservatorio o un ammiraglio sul ponte di comando, che durante l'infuriare della battaglia, dovendo seguire le mosse del nemico, domandi all'aiutante di campo:
" Portaste il binocolo?" e si senta rispondere: " No, ma portai il vostro ventaglio ".
Anche ammesso che faccia molto caldo, in quel momento il comandante ha bisogno di guardare.
Forse gli autori degli esercizi di traduzione immaginano un mondo di stolidi. Ecco un altro dialogo della grammatica inglese:
" Mamma, comperasti la tovaglia? "
" No, ma comperai il rasoio per tuo fratello. "
Una famiglia di pazzi, evidentemente. Pazza la madre, che forse immagina si possa apparecchiare la tavola col rasoio; e pazza la figlia, che dal manuale non risulta essersi minimamente turbata alle parole inconsulte della vecchia insensata (continua)

Achille Campanile

Minimarket

STORIA DEL RAGAZZINO CATTIVO.


C'era una volta un ragazzino cattivo che si chiamava Jim, anche se, quando ci fate caso, vi accorgerete che i ragazzini cattivi dei vostri libri della scuola domenicale si chiamano quasi sempre Jim, Giacomino. Era strano, però è proprio vero che questo qui si chiamava Jim. E non aveva nemmeno la mamma malata... una mamma malata che era devota e aveva la tisi e sarebbe stata felice di giacere nella tomba e di avere pace, se non fosse stato per il grande amore che aveva per il suo bambino e per la paura che il mondo fosse duro e freddo verso di lui, dopo che lei lo avesse lasciato. Quasi sempre, i ragazzini cattivi dei libri della domenica hanno delle mamme malate che insegnano loro a dire: "Buona notte, mio buon Gesù", e li addormentano cantando con voce dolce e lamentosa, e poi danno loro il bacio della buona notte, e poi si inginocchiano vicino al letto e piangono. Ma con questo tipo qui era tutto diverso. Si chiamava Jim, e sua madre non aveva proprio niente... né tisi, né niente del genere. Era una grassona e non era per niente devota; e poi, non stava in pena per Jim. Diceva che se si fosse rotto l'osso del collo non sarebbe stata una gran perdita. Lo mandava sempre a dormire con uno schiaffone e non gli dava mai il bacio della buona notte; al contrario, quando lui se ne andava, gli allungava uno scapaccione. Una volta, questo ragazzino cattivo rubò la chiave della dispensa e si infilò dentro e si pappò una certa marmellata e poi riempì il barattolo di catrame, perché la mamma non si accorgesse della differenza; ma all'improvviso una sensazione terribile NON si impadronì di lui e un non so che NON gli bisbigliò: "E' giusto che io disobbedisca alla mamma? Non è peccato far questo? Dove vanno i ragazzini cattivi che si ingozzano tutta la marmellata della loro buona mamma?", e allora NON si inginocchiò solo soletto, e NON promise di non essere mai più cattivo, e NON si rialzò con il cuore leggero e felice per andare a dire tutto alla mamma e a implorare il suo perdono e a riceverne la benedizione con lacrime di riconoscenza e di orgoglio negli occhi di lei. No, questa è l'usanza di tutti gli altri ragazzini cattivi dei libri; ma, strano a dirsi, con questo Jim andò in tutt'altro modo. Mangiò la marmellata e disse che era roba forte, con quel suo modo di esprimersi peccaminoso e volgare (continua)

Mark Twain (Racconti)

Mamma mia quante cose belle!

LIBERTA' DI INFORMAZIONE E DI ESPRESSIONE ART.21 DELLA COSTITUZIONE - DISATTIVAZIONE ACCOUNT


Lapo Calisse ha inviato un messaggio ai membri di LIBERTA' DI INFORMAZIONE E DI ESPRESSIONE ART.21 DELLA COSTITUZIONE.

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Oggetto: DISATTIVAZIONE ACCOUNT

CIAO A TUTTI, QUI DI SEGUITO LA MAIL CHE HO RICEVUTO DAL TEAM DI FACEBOOOK A SEGUITO DELLA MIA RICHIESTA DI RIATTIVAZIONE DELL ALTRO ACCOUNT CHE MI HANNO DISABILITATO SENZA NESSUN MOTIVO (A MIO AVVISO). SI LEGGE CHIARAMENTE CHE AVREI RICEVUTO MOLTI AVVISI DI EVENTUALE DISATTIVAZIONE A CAUSA DI VIOLAZIONI DETTATE DALLE REGOLE DI FB, MA VI ASSICURO CHE NON HO RICEVUTO NESSUN AVVISO, E CHE HO INVECE AVUTO IL DISTACCO IMPROVVISO. A QUANTO PARE HANNO DECISO DI NON RIATTIVARLO PIU', OVVIO CHE HO RISPOSTO E RICHIESTO CHE MI VENGA RIATTIVATO, MA CREDO CHE NON AVRA' UN ESITO POSITIVO STANDO A QUANTO SI LEGGE NELLA MAIL.

GRAZIE A TUTTI E SCUSATE

P.S.(continua)


Cuba

L'informazione dell'olio di ricino

Testo:
Buongiorno a tutti. Oggi non ci vediamo perché sono ancora convalescente da un piccolo intervento chirurgico, e dunque mi scuserete se comunico con voi con un mezzo più arcaico, la scrittura. Ma l’importante, specie di questi tempi, è comunicare. Lunedì scorso abbiamo parlato dell’attacco squadristico di Feltri al direttore di Avvenire, sputtanato dal Giornale (si fa per dire) e da Libero (si fa sempre per dire) perché, dopo anni di fiancheggiamento filoberlusconiano, aveva osato prudentissimamente criticare sul giornale dei vescovi italiani certe condotte tutt’altro che private del nostro presidente del Consiglio. Dino Boffo è stato costretto a dimettersi non per quel fiancheggiamento imbarazzante, e nemmeno per il suo reato di molestie ai danni di una ragazza di Terni che gli è costato una condanna a 516 euro di ammenda (con un decreto penale al quale non si è opposto, e non con patteggiamento come sembrava una settimana fa). Ma per una delle poche cose giuste che ha fatto: le critiche, per quanto pallide e tardive, a Berlusconi. Leggendo Il Giornale, che aveva rispolverato la notizia già data in breve da Panorama e dal blog di Mario Adinolfi, pareva che negli atti del processo si parlasse anche dell’omosessualità di Boffo come possibile movente di quelle molestie a una donna presentata come compagna del suo ex fidanzato. In realtà si è scoperto che Il Giornale non possedeva quegli atti, ma soltanto il casellario giudiziale di Boffo in cui risultava la condanna, ma non il racconto dei fatti. Casellario giunto in forma anonima con allegata la famosa lettera anonima spacciata dal Giornale per (continua)

Marco Travaglio (Passaparola - 7 Settembre 2009)



Pensieri



LA VESPA E IL SERPENTE


Una vespa, posatasi sulla testa di un serpente, lo tormentava, pungendolo senza tregua col suo aculeo. Quello sconvolto dal dolore, non riuscendo a vendicarsi della sua nemica, cacciò la testa sotto la ruota di un carro sì morì lui insieme con la vespa.

La favola mostra che c’è della gente disposta a morire pur far morire i suoi nemici.

Esopo (Favole)

lunedì 7 settembre 2009

Sorridi .... che la mamma ha fatto gli gnocchi

Vecchi proverbi


- Di notte, - sentenziava un Vecchio Proverbio, - tutti i gatti sono bigi.

- E io son nero, - disse un gatto nero attraversando la strada.
- E impossibile: i Vecchi Proverbi hanno sempre ragione.
- Ma io sono nero lo stesso, - ripeté il gatto.
Per la sorpresa e per l'amarezza il Vecchio Proverbio cadde dal tetto e si ruppe una gamba.
Un altro Vecchio Proverbio andò a vedere una partita di calcio (continua)

Gianni Rodari (Favole al telefono - 1993 - Edizioni EL, S. Dorligo della Valle)


Sogni d'oro



L'APPELLO DEI TRE GIURISTI


L’attacco a "Repubblica", di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle (continua)


Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky (Appello: Vai alle firme)

Pubblicità

Avere e non avere


Avere e non avere. Lavoriamo più degli schiavi ai tempi dei Faraoni. Per trent'anni. Quarant'anni, cinquant'anni. L'età della pensione si allontana fino a coincidere con quella della morte. Il lavoro ha, sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio. Non è importante che il lavoro sia utile, necessario per la società o per l'individuo che lo svolge. Lo scopo di un'attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare. Denaro che serve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili. Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori, abbiamo inventato l'industria della pubblicità. Un inganno colossale, un'autoipnosi a fini di lucro (continua)


Blog Beppe Grillo

Senza freni

Il nuovo partito mediale di massa


NELL'ERA della mediocrazia avanza un soggetto politico nuovo. Anche se ha sembianze note e sembra quasi antico, visto che - nella versione originaria - è sorto insieme alla prima Repubblica. Eppure è cambiato profondamente, negli ultimi anni. In modo tanto rapido che neppure ce ne siamo accorti. Lo chiameremo Partito Mediale di Massa (PMM). Perché è entrambe le cose. Allo stesso tempo mediale e di massa. Senza soluzione di continuità. Non ci troviamo di fronte a un modello, a un caso "esemplare". Perché non è riproducibile né tanto meno ripetibile. Anche se l'intreccio fra media e politica è divenuto stretto e quasi inestricabile. Dovunque. Nei partiti: la comunicazione ha preso il posto della partecipazione; il marketing quello delle ideologie; mentre le persone hanno rimpiazzato gli apparati. Così nel dibattito politico il privato è divenuto pubblico e viceversa. È una tendenza non solo italiana, ma che in Italia ha assunto modalità del tutto inedite, determinate, ovviamente, dalla posizione dominante di Silvio Berlusconi. Il premier di un paese ormai presidenzializzato, dove il potere presidenziale è largamente riassunto dal premier (continua)

ILVO DIAMANTI (7 settembre 2009)


"Dezecchificazione"

L'imbroglione


Un imbroglione s’era impegnato con un tale a dimostrare che l’oracolo di Delfi mentiva. Nel giorno stabilito, prese in mano un passerotto e, copertolo col mantello, andò al tempio, si fermò in faccia all’oracolo, e gli chiese se quel che teneva tra le mani respirava o no. Se gli fosse stato risposto di no, egli intendeva mostrare il passero vivo: se invece gli fosse stato detto che respirava, l’avrebbe strozzato prima di tirarlo fuori. Ma il dio, comprendendo il suo malizioso proposito, rispose: “Smettila, uomo, perché sta in te far sì che ciò che hai in mano vivo oppure morto”.

La favola insegna che la divinità non può esser colta in fallo.

Esopo (Favole)


Testa ..... montata

Nessuno tocchi il piduista Silvio


........."Bisogna evitare l'epilogo della Repubblica di Salò. Mussolini fu riconosciuto dentro una camionetta militare. Si era travestito da soldato tedesco per fuggire in Svizzera. Venne fucilato con la sua amante, Claretta Petacci. Insieme appesi per i piedi a Piazzale Loreto. La gente inferocita gridava: "Porco" a lui e: "Puttana" a lei. Nessun avvocato Ghedini minacciò di querela i partecipanti. Una mano pietosa fermò la gonna della Petacci con uno spillone. Gli stessi che prendevano a calci i cadaveri e gli sputavano addosso, avevano applaudito pochi mesi prima Mussolini nel suo ultimo discorso al Teatro Lirico di Milano. Era arrivato tra due ali di folla che lo osannavano mentre sfilava su una macchina scoperta." ........

Beppe Grillo (6 Settembre 2009)

Olguita 3^, Ramona 2^, Esther 1^

Sette minuti con una bella donna e il cervello maschile va in tilt


Se in presenza di una bella donna vi capita di balbettare, confondervi, dimenticare cosa stavate facendo o dove stavate andando, consolatevi: non siete i soli. E, per di più, è madre natura che ha programmato noi uomini in maniera da comportarci in questo modo. Una ricerca pubblicata in Gran Bretagna conferma infatti il vecchio luogo comune secondo cui il maschio, davanti alla bellezza femminile, perde la testa. Ebbene, sembra proprio così: basta un incontro fugace con una donna attraente e il cervello maschile smette di funzionare, perde colpi, non fa più il suo mestiere. "La donna più sciocca può manovrare a suo piacimento un uomo intelligente", diceva Kipling: se poi è carina, non c'è genio che possa resisterle (continua)


ENRICO FRANCESCHINI (7 settembre 2009)


Vendita diretta

Nel 1963 Il grande inviato del «Corriere» raccontò ai lettori i primi «successi e fallimenti» della Cassa per il Mezzogiorno


Arrivò anche a Napoli per raccontare la Cassa per il Mezzogiorno la Lettera 22 di Indro Montanelli. Era il ' 63. Bisognava iniziare a tirare le somme per i primi quindici anni dell' istituto che sarebbero scaduti due anni dopo. E l' inviato speciale del Corriere della Sera lo fece a modo suo: con una serie di inchieste che anticiparono quello che sarebbe diventato il giudizio storico sull' operato della Casmez tornato in questi giorni alla ribalta per l' ipotesi di una sua rinascita. «Menichella aveva ragione, anche troppo. I suoi polli cedettero alla Cassa solo quando seppero che c' erano stati depositati i primi cento miliardi. Ma pensarono che si trattasse della Befana e tuttora molti di loro lo pensano perché da cent' anni sono abituati a non ricevere altro che Befane: un ponte qui, una strada là, un pò di appalti, qualche ufficio dalle attribuzioni vaghe che fornisse soltanto un pretesto alla distribuzione di qualche impieguccio» scrisse il giornalista di Fucecchio (continua)


Sideri Massimo


Tuffi acrobatici

La querela preventiva


Ho appena finito di parlare al telefono con Niccolò Ghedini, cosa che recentemente faccio spesso (non vi sarà sfuggito, a giudicare dalle ultime iniziative del legale parlamentare rappresentante del Premier). Anche sulla base dell’ultimo post di Furio Colombo proprio qui, gli ho accennato alla possibilità di recuperare parte della credibilità con una mossa finalmente a sorpresa, una mossa inedita: la querela preventiva. Ehilà, ha fatto lui molto interessato, di che si tratterebbe esattamente? E’ semplice, Niccolò. Tu hai mai saputo di una querela a un giornale…Io sì, mi ha interrotto lui. Fammi finire, Niccolò: hai mai sentito parlare di una querela di un Presidente del Consiglio a un giornale…Eccome, mi ha interrotto di nuovo. Oh, insomma, Niccolò, impara anche ad ascoltare, non siamo mica a Ballarò…Hai mai avuto notizia di una querela a un giornale non ancora in edicola? No, effettivamente, ha fatto lui pensoso dietro gli occhiali occhiuti, a dire il vero no. E allora che aspetti, gli ho detto io (continua)


olivernet | Oliviero Beha

Si lavora e si fatica ...........

Chi è senza peccato


Gesù era stanco, camminava dalle sett’albe e ora principiava a fare scuro. S’assittò sopra un pietrone. E di subito gli s’appresentò davanti una folla vociante. In testa a tutti, un omo grosso trascinava per un braccio una picciotta in lacrime. “Questa fìmmina ha messo le corna al marito!” - fece l’omo grosso - “E deve essere ammazzata a pietrate, come dice la nostra legge!” La picciotta si teneva le mani ad ammucciarsi il petto e la natura, quasi fosse nuda. Gesù la taliò, taliò l’omo grosso e tutta l’altra gente che aspettava la sua parola (continua)


Andrea Camilleri (Favole del tramonto - Edizioni dell’Altana, 2000)


Operazione trucco

Il paese delle fiction


Storie mirabolanti del paese delle fiction. Se il capo del governo deve informare i cittadini su fatti e scandali della sua politica e della sua vita pubblica e privata, che fa? Va in Parlamento e si rivolge ai rappresentanti del popolo italiano? Oppure si presenta a una conferenza stampa, o si rivolge ai grandi quotidiani o alle televisioni? No. Convoca un suo dipendente, il direttore del settimanale 'Chi', un giornale di gossip del tipo 'Sorrisi e Canzoni', e sul suo house organ, molto diffuso nella fascia della prima alfabetizzazione, si racconta come in una fiction: non il Barbablù che dicono i suoi nemici, ma un buon padre di famiglia amatissimo da figli e nipoti in attesa di cospicua eredità che sperano distribuita in un modo equo come ha precisato una delle figlie. E che succede nel paese delle fiction? Che la detta pubblicazione viene considerata una gaffe di nababbo convinto che tutto gli sia permesso dalla ricchezza (continua)



Cavallo al lavaggio

I LUPI E LE PECORE


I lupi, che facevano la posta a un gregge di pecore, non riuscivano ad impadronirsene a causa dei cani che lo sorvegliavano, e allora decisero di ricorrere all’astuzia per raggiungere il loro scopo. Mandarono ambasciatori alle pecore, e chiesero la consegna dei cani, affermando che erano essi i responsabili delle loro relazioni ostili. Una volta che li avessero in mano, la pace avrebbe regnato tra di loro. Le pecore, senza sospettare quel che le aspettava, consegnarono i cani; e i lupi, una volta padroni di questi, sterminarono senza difficoltà il gregge rimasto indifeso.

Così anche quegli Stati che consegnano senza difficoltà i loro capi, senz’avvedersene sono tosto soggiogati dai nemici.

Esopo (Favole)

Riparazioni in economia

L’utilizzatore funzionante e altri delirii


Reduce da un piccolo intervento chirurgico in anestesia totale, riprendo la lettura dei giornali, ma non capisco alcune cose.

Davvero s’è dimesso Dino Boffo e non Silvio Berlusconi?

Davvero La Stampa, a proposito degli ultimi sviluppo di Puttanopoli, ieri ha titolato “Berlusconi già cerca Casini”?

Davvero il direttore del Giornale di Berlusconi, cioè del massimo difensore della privacy e del segreto investigativo al mondo, ha pubblicato la foto della vittima delle molestie di Dino Boffo e il certificato del casellario giudiziale del Boffo medesimo, che per legge è accessibile soltanto agli inquirenti e all’interessato?

Davvero Berlusconi ha detto “povera Italia con questa informazione che pubblica tutto il contrario della realtà”, dopo aver nominato o fatto nominare una ventina di direttori di tg, reti televisive e giornali e aver fatto cacciare e/o denunciare e/o sputtanare quelli che osano non appartenergli e/o non obbedirgli?

Davvero Maurizio Gasparri, capogruppo del partito di maggioranza relativa al Senato, ha detto (continua)

la mosca tzé tzé | Marco Travaglio

Apnea

ll successo è sempre una cosa brutta per un uomo (intervista di Biagi a Pasolini).


Biagi: La società che lei non ama in fondo le ha dato tutto: le ha dato il successo, una notorietà internazionale...

Pasolini: Il successo non è niente. Il successo è l'altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo. Può esaltare in un primo momento, può dare delle piccole soddisfazioni a certe vanità, ma in realtà appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un uomo il successo. Per esempio, il fatto di aver trovato i miei amici qui alla televisione non è bello. Per fortuna noi siamo riusciti ad andare al di là dei microfoni e del video e a ricostituire qualcosa di reale, di sincero. Ma come posizione, è brutta, è falsa.

Che cosa ci trova di così anormale?

Perché la televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci.
Ma oltre ai formaggini e al resto, come lei ha scritto una volta, adesso questo mezzo porta le sue parole: noi stiamo discutendo tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione.

No, non è vero.

Si, è vero, lei può dire tutto quel che vuole.

No, non posso dire tutto quello che voglio (continua)

venerdì 4 settembre 2009

Combattenti e reduci

L’invidia? E’ il vizio clericale per eccellenza.


Il Cardinale Carlo Maria Martini, di ritorno da Gerusalemme nel giugno scorso, ha predicato gli esercizi spirituali nella casa dei gesuiti di Ariccia, vicino Roma. L’invidia? E’ il vizio clericale per eccellenza, è stata la sua risposta: “L’invidia ci fa dire: Perché un alto ha avuto quel che spettava a me? Ci sono persone logorate dall’invidia che dicono: Che cosa ho fatto di male perchè il tale fosse nominato vescovo e io no? E devo dirvi anche della calunnia: beate quelle diocesi dove non esistono lettere anonime”.

Non è stato uno spettacolo edificante nemmeno l’Armageddon fiscale scatenato a maggio 2008 dalla messa on line delle dichiarazioni dei redditi. In pochi minuti il sito WEB dell’Agenzia delle Entrate è andato in tilt sotto la marea irresistibile dei milioni di accessi. Tutti lì spulciare i guadagni del vicino di casa, del cugino che c’è l’ha fatta, del collega che “furbo lui, passa sempre davanti”. Per il critico d’arte Philippe Daverio l’invidia oggi “è il fondamento della nostra vita. Gli artisti nostrani, per esempio. Uno vede la robina del giapponese o di Jeff Koons e la vede andare all’asta a cifre incredibili, e io perché non rieco a vendere alla signora Brambrilla, si chiede? Risultato: gli italiani si dividono in due, gli invidiosi e i rassegnati. La maggioranza invidiosa ha votato Berlusconi, la minoranza rassegnata la sinistra” (continua)

Antonio Caprarica (Gli italiani la sanno lunga …. O no? – 2008 – Sperling & Kupfer)


Occhio attento

L'informazione delle denunce anonime


"Io penso che quando si assume un picchiatore poi non ci si può meravigliare se quello picchia e domandarsi se il picchiatore assunto ha avuto un mandato diretto sugli obiettivi da picchiare, oppure se se li sceglie lui pensando di compiacere il padrone, penso sia abbastanza indifferente.

Vittorio Feltri è stato riassunto da Silvio Berlusconi, non da Paolo Berlusconi che è l'editore finto, l'editore pro forma per aggirare la legge Mammì: voi sapete che se dovesse essere vero che Silvio è il vero... il mero proprietario, come direbbe la legge Frattini, del Giornale dovrebbe perdere tutte le concessioni televisive perché la legge Mammì punisce ogni violazione di sé medesima con la revoca e lo spegnimento delle televisioni. Ecco perché l'escamotage di Paolo Berlusconi, ma ancora una volta come già ai tempi della cacciata di Montanelli e dell'assunzione di Feltri pure stavolta il direttore del Giornale è stato deciso da Silvio e non da Paolo, come lo stesso Feltri ha confessato bellamente – ormai le fanno allo scoperto queste porcherie – in una conferenza a Cortina.
Feltri il pestatore - Quindi, il direttore del giornale di Berlusconi scelto da Silvio Berlusconi, anche se Il Giornale risulterebbe essere di Paolo, è stato scelto per picchiare. Non che i precedenti non picchiassero, ma evidentemente è una questione di peso specifico del randello: Feltri ha un randello dal peso specifico più imponente (continua)

Marco Travaglio (Passaparola - 31.08.2009)

Giolielleria riflessa

Quando nel 1949 la senatrice Merlin presenta la sua prima proposta di legge per la chiusura dei bordelli, cita anche qualche dato che fa rabbrividire


Nel 2008 l’Italia ha ricordato, senza fanfare, anzi con qualche dubbio, il cinquantennio della Legge Merlin: sancì, nel 1958, la fine delle “case chiuse”. Istituzione, se così si può dire, nata assieme all’Unità d’Italia. I bordelli regolati dallo Stato sono in effetti un’invenzione di Napoleone Bonaparte, che li adopera per tener buona la truppa. Quando il nipote Napoleone III si prepara a scendere in Italia, nel 1859, per dar man forte ai Savoia contro gli austriaci, esige che per i suoi soldati si renda disponibile un esercito parallelo di prostitute. Il governo piemontese provvede. Nascono i postriboli di stato. Sottoposti a un regolamento del Regno di Sardegna ripreso pari pari dal modello francese e trasmesso in eredità al Regno d’Italia. Il decreto che istituisce le case di tolleranza è approvato con la benedizione di Camillo Benso di Cavour il 15 gennaio 1861 – un mese prima della proclamazione dell’Unità – e ha il dichiarato obiettivo di “proteggere la salute e la morale della nuova nazione”. Con ammirevole puntigliosità piemontese, si stabiliscono perfino le tariffe che il gestore può richiedere ai clienti: “Case di 1° classe lire 5; Case di 2° classe da lire 5 a lire 2; Case di 3° classe al di sotto delle lire 2”. Come si può notare, manca però un dettaglio importante: il tempo. Morto Cavour, il ministro Rattazzi provvede nel 1862 a colmare la lacuna. “Tali tariffe vanno, com’è naturale, riferite ad un semplice trattamento. Ove l’intrattenentesi chiedesse di prolungare il colloquio (continua)


Antonio Caprarica (Gli italiani la sanno lunga …. O no? – 2008 – Sperling & Kupfer)

Bacco, tabacco e .........

Il fante di spade


Quanto gli piaceva al picciliddro, il fante di spade! Se l’immaginava suo valoroso alleato
negli spaventosi combattimenti che ogni tanto ingaggiava contro i draghi. Una sera, dopo una fantasia guerresca durante la quale il fante di spade si era comportato più coraggiosamente del solito, il picciliddro pigliò la carta e la baciò. E di subito, strammàto, vide che il fante di spade gli sorrideva e gli parlava senza suono. “Tu mi hai baciato e hai vinto la magarìa che mi condannava ad essere solo figura. Ora basterà che esaudisca un tuo desiderio e sarò libero del tutto. Spesso vedo i tuoi occhi luccicare di lacrime. Confidati. Non hai bisogno d’aprire bocca, basta che tu pensi quello che hai da dirmi”. Prima di pìnsare la risposta il picciliddro taliò l’odioso zio che (continua)


Andrea Camilleri (Favole del tramonto - Edizioni dell’Altana, 2000)

Vico De Filippis

«E va bene ingegnè, ma mò non ci pensate più. A voi poi che ve ne importa, pensate ‘a salute!» XI - Epicuro


«Gennà,» chiede il dottor Palluotto al professor Bellavista «ma tu come la vedi questa situazione economica italiana?»

«Siamo in pieno boom economico.»

«Ebbè tu certe volte mi fai veramente toccare i nervi!» scatta il dottor Palluotto. «Ma come? Siamo in pieno boom economico? Uno con te non riesce mai a fare un discorso serio che tu subito lo devi buttare in barzelletta. Il guaio è che oramai non puoi più resistere alla tentazione di salire sul palcoscenico e di dire sempre qualcosa di sensazionale.»

«E va bene dottò» interviene Saverio «e non vi arrabbiate! Quello il professore poi che ha detto? Ha detto che in Italia c’è ancora qualcuno che si sta facendo un poco di boom economico.»

«Nossignore, Savè, il dottor Palluotto ha capito benissimo» precisa il professor Bellavista. «Io ho detto che siamo in pieno boom economico e lo confermo. In altre parole l’Italia e gl’italiani non hanno mai avuto un così alto tenore di vita. Da quanto ho avuto modo di vedere durante queste estate i miliardari in Italia sono all’incirca cinquanta milioni.»

«E va bene,» dice il dottor Palluotto sedendosi «sentiamo questa nuova teoria economica del professor Bellavista.»

«Caro Vittorio, tu sei troppo giovane e quindi non ti puoi ricordare di come si viveva prima della guerra, ma se ci fosse ancora la buonanima di tuo padre qui con noi, io non avrei bisogno di dare tante spiegazioni (continua)

Luciano De Crescenzo (Così parlò Bellavista - 1977 - Mondadori)

Lo spettacolo cosmico

Eduardo (DeFilippo, 1900-1984)


Quando è morto, gli hanno fatto un monumento di parole. Forse troppe, per uno che si faceva notare soprattutto per i lunghi silenzi e inventava strampalate figure chiuse in un tenace mutismo, che per esprimersi senza troppi discorsi ricorrevano ai botti. Eduardo aveva il pudore dei sentimenti e odiava gli sproloqui, i punti esclamativi, gli effettacci e i lustrini: le sue ultime recite sembravano sacre rappresentazioni. Ritrovo nei miei taccuini certi momenti dei nostri incontri; gli era più facile concedere un invito a pranzo che un'intervista. Ma le cose che diceva erano illuminanti. La prima impressione di una platea: Ero piccolo, sbigottito: uno splendore abbagliante. Mi trovai là da un momento all'altro: lo spettacolo è luce, è sorpresa. Non finirà mai. Fin quando ci sarà un filo d'erba sulla terra, ce ne sarà uno finto sul palcoscenico. Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male (continua)

Enzo Biagi (I Come Italiani - 1993 - Rizzoli)

La tavernella

E io che non potevo mandare neanche una missione di pace in Libano senza che i comunisti mi sbranassero


Enrico Boselli si dimostrava più filo-Nato di Massimo D’Alema, il quale doveva superare gli esami per dimostrare, lui ex comunista, di essere più affidabile di Romano Prodi. In quella corsa al servilismo i due dirigenti della sinistra italiana si trovavano in sintonia con i socialisti europei. “Ma chi sono questi?” sbottava Craxi “Non si rendono conto che appiattirsi sul crinale americano indebolisce l’Internazionale, le taglia ogni possibilità di sviluppare in futuro una politica autonoma?”. Erano dei nani di fronte ai Brandt, ai Palme, e ai Mitterand, questi “socialdemocratici da avanspettacolo”. Egli considerava Massimo D’Alema “una persona intelligente” ed era disposto a dar qualche credito al progetto della Cosa Due, ma la prova della guerra gli fece capire che ogni speranza era mal riposta (continua)


Massimo Pini (tratto da “Craxi – Una vita, un’era politica” – 2006 - Mondadori)



Mentre l'adulto medita il bimbo osserva

Ma quali bimbi inconsapevoli, più svegli di quanto pensiamo


Più intelligenti di quanto crediamo. I bambini piccoli sono così, tutt'altro che inconsapevoli. Fanno operazioni logiche, sono creativi, capiscono il mondo. Gli danno un senso, molti sensi, non escludono niente. La vita la conoscono tutta, perché per loro è tutta nuova e travolgente. I bambini, in qualche modo, sono filosofici. Bella definizione, l'ha usata una psicologa cognitiva americana, Alison Gopnik, che insegna all'Università di Berkeley in California, per il suo libro The philosophical baby appunto. La tesi è: i bimbi sono molti più coscienti di quanto riusciamo noi a vedere (continua)

ALESSANDRA RETICO

Nemici apparenti

Opposizione e giornali, bocche cucite sul “regalo” della Sicilia alla Medusa di Berlusconi


Abbiamo dato uno sguardo in giro, niente. Così abbiamo sfogliato di nuovo i giornali, soffermandoci anche sui quotidiani “nemici”. Niente. Nemmeno una parola sul grazioso regalo fatto dalla Regione siciliana, tramite CineSicilia, alla Medusa Film, azienda controllata da Mediaset e, attraverso quest'ultima, dalla Holding della Famiglia Berlusconi. Nemmeno la notizia. E dire che tutti sapevano. Le nostre testate hanno avuto le informazioni che tutti hanno avuto. Solo che abbiamo fatto due e due quattro. I soldi sono andati a Medusa, quindi a favore delle attività del Presidente del Consiglio. Non ne sapeva niente? No, lo sapeva, perché è perfino andato sul set a Tunisi per l’ultimo ciak. Una specie di battesimo per l’opera di Giuseppe Tornatore, il suo Baaria girato a Tunisi. Eppure sarebbe stata un’occasione ghiotta per l’opposizione politica ed i giornali “nemici” (continua)


Sicilia Informazioni

Derby storici

Bari


Si arriva a piazza San Nicola attraverso un dedalo di piccole strade, tra bottegucce sempre gremite, in un colorito viavai di gente, costeggiando un muraglione di pietra: si varca un arco, ed ecco apparire, in uno spazio spesso deserto, quella che una studiosa, Pia Belli d'Elia, descrive come la più antica e la più severa di tutte le costruzioni romaniche di Puglia, solida ed essenziale come una fortezza, monumentale simbolo della potenza religiosa benedettina, della forza civile e militare normanna.

San Nicola non è soltanto il protettore di Bari, ma al suo nome è legato anche qualcosa dello spirito dei suoi devoti che per procurarsi un patrono, novecento anni fa, imbarcarono trentasei marinai, con la missione di andare a Mira, in Asia Minore, sfidando il mare e le tempeste, per recuperare le reliquie del virtuoso cristiano.

Dice un proverbio locale che “i sacrifici nascono prima dei figli” e i pugliesi hanno (continua)

Enzo Biagi (I Come Italiani - 1993 - Rizzoli)

Fontana bifronte

Un vero asino


Un giorno il grillo parlante, ch’era sapiente assà, incontrò un asino e non arriniscì a tenere una risata. “Perché ti faccio ridere?” - spiò l’asino infuscandosi. “Sto pensando a quello che capitò a un tuo antenato” - spiegò il grillo parlante - “Tanto tempo fa, scrivono nei libri, un filosofo, che di nome faceva Buridano, assistemò due montarozzi di fieno frisco e profumato e proprio in mezzo ci collocò il suo asino. Sai che successe? Che l’asino, non arriniscendo a scegliere tra l’uno e l’altro dei due montarozzi, finì col morire di fame. Tu, al posto suo, che avresti fatto?” “Io me li sarei mangiati l’uno appresso all’altro” - disse l’asino ch’era un vero asino e non aveva mai letto un libro in vita sua.


Andrea Camilleri (Favole del tramonto - Edizioni dell’Altana, 2000)

Relax felino

giovedì 3 settembre 2009

Carceri, giustizia e separazione delle carriere e la soluzione Perduca spiegata a La7


Il 27 agosto il Telegiornale de La 7 ha ospitato, come è sua (apprezzabile) tradizione, il senatore Marco Perduca; come apprendo da Google, Perduca appartiene al gruppo radicale anche se è stato eletto nelle liste del PD. Digiuno come sono di questi meccanismi squisitamente politici, non capisco bene come una persona che si candida nelle liste di un partito che si oppone allo schieramento di maggioranza, una volta eletto possa cambiare idea e, folgorato come Paolo
sulla via di Damasco, passi dalla parte del vecchio avversario; ma tant’è, così è andata. L’argomento che il senatore Perduca ha trattato è stato quello carcerario, di cui dice di avere buona esperienza avendo passato l’estate, a quanto si è capito, a visitare le carceri italiane. E ha detto che queste carceri sono superaffollate perché ci sono circa 64.000 detenuti e solo circa 41.000 posti. Niente di nuovo, lo sappiamo da molti anni, in particolare dal luglio 2006, quando l’argomento è stato utilizzato come pretesto per un indulto calibrato sulla necessità di far evadere Previti dalla detenzione dorata nel suo mega appartamento di Piazza Farnese a Roma. Da allora, sorprendentemente (?), nulla è stato fatto per risolvere il problema; in particolare non è stato costruito alcun nuovo carcere, il che, come ognuno capisce, è una delle prime cose da fare per una situazione di questo tipo. Forse perché, in realtà, il senatore Perduca ha altre soluzioni in carniere. E, approfittando dell’ospitalità de La 7, le ha spiegate agli italiani. Ecco, per risolvere il problema carcerario, secondo Perduca, ci va una riforma completa della giustizia e, in particolare, la separazione delle carriere (tra giudici e pubblici ministeri) e la discrezionalità dell’azione penale. Come spesso succede ai nostri Soloni (continua)


togherotte | Bruno Tinti (1 settembre 2009)

Gatta maliarda



L’italiana-tipo dovrebbe avere fianchi ampi, belle gote rosse e seno abbondante per rispondere alla sua missione di “fattrice”.


Quando arriva il fascismo, anche la famiglia viene inquadrata militarmente e le donne esplicitamente subordinate al volere del maschio dominatore. Il modello naturalmente è lui, il Duce, l’uomo che – confermerà l’amante Claretta Petacci – “non si stanca mai”. Del resto i gusti di Mussolini in fatto di donne sono noti e chiaramente puntano al sodo. L’italiana-tipo dovrebbe avere fianchi ampi, belle gote rosse e seno abbondante per rispondere alla sua missione di “fattrice”. Il fondatore del fascismo si adopera da par suo per incrementare la razza, ricevendo ogni giorno a Palazzo Venezia almeno un’ammiratrice. Lo testimonia dettagliatamente il suo usciere di fiducia, il famoso Quinto Navarra. Ma anche gli altri esponenti del regime seguono da vicino l’esempio del Capo (continua)


Antonio Caprarica (Gli italiani la sanno lunga …. O no? – 2008 – Sperling & Kupfer)

Aggiornamento della bacheca

Ecco la black list di Silvio Berlusconi. I nemici del Premier uno per uno


E’diventato indispensabile fare un inventario aggiornato dei nemici di Silvio Berlusconi. Ormai la lista è lunga e si rischia di non capirci più niente senza avere notizie attendibili delle new entry. L'inventario non segue una scrupolosa cronologia ma si attiene alla stagioni politiche:

1) i comunisti, non solo quelli che aderiscono e diriggono i due partiti che si fregiano del simbolo della falce e martello, ma anche quelli che, sotto mentite spoglie, militano nel Partito democratico;

2) la sinistra, sinonimo di comunisti, con la quale non è possibile avere alcun dialogo, perché è rappresentata da bugiardi, appprofittatori, spargitori di fango a buon mercato e così via;

3) l’opposizione, sinonimo di comunisti e di sinistra, della quale fanno parte il Partito Democratico e l’Italia dei Valori.

4) le toghe rosse che hanno un solo obiettivo da quando è sceso in politica, disarciornarlo e tradire la volontà del popolo; a causa di ciò, sono sovversivi, golpisti, autori di complotti anche recenti per sostituire il Presidente del Consiglio, eletto democraticamente con una personalità non eletta dal popolo (continua)

Sicilia Informazioni

Verde Balilla

La Rivoluzione francese


La Rivoluzione francese vide che c'era stata la Rivoluzione americana e fece la Rivoluzione francese. La reggina Maria Antonietta faceva una bella vita, si alzava a mezzogiorno e cinque, faceva colazione col cappuccino e il mottino, poi si lavava la faccia, le unghie, il bidè. Maria Antonietta si comprava i vestiti e i gioielli coi soldi delle tasse dei poveri. Poi faceva la buffona con tutti quanti. Non se ne importava dei figli, non li allattava, non li pettinava, pensava solo a sé. Il ré pure si sparava le pose, si creteva che fosse Dio (continua)

Marcello D'Orta (IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO - Sessanta temi di bambini napoletani - 1990)


Luce e voci

Videocracy, il film sulla Tv italiana che fa già scalpore


Videocracy
è un documentario realizzato dal bergamasco Erik Gandini sulla televisione italiana degli ultimi 30 anni, in uscita nelle sale dal 4 settembre. La campagna pubblicitaria di questo film ha però trovato fin da subito un forte ostruzionismo da parte dei soggetti interessati, neanche a dirlo, le emittenti televisive italiane. Da quanto risulta dalle agenzie di stampa, i vertici della Rai si sono rifiutati di mandare in onda il trailer del film. Contenuti osceni? Nient’affatto. Secondo Domenico Procacci della Fandango la Rai non vuole trasmettere gli spot promozionali perchè considera Videocracy «un messaggio politico, non un film». Prevedibile il rifiuto dei vertici di Mediaset che hanno appellato il cortometraggio come «un attacco al sistema tv commerciale», avendo riscontrato che il film tocca proprio il conflitto di interessi del Premier Berlusconi (continua)

Diego Tomasoni (Diritto di critica – 29 agosto 2009)



Casini presidente

Magistrati in politica: la Corte costituzionale conferma il divieto


La notizia è passata sotto il silenzio di tutti i media, da quelli tradizionali a quelli on-line, ma rischia di cambiare importanti equilibri per alcune carriere politiche: i giudici non possono avere tessere o partecipare attivamente alle attività di un partito. La conferma del divieto, contenuto nel decreto legislativo 109 del 2006, viene da una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 224 del 2009. La Suprema corte ne ha, infatti, rigettato il ricorso di legittimità costituzionale avanzato dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. La stessa sezione aveva esercitato un’azione disciplinare nei confronti di Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore di AN nel 2001, presidente provinciale del partito napoletano e oggi capo di gabinetto del Ministro della gioventù Giorgia Meloni in virtù dell’art. 3 co. 1 lettera h del suddetto decreto, per poi impugnarlo davanti alla Corte costituzionale. Un’evidente violazione, secondo i ricorrenti, di una serie di articoli della Costituzione, tra cui in particolare l’art. 49 (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale) in combinato con il principio di uguaglianza di tutti i cittadini imposto dall’art. 3. Posizione non condivisa, questa, dalla Corte: nei motivi di diritto apposti alla sentenza, si parla di una posizione peculiare dei giudici che comporta l’imposizione di speciali doveri. Su tutti, il principio di terzietà, imparzialità e indipendenza dell’art. 111 della Carta costituzionale, ritenuto prevalente sulla libertà di associarsi in partiti. Del resto è la stessa Costituzione, all’art. 98, terzo comma, a permettere al legislatore di imporre imitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero (continua)


Gianvito Rutigliano (Diritto di critica – 24 agosto 2009)