venerdì 17 aprile 2009

Vauro Senesi

Vauro è stato allievo di Pino Zac, con il quale nel 1978 ha fondato Il Male. Dal 1986 al 2006 è stato editorialista e vignettista de il Manifesto, collaborazione che prosegue tuttora in maniera più saltuaria. Le sue vignette sono state pubblicate sulle più importanti testate italiane e estere: Satyricon, Linus, Cuore, I Quaderni del Sale, L'Echo des Savanes, El Jueves e Il Diavolo. È stato direttore del settimanale satirico Boxer, collaboratore del Corriere della Sera e di Smemoranda. Nel 1996 ha vinto il Premio di Satira politica di Forte dei Marmi.
Attualmente è vignettista e inviato di PeaceReporter.net e collabora con la ONG Emergency, occupandosi dell'informazione e della comunicazione (continua)


2009_04_16 - http://it.wikipedia.org/wiki/Vauro

Caminito (Buenos Aires)

Indro Montanelli: "L'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista"

Sembra essere diventato il nemico numero uno del Polo. Berlusconi gli dà del bugiardo e dell'ingrato, Fini lo descrive come l'ennesimo giornalista "strumentalizzato" dalla sinistra, i giornali della destra portano il suo nome nei titoli di testa in prima pagina. La sua "colpa" è il tradimento: ha dichiarato di votare per il centrosinistra, ha partecipato alla trasmissione di Santoro, dove - capo d'imputazione gravissimo - ha persino dato ragione alla ricostruzione fatta da Marco Travaglio sulle vicende del Giornale. Indro Montanelli ha risposto con le sue armi: un editoriale al veleno sul Corriere della sera in cui restituisce l'accusa di mendacio al Cavaliere, gli replica punto per punto e chiosa: "Chiagne e fotte, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni di seguito". Dopo l'articolo, da ieri mattina il suo telefono non ha fatto che suonare.
"La cosa più impressionante - racconta Montanelli - sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque una dopo l'altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile. Dicevano tutte la stessa cosa: delle invasate che urlavano: lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi! (continua)

LAURA LAURENZI (26 marzo 2001)

La bandiera, le maschere, le antenne (Buenos Aires 2009)

Il discorso di insediamento di Berlusconi alla Camera

«Signor Presidente, Onorevoli colleghi. Il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all’Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie. Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro. Hanno respinto insidiose campagne di sfiducia astensionista o di protesta qualunquista e hanno partecipato generosamente al momento più alto di una democrazia liberale moderna. E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci. Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell’azione di governo. Fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere. Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori, riducete l’area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché una cosa è sicura: l’Italia non ha più tempo da perdere (continua)

http://giovanipdl.wordpress.com/2008/05/13/discorso-di-berlusconi-alla-camera/

Riflessi

L’unico spazio che ci resta per un residuo di sincerità

L’amicizia. O solitudini di massa, ciascuno davanti al suo computer, vittime di bulimia informatica per non perdere neppure un frammento di mondo, o adunate di massa in occasione di concerti, o davanti a maxi-schermi per le partite di calcio, o in piazza San Pietro ad applaudire parole di fede o di speranza, ma non più l’amicizia, che è quel rapporto duale che evita alla solitudine di impazzire e alla gran massa di affogarci. Oggi “amicizia” è diventata una parola che cataloga amori che non si vogliono svelare, rapporti coniugali resi esangui dalla quotidianità, conoscenze utili a scambi di favori, relazioni ipocrite che un giorno possono rivelarsi vantaggiose. Nulla di più, nulla di autentico, ma soprattutto nulla che possa dare espressione a quel bisogno di narrazione, di racconto, di immaginazione, di allusione, di cui si nutre la nostra anima quando nei fatti vuol trovare dei significati, nel dolore un argine, nella gioia una comunicazione, nella monotonia della ripetizione un lampo di novità (continua)

Umberto Galimberti (La Repubblica - 24 giugno 2006)

PFA (Argentina 2009)

Discorso pronunciato il 16 novembre 1922 alla camera, è il primo giorno di Mussolini come Capo del Governo

Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti, anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto, ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. Ora è accaduto per la seconda volta, nel volgere di un decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al disopra e contro ogni designazione del Parlamento. Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre del 1922. Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle «camicie nere», inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ci abbandona dopo la vittoria (continua)

http://www.dittatori.it/discorso16novembre1922.htm

Relax

QUESTIONE DI RAZZA

-Che cane buffo! E dove l' hai trovato? -
Er vecchio me rispose: -é brutto assai,
ma nun me lascia mai: s' é affezzionato.
L' unica compagnia che m' é rimasta,
fra tanti amichi, é ' sto lupetto nero:
nun é de razza, é vero,
ma m' é fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l' azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.-

Trilussa

Caminito (Buenos Aires)

Discorso pronunciato al teatro del popolo di Milano, la sera del 24 novembre 1914

La mia sorte è decisa e sembra vogliate compiere l'atto con una certa solennità. {Voci: « Forte! Forte! ». L'oratore a questa imperiosa insistenza non può fare a meno di battere nervosamente un bicchiere sul tavolo). Voi siete più severi dei giudici borghesi, i quali lasciano il diritto alla difesa; alla difesa più ampia, la più esauriente, anche dopo la sentenza, perché accordano dieci giorni di tempo per produrre i motivi di ricorso. Se è deciso, se voi ritenete che io sia indegno di militare fra di voi... (« Sì! Sì! » urlano in coro i più scalmanati} espelletemi pure, ma io ho il diritto di pretendere un atto di accusa in piena regola. Ma in questa assemblea il pubblico ministero non ha ancora fatto ne la questione politica, ne la questione morale. Io dunque sarò ghigliottinato con un ordine del giorno che non dice niente. Qui si doveva dire: Voi siete indegno per questi e questi motivi; ed allora io avrei accettato il mio destino. Questo però non si è detto, e molti di voi, se non tutti, uscirete di qui con la coscienza turbata. {Voci assordanti: « No! No!»). Per quello che riguarda la questione morale ripeto ancora una volta che son pronto a sottomettermi a qualsiasi commissione che indaghi, inquirisca e riferisca (continua)

http://www.dittatori.it/discorso24novembre1914.htm

martedì 14 aprile 2009

Murales


Aforismi di Indro Montanelli


Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano.


Il bordello è l'unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto.

Noi l'Italia la vediamo realisticamente qual è: non un vivaio di poeti, di santi e di navigatori, ma una mantenuta costosa e scostumata: ma è la sola che riesce a riscaldare il nostro letto e a farci sentire uomini, anche se cornuti.

Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente.

Spero che l'Europa tratti Berlusconi con l'indignazione e il disprezzo che merita.

È pericoloso porre in modo sbagliato questioni sostanzialmente giuste.

Berlusconi è il più grande piazzista del mondo. Se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutt'Italia.

Il bello dei politologi è che, quando rispondono, uno non capisce più cosa gli aveva domandato.

Ci manca un Berlinguer. In un'intervista gli era perfino scappato di dire che voleva per l'Italia un regime comunista, ma sotto l'ombrello della Nato, che la tenesse al riparo dalle soperchierie del padrone sovietico (continua)

Indro Montanelli

Il tempo che passa

Discorso ai Giovani di Enrico Berlinguer - Milano, 1982

Bisogna riflettere su alcune caratteristiche peculiari dell'epoca in cui viviamo e pensare ai problemi che cominciano a porsi come decisivi per i prossimi due decenni fino e oltre il duemila; nel periodo cioè in cui vivranno e raggiungeranno la maturità i giovani di oggi. A questa soglia dello sviluppo storico si presentano probleni non solo del tutto nuovi, cosa che è accaduta in varie epoche del cammino dell'umanità, ma di portata tale da generare possibilità e pericoli straordinari e sin qui impensati e impensabili. Dobbiamo innanzitutto al progresso continuo delle scienze sperimentali le possibilità davvero inaudite e straordinarie che si aprono per migliorare la vita del genere umano (continua)

Enrico Berlinguer - Milano, 1982


Valparaiso. Il porto

Discorso sull'educazione al primo congresso di tutta la Russia - Lenin (1918)

Compagni, stiamo passando attraverso uno dei momenti più critici, importanti ed interessanti di tutta la storia - un momento nel quale la rivoluzione socialista mondiale si sta compiendo. Sta divenendo ora apparente persino a coloro che si tenevano lontani dalle teorie e previsioni socialiste che questa guerra non terminerà così come è cominciata, cioè con una pace tra i governi imperialisti condotta nella via usuale. La rivoluzione russa ha mostrato che la guerra sta inevitabilmente guidando verso la disintegrazione dell'intera società capitalista in generale, che si sta convertendo in guerra del popolo lavoratore contro gli sfruttatori. In ciò risiede l'importanza della rivoluzione russa. Gli operai di tutto il mondo sentono che la causa della rivoluzione russa è la loro stessa causa, non importa quanto grandi siano gli ostacoli che dovremo affrontare nel nostro cammino, non importa quante decine di milioni in denaro vengono spesi in tutti i paesi per disseminare menzogne e calunnie a proposito della rivoluzione russa. Parallelamente alla guerra tra i due gruppi imperialisti, un'altra guerra sta cominciando in ogni luogo, la guerra che la classe lavoratrice, ispirata dall'esempio della rivoluzione russa, sta dichiarando contro la propria borghesia. Tutti i segni mostrano che Austria e Italia sono sull'orlo della rivoluzione. Il vecchio ordine in questi paesi si sta disintegrando rapidamente. Nei paesi più forti e stabili, come Germania, Inghilterra e Francia, si sta verificando lo stesso processo, per quanto in una forma in qualche modo differente e meno evidente. Il collasso del sistema capitalista e della guerra capitalista è inevitabile (continua)

Pubblicato, per la prima volta (sotto forma di breve resoconto) nella Vercherniye Izvestia Moskovskovo Soveta No. 35 del 29 agosto 1918, integralmente per la prima volta nel 1919 nel libro Verbali del Primo Congresso di tutta la Russia sull'Educazione

Cose d'un tempo

www.massimofini.it

Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocità sempre crescente, che la maggioranza non riesce più a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi - perché è lo stesso modello che lo rende irraggiungibile - crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità. In occidente questo modello paranoico è riuscito nell'impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci). Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor più feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, tutto cercando di omologare a sé (continua)

MASSIMO FINI

Curiosità e timore

Discorso alla Luna (Giovanni XXIII)

La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… (continua)

(Sera dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio Vaticano II).



domenica 12 aprile 2009

Valparaiso (Murales)

Jesus Christ Superstar

Jesus Christ Superstar

GIUDA

Tutte le volte che ti guardo non capisco
Perche` ti sei lasciato sfuggire le cose di mano in questo modo
Avresti gestito meglio le cose se le avessi programmate
Ora, perche` hai scelto un tempo cosi` arretrato e una terra cosi` strana?
Se tu fossi venuto oggi avresti potuto raggiungere un'intera nazione:
Israele nel 4 A.C. non aveva mezzi di comunicazione di massa

GIUDA e RAGAZZE
Non mi fraintendere ....
Voglio solo sapere ....

ANGELI
Gesu` Cristo, Gesu` Cristo,
Chi sei? Che cosa hai sacrificato?
Gesu` Cristo, Gesu` Cristo,
Chi sei? Che cosa hai sacrificato?
Gesu` Cristo Superstar
Pensi di essere proprio quello che dicono di te?
Gesu` Cristo Superstar
Pensi di essere proprio quello che dicono di te?

GIUDA
Dimmi che cosa pensi dei tuoi amici piu` importanti
Ora chi pensi, a parte te, che sia un essere superiore?
Budda sapeva il fatto suo? Lui e` dove sei tu?
Maometto poteva muovere le montagne o era tutta pubblicita`?
Volevi davvero morire in quel modo? E` stato un errore o
sapevi che la tua complicata morte sarebbe stata insuperabile?

GIUDA e RAGAZZE
Non mi fraintendere ....
Voglio solo sapere ....

CORO
Gesu` Cristo, Gesu` Cristo,
Chi sei? Che cosa hai sacrificato? ...
Gesu` Cristo, Gesu` Cristo
Pensi di essere proprio quello che dicono di te?...

GIUDA
Gesu`! Voglio solo sapere
Dimmi, dimmi, dimmi
Non mi fraintendere
Voglio solo sapere ......

mercoledì 8 aprile 2009

Maschere (Santiago)

Facciamo qualche esempio di oscenità del potere?

A mio parere, la violenta reazione trasversale di tanti potenti prima contro i processi di Tangentopoli e Mafiopoli e poi nei confronti delle indagini che nel tempo hanno coinvolto a vario titolo esponenti di rango della classe dirigente, non è stata determinata solo dall'esigenza di sottrarre il proprio operato al sindacato di legge garantendosi così una sfera di impunità. Vi è un'altra ragione profonda. I processi, oltre ad assolvere la loro funzione istituzionale di accertare la responsabilità penale di determinati imputati per specifici reati, hanno svolto anche una straordinaria opera di disvelamento al pubblico dell'"oscenità" del potere in Italia. I cittadini, grazie a questo tipo di disvelamento, hanno compreso che il vero potere non è quello esercitato sulla scena pubblica, ma quello praticato nel fuori scena (continua)

Saverio Lodato - Roberto Scarpinato (Il ritorno del principe - Chiarelettere - 2008)

Altalena

Il sodalizio dei nati due volte

Cari amici, e mi rivolgo a tutti i cinquantenni e più che, come me, un giorno sono rinati; ebbene noi, amici carissimi, che siamo nati una seconda volta, dobbiamo fondare un sodalizio, una congrega solidissima, un'ideale fratellanza vissuta sotto una stessa bandiera: quella appunto della rinascita. E ora vi spiego perchè. Voi che per tanti anno avete svolto un lavoro "serio", professionale, impegnativo, facendo tacere o fingendo di non ascoltare quel ronzio continuo, insistente, che vi suggeriva di scrivere, di dipingere, di fare poesia, ora siete rinati (continua)

Luciano De Crescenzo (Il caffè sospeso - Mondadori - 2008)

lunedì 6 aprile 2009

Paseo Huerfanos (Santiago)

L'ideale politico del Professore.

«Scusami Gennà, ma tu parli parli e alla fine non hai detto niente» dice il dottor Palluotto.
«Come sarebbe a dire che non ho detto niente?»
«Volevo dire che alla fine di tutta la tua dissertazione politica tu non ci hai fatto capire quale siano in parole povere le tue idee politiche.»
«Il dottor Palluotto, professò, vorrebbe sapere voi per chi avete votato» suggerisce Saverio.
«Ed io l’avevo capito. Voi qua per forza volete schedarmi, e già perché logicamente voi dite che, in una discussione politica, un povero dio come può fare a parlare con uno se prima non ha capito se questo qui è fascista o è comunista. Non è vero, Vittò?»
«Ma che c’entra questo» ribatte il dottor Palluotto. «A me non me ne frega assolutamente niente di sapere per chi hai votato. Io volevo umilmente farti osservare che nella tua conferenza politica di poco fa, tu hai sostanzialmente fatto due asserzioni: hai detto che il potere, qualsiasi sia l’ideale scelto come mezzo di affermazione, altro non è che il manifestarsi di un istinto di sopraffazione da parte di una minoranza nei confronti della collettività, e poi hai criticato qualsiasi iniziativa rivoluzionaria contro il potere, predicando la moderazione riformistica. Ora a me sembra, correggimi se sbaglio, che consigliare il prossimo a disinteressarsi della politica, in quanto corsa al potere, e nello stesso tempo invitarlo a rallentare ogni spinta rivendicativa, equivalga tutto sommato a fare un discorso qualunquista che, guarda caso, coincide proprio con i “desiderata” dei signori che detengono il potere. A questo punto professor Bellavista io ti chiedo: giù la maschera e dicci da che parte stai. Quali sono le tue vere idee politiche?»
«E se ti confessassi che io, Gennaro Bellavista, un’idea politica non ce l’ho? E se ti dicessi: Vittorio mio, l’unica idea politica che mi viene in mente certe volte è quella di restare chiuso in casa a pensare? Mi crederesti sì o no?»
(continua)

Luciano De Crescenzo (Così parlò Bellavista - Mondadori - 1977)

Tabella: Rischi esposizione raggi ultravioletti

Aldo Moro: Discorso al Congresso della Democrazia Cristiana (29 giugno 1969)

Signor Presidente,

Cari amici, questo Congresso presenta alcuni elementi di novità che devono essere rilevati. Esso si svolge in anticipo sulle scadenze statutarie come conseguenza, da un lato, del carattere un po' artificioso del Congresso di Milano, dall'altro dei movimenti sociali e di opinione pubblica, messi in evidenza dalle elezioni dell'anno scorso. Esso dovrebbe dare perciò maggiore consapevolezza dei problemi del Paese ed un assetto del Partito più giusto ed aperto in piena armonia con la politica di centro-sinistra. Siamo poi di fronte alla logica della proporzionale, che riflette esattamente la Democrazia cristiana, ma insieme ne frammenta le forze. Nessuno schieramento può raggiungere la maggioranza in Congresso e presentare la propria posizione come piattaforma ideale e programmatica della Democrazia cristiana.' Tuttavia, a limitare questa dispersione, vi è il composito raggruppamento d'Impegno Democratico e, dall'altra parte, lo schieramento delle forze di sinistra, unite, pur nella loro diversità, in una comune azione congressuale e nella iniziativa politica susseguente. Numericamente essi in sostanza si bilanciano (continua)

Perito Moreno

Il pelo, non il vizio

In Iliata ci fu un Cavaliere che, in pochi anni, accumulò una fortuna immensa. Un giorno alcuni magistrati cominciarono a interessarsi dei suoi affari. E cominciarono a piovergli addosso accuse di falso, corruzione, concussione, evasione fiscale e altro ancora. Arrivarono le prime sentenze di condanna. Il Cavaliere, attraverso i suoi giornali, le sue televisioni, i suoi deputati (aveva fondato un partito), scatenò una violenta campagna contro i magistrati che indagavano su di lui accusandoli d’esercitare una giustizia di parte. Lui stesso si definì un perseguitato politico. Tanto fece e tanto disse che molti iliatesi gli credettero. Poi un giorno (come capita e capiterà a tutti), morì. Nell’aldilà venne fatto trasìre in una càmmara disadorna. C’era un tavolino malandato darrè il quale, sopra una seggia di paglia, stava assittato un omino trasandato. «Tu sei il Cavaliere?», spiò l’omino. «Mi consenta», fece il Cavaliere irritato per quella familiarità. «Mi dica prima di tutto chi è lei». «Io sono il Giudice Supremo», disse a bassa voce l’omino. «E io la ricuso!», gridò pronto il Cavaliere che aveva perso tutto il pelo, la carne, le ossa, ma non il vizio.

Andrea Camilleri

Girandola

AAA Cercasi poltrona per trombato - Migliaia di cariche nelle società pubbliche per sistemare gli «ex»

L'arzillo polentone Ernesto Cravos, classe 1914, si è gagliardamente lanciato col paracadute, nel cielo sopra il Piave, a 90 anni passati: «Mi preoccupava un po' solo un piede malandato». L'attore Philippe Leroy, reduce della guerra d'Indocina, si è buttato a 75 atterrando con un inchino e un baciamano galante alle signore. E un gruppo di pazzi guidato dalla signora Karina Willerup ha battuto ogni primato allacciando in un girotondo aereo sotto il sole di Bangkok, mano nella mano, 357 paracadutisti. Ma se ne facciano tutti una ragione: nessuno atterra col paracadute come i politici italiani. Disse un giorno Giuliano Ferrara dopo una sconfitta, per il gusto dello sberleffo: «La caduta è il momento magico della politica, quello in cui essa ti si rivela con le sue maschere, le sue debolezze, le sue vanità. E in cui riassapori il piacere di gironzolare per Roma. E bellissima, la caduta». Sarà. Ma la grande maggioranza dei nostri deputati, senatori, sindaci, governatori, assessori regionali, ci fa una malattia, a cadere. C'è chi reagisce sventagliando insulti, come Vittorio Sgarbi dopo esser stato trombato dagli elettori veneti nel '96: «Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori (continua)

S.Rizzo -G.A.Stella (La Casta - Rizzoli)



Giochi

Secondo te è giusto insegnare l'educazione sessuale nelle scuole?

Sì, è giusto, giustissimo, e non parlo per me che certe cose le sapevo ancora prima di nascere ma per gli altri che se non le imparano a scuola o al Catechismo arrivano a undici o dodici anni e credono veramente che sono nati da un cavolo o da una insalata. Lo stesso vale per la Befana e Babbo Natale che se non glielo dicono a scuola che non esistono (e soprattutto la Befana) arrivano alle medie che aspettano ancora i doni gratis. La colpa principale è dei grandi che raccontano troppe palle ai bambini (continua)

Marcello D'Orta (Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso - L'amore e il sesso: nuovi temi dei bambini napoletani © 1993)


martedì 31 marzo 2009

Vereda del tango (Buenos Aires)

Aneddoti

Dopo aver assistito ad un concerto diretto da Claudio Abbado, Castro ha chiesto incuriosito al maestro come mai si fosse rivolto “con maggiore insistenza verso i suonatori di sinistra piuttosto che a quelli di destra”.

A un giornalista che le chiedeva un giudizio sui ministri del suo governo, Margaret Thatcher rispose: “Non m’importa quanto a lungo parlino: mi basta che facciano quello che dico io”.

“La gente non ha memoria” fu detto, un giorno, a Dumas Figlio. “Per fortuna!” rispose lo scrittore. “Se il mondo non dimenticasse, non gli resterebbe che finire, perché credo veramente che sarebbe già stato detto tutto”.

“Non bisogna confondere lo statista con il politico” affermò il presidente francese Pompidou. “Il primo è un politico che si pone al servizio del suo Paese. L’altro è uno statista che pone il Paese al suo servizio”.

Pioggia

E' la teorìa che determina ciò che osserviamo (Albert Einstein)

La questione è, contemporaneamente, più semplice e più complessa e per spiegare quello che intendo dire prenderò a prestito una famosa frase di Albert Einstein. La frase, se non ricordo male, suona più o meno così: è la teorìa che determina ciò che osserviamo. Cosa significa? Significa che se abbiamo una teoria, una teoria che ci piace, che ci soddisfa, che ci sembra buona, tendiamo ad esaminare i fatti attraverso quella teoria. Piuttosto che osservare obbiettivamente tutti i dati disponibili, cerchiamo solo conferme a quella teoria. La nostra stessa percezione è fortemente influenzata, determinata dalla teoria che abbiamo scelto. Appunto, come diceva Einstein, che parlava di scienza, la teoria determina ciò che riusciamo ad osservare. In altri termini: vediamo, sentiamo, percepiamo quello che conferma la nostra teoria e, semplicemente, tralasciamo tutto il resto (continua)

Gianrico Carofiglio (Testimone Inconsapevole - Ed. Sellerio)


Buenos Aires: Murales sull'edificio della Pubblica Istruzione

Scempio delle ville di Bagheria

La senia o noria oggi in disuso, era costituita da un sistema di secchielli inseriti in un nastro a catena che ruotavano con un congegno meccanico, a trazione animale (di solito asino o mulo) a mezzo di una manovella girata a mano per tirare dai pozzi l'acqua per l'irrigazione dei campi", leggo nel libro di Oreste Girgenti su Bagheria, il solo libro organico che racconti la storia della cittadina. Un uomo onesto questo Girgenti, meticoloso e molto amante della sua terra. Anche se si indovina, dietro le sue ricerche accurate, il terrore di offendere i notabili del paese, che siano sindaci, o prelati o nobili o "emeriti professori". Un libro accurato e rassicurante, di assoluto ossequio alle "autorità". Nel libro compare la data del 1985 ma immagino che si tratti di una ristampa perchè sembra uscito dai cassetti di uno studio dell'Ottocento. Anche le fotografie sembrano a cavallo del secolo, con il loro sobrio bianco e nero, e mostrano una Bagheria ormai inesistente (continua)

Dacia Maraini (Bagheria)

Ombre sul "Che"

IL PRINCIPE RIVOLUZIONARIO

"parla il cameriere"
Quando tiene i discorsi, è vero,
è rivoluzionario, lo ammetto:
ma quando non parla cambia aspetto,
diventa di tutt'altro umore.

È a casa che avviene il cambiamento:
povero me, se manco di rispetto!
o se nel dargli un foglio non lo metto
come vuole lui, nel vassoio d'argento!

Ti basti questo: quando va in campagna
a tenere le conferenze nei comizi
sua moglie la chiama: la compagna.

La compagna? Benissimo: ma allora
perché con le persone di servizio
continua a chiamarla: la mia signora?

Trilussa

Mercato delle pulci

E una madonna che sorride .....?

Pare che in Italia, solo nell'ultimo secolo, ci siano state ben quattrocento Madonne piangenti e non una, dico una, che sorride. Perchè mai tutto questo? Perchè la fede tende alla tragedia e rifugge dalla commedia. Oppure perchè è molto più difficile far ridere una statua che farla piangere. Questi fenomeni avvengono quasi sempre in provincia e nei periodi d'instabilità politica. Evidentemente i santi, dall'altro mondo, seguono con molta attenzione le vicende politiche riportate dai nostri quotidiani e dai telegiornali e, non potendo intervenire in diretta, si esprimono come possono, facendo cioè piangere le loro immagini terrestri. Lo scettico non è un uomo che non crede, ma semplicemente un individuo che mette in dubbio la realtà, giacchè per lui il "credere" e il "non credere" sono sullo stesso piano emotivo. I responsi scientifici (continua)

Luciano De Crescenzo (Il Caffè sospeso: saggezza quotidiana in piccoli sorsi - Mondadori)