
domenica 26 agosto 2012
IL CAPITALISMO INCLUSIVO
"Molte cose andarono storte. Ma cinque debolezze in particolare hanno provocato il disastro. Esse sono: la cattiva distribuzione dei redditi, la debolezza delle imprese, la fragilità del sistema bancario, la pessima bilancia commerciale, la povertà del pensiero degli economisti".
Sono parole del 1955. Le scrisse il grande economista John Kenneth Galbraith, nel suo libro "La grande crisi del 1929". Queste parole, con la loro involontaria analogia rispetto alla situazione attuale, ci confermano il pensiero di Hegel: "Ciò che l'esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti". Diversamente, politici ed economisti avrebbero già realizzato una Bretton Woods del capitalismo finanziario. Ma così non è stato (continua)
Davide Reina (Cadoinpiedi.it - 26 agosto 2012)
«Iniziamo subito la lezione, perché il tempo è l’unica cosa che nessuno potrà mai restituirvi»
La professoressa di Greco entrò in classe il primo giorno di scuola e ci disse: «Iniziamo subito la lezione, perché il tempo è l’unica cosa che nessuno potrà mai restituirvi».
Il professore di Filosofa un giorno terminò la lezione dicendo: «Domani vi spiegherò Feuerbach. Feuerbach sostiene che non è stato Dio a creare l’uomo, ma l’uomo a creare Dio».
La prof di Lettere, al ginnasio, mi chiamò a sorpresa alla cattedra e mi interrogò. Alla fine, mandandomi a posto, si complimentò: «Bravo, perché non eri tanto preparato, ma ti sei buttato, e il coraggio alle volte fa buona parte del lavoro» (continua)
Giovanni Floris ( La Fabbrica degli ignoranti - La disfatta della scuola italiana: "Introduzione" - 2008 - Rizzoli)
“Grillo, dimmelo in faccia!”
Non sono un beppegrillologo. Però ho buona memoria. Dice Bersani: “Corrono sulla rete linguaggi del tipo: ‘Siete Zombie’… Sono linguaggi fascisti. Vengano a dircelo. Via dalla rete. Uscite dalla rete e venite qui a dircelo”. Aggiunge Bersani: “Chi sottovaluta questo linguaggio deve leggersi un po’ di storia. Per esempio andare ad un certo anno, era il 1919, ricordiamolo bene”. La critica di Bersani a Grillo appare tutt’altro che convincente (continua)
Oliver Stone e Michael Moore: registi in difesa di Assange e Wikileaks
Dalla macchina da presa alle colonne del quotidiano più famoso del mondo. Michael Moore e Oliver Stone, i due registi più anticonformisti e discussi d’America, firmano sul New York Times un appello a quattro mani a favore di Julian Assange e della libertà di informazione. Una presa di posizione immediatamente successiva al discorso tenuto pochi giorni fa dal fondatore di Wikileaks all’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è attualmente ospitato (continua)
www-leggioggi.it
Preghiera
Signore, ti ringrazio di avermi fatto provare le difficoltà, perché ho imparato l'arte di sopravvivere.
Il Ghigno
La Repubblica e Il Fatto, Zagrebelski e Scalfari: quello che Ezio Mauro non dice
Mica facile salvare capra e cavoli, anzi Zagre e Scalfari. Ieri Ezio Mauro ha provato, con abilità dialettica e qualche maligna allusione al Fatto, a mettere d’accordo gl’illustri litiganti di Repubblica: il fondatore Eugenio Scalfari e il presidente emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky. Ma, a nostro modesto avviso, ci è riuscito solo in parte. Perché ha dovuto sacrificare un bel po’ di quell’“obbligo alla verità” e al “giornalismo” a cui si è richiamato (continua)
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano - 25 agosto 2012)
“Eugenio che dici”, i 10 motivi per cui Scalfari sbaglia sulla trattativa Stato-mafia
Domenica, su Repubblica, Eugenio Scalfari ha risposto a Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale nonché illustre collaboratore del suo giornale, che venerdì aveva fatto a pezzi il conflitto di attribuzione di Napolitano contro la Procura di Palermo e gli argomenti dei supporter del Quirinale, Scalfari in primis. Ma, oltre a contrapporre i propri argomenti a quelli di Zagrebelsky, il fondatore di Repubblica lo ha anche attaccato personalmente, dipingendolo come uno sprovveduto, ignorante, disinformato e scorretto (“Zagrebelsky mostra di non rendersi conto…”, ha commesso “una scorrettezza che è lui il primo a considerare grave”, “non dovrei esser io a ricordare a un ex presidente della Corte…”, “forse Zagrebelsky non era al corrente di questo interessante dettaglio”, per non parlare della “delusione” provocata in lui dall’adesione del giurista all’appello del Fatto per i magistrati siciliani). E, già che c’era, ha offeso la logica, la verità storica, la professionalità di tutti i magistrati antimafia degli ultimi vent’anni e persino la memoria di Giovanni Falcone (continua)
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano - 21 agosto 2012)
Fisco, i capitali occulti dei nababbi valgono più del Pil di Usa e Germania
Più ricco sei, meno tasse paghi. Piaccia o no, ci si indigni o si faccia finta di niente, nel mondo globalizzato dove le grandi banche d’affari possono fare tutto quello che vogliono funziona esattamente così. A scriverlo a chiarissime lettere è il recente rapporto di Tax Justice Network, gruppo di esperti giuristi ed economisti che si battono per una maggiore giustizia sociale e che denunciano come i nababbi di tutto il mondo abbiano sinora occultato al fisco tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari. Una cifra che equivale al Pil di Stati Uniti, Giappone e Germania messi insieme e che sarebbe ancora più spropositata se l’indagine non si limitasse alle ricchezze finanziarie ma prendesse in considerazione anche yacht, collezioni d’arte, ville, appartamenti o quant’altro (continua)
Mauro Del Corno (Il Fatto Quotidiano - 24 agosto 2012)
Il Manifesto della Generazione Perduta
Oggi quasi dieci milioni di italiani tra i 30 e i 40 anni vengono considerati “perduti” ed invitati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze né futuro. Ma noi non ci sentiamo “perduti”, né abbiamo voglia di rassegnarci ad un destino che altri hanno scritto per noi. È arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci ed aggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire: rispetto, merito, impegno, progetto e fiducia (continua)
Thomas Mackinson (Il Fatto Quotidiano - 23 agosto 2012)
La lettera di dimissioni del generale Marchetti
Ti scrivo perché ritengo corretto lasciare traccia di una decisione così importante e sofferta, e scrivo soltanto a Te che reputo l'unico a cui, nel mio attuale incarico, debba rendere il conto; ma Ti scrivo anche per il rispetto e l'affetto dovuti ed avvertiti alla Tua persona, al Tuo passato, al Tuo significato nella Storia della Nostra Città. Credo sia giunto, Luca, il momento di segnare il passo e riprendere il cammino che ho temporaneamente sospeso. E' inevitabile che io interrompa questa esperienza per le ragioni che sinteticamente Ti esporrò di seguito e che Tu non potrai che condividere (continua)
Ugo Marchetti (La Repubblica - 20 agosto 2012)








