sabato 25 aprile 2009

Puerto Madero

Il Cavaliere e la mela

Quand’era picciliddro, e quindi non ancora Cavaliere, il futuro Cavaliere vide un compagnuccio che stava a mangiarsi una grossa mela. Gliene venne gana irresistibile. Facendo finta di niente, si accostò al compagnuccio, gli strappò la mela e la pigliò a morsi. La zia monaca del futuro Cavaliere, che era una santa fimmina a quella scena aspramente rimproverò il nipote. «Non sono stato io a rubare la mela», ribatté il picciliddro continuando a dare morsi al frutto. «La colpa è tutta del mio compagno che se l’è lasciata rubare».

Andrea Camilleri

Recoleta (particolare)

Franceschini un consiglio: datti una mossa!

Eppure il Dario Franceschini mi è simpatico, forse per il suo passato di moderato, vissuto vicino a Benigno Zaccagnini o per l'aria di bravo ragazzo che manifesta.
Nella sua ultima accorata azione mi sembra però di rivedere un pò del fare perdente del "Walter che fu". Mi sembra un pò assurdo quest'accanimento per la candidatura di Di Pietro alle europee, scelta di candidatura che invece io condivido.
Con questo modo di fare, secondo me, il Dario rischia di perdere di vista, ancora una volta, il contendente reale da combattere e questo forse solo per assecondare i voleri di un "partito che non c'è" impegnato a cercare di conquistare una "leadership", magari esclusiva o più rappresentativa, fra i perdenti (continua)

Buenos Aires 2009

www.pizzeriababieca.com.ar

Se vi capita di trovarvi a Buenos Aires non potete fare a meno di fare un salto al ristorante-pizzeria Babieca, ubicata in Av. Santa Fè 1898 (CP: 1123 - Tel. 4814-1005/06), quasi all'incrocio con Av. Callao (Barrio Norte).
Io ci sono capitato per caso, consigliato occasionalmente da un tassinaro, e per il breve soggiorno a Buenos Aires ho privilegiato quasi ogni sera questo esercizio.
Sistematicamente affollato da locali, offre portate ottimamente presentate e preparate con prodotti di ottima qualità. Eccellente qui la famosa carne argentina, squisiti i dolci, superba la pizza. Gentilissimo il personale che rende confortevole la "comida".

Buenos Aires 2009

Amore, Donne, Sesso

Non dovresti consigliarti con me quando si tratta di donne. Sono il vincitore del premio August Strindberg. (Manhattan)

E' sporco il sesso? Solo se fatto bene. (Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul sesso, ma non avete mai osato chiedere)

Non so come comportarmi con le ragazze. Sono timido, ecco. In presenza di una donna mi innervosisco, mi agito, ho tendenza a fare la bava. L'unica ragazza che avevo conosciuto, finora, era una del quartiere, neanche tanto attraente. Anzi per niente. Le facevo telefonate oscene, a carico del destinatario. Le accettava sempre, lei, ma non successe mai nulla. (Prendi i soldi e sappa)

E' molto, molto difficile mettere d'accordo cuore e cervello... Pensa che, nel mio caso, non si rivolgono nemmeno la parola. (Crimini e misfatti)

Sonja: Oh no, Boris, no! Ti prego! Il sesso senza amore è una vacua esperienza (continua)

Woody Hallen

Buenos Aires 2009

Il ritratto di Dorian Gray (finale)

Pensando a Hatty Merton, si domandò se il ritratto nella camera chiusa fosse cambiato. Certo, non doveva più essere così orribile. Forse, se fosse riuscito a purificare la sua vita, sarebbe stato in grado di eliminare dal viso le tracce di ignobili passioni. Forse le tracce del male erano già scomparse. Sarebbe andato a vedere. Prese la lampada sulla tavola e salì cautamente le scale. Mentre apriva la porta, un sorriso di gioia gli sfiorò il viso stranamente giovane e indugiò un attimo sulle labbra. Sì, sarebbe stato buono e l'orrenda cosa nascosta non lo avrebbe più terrorizzato (continua)

Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Gray)

Buenos Aires 2009

EUROPEE/PANNELLA-BONINO: NON SONO ELEZIONI DEMOCRATICHE

Ansa, 24 aprile - "Le elezioni europee non sono elezioni democratiche". Emma Bonino non usa mezzi termini per lanciare la campagna dei radicali in vista della consultazione per il rinnovo del parlamento europeo, dove i radicali si presentano da soli, con una lista Pannella-Bonino che parte con poche speranze di superare la soglia del quattro per cento (continua)

http://www.emmabonino.it/news/7443

Buenos Aires 2009

Animalisti

Non porto pellicce, ma mangio carne e pesce in quantità moderata, con verdure varie per contorno. Mi fanno pena i vitelli ingabbiati e sottoposti agli estrogeni, i maiali ammucchiati nei camion, le bestie sgozzate in ossequio alle regole delle confessioni musulmana e israelitica. Mi fanno però ridere quei camion confortevoli che si incontrano lungo le autostrade con la scritta che ammonisce gli automobilisti: Attenzione: trasporto cavalli da corsa. Guai a bocciare. E se fossero da tiro? Bisogna evitare di far soffrire buoi, capre, montoni (continua)

Enzo Biagi (I come italiani - Nuova Eri - 1993)


Buenos Aires 2009

Come mai nel 1994 la sinistra e Berlusconi erano quasi pari e oggi invece il distacco sembra incolmabile?

Bella domanda. Quella che si pone Giovanni Sartori sul Corriere della sera. E cioè: come mai nel 1994 la sinistra (il Pds di Occhetto) e Berlusconi erano quasi pari e oggi invece il distacco sembra incolmabile? Già, perché?
Perché? Una bella domanda sulla quale ognuno dirà la sua. La mia è che la sinistra ha commesso sbagli colossali, con D’Alema che avrebbe regalato a Berlusconi l’impero della tv (tutta quanta), e con Prodi che si è ossessivamente dedicato alla creazione di un partito «contro natura» tra cattolici di sinistra e sinistra «dura» e laica (continua)

http://segnaleorario.splinder.com/tag/legge+frattini

Riflessi

Governi di sinistra e conflitto di interessi

Caro direttore, Nel fondo di ieri il professor Giovanni Sartori, parlando del conflitto di interessi, riferisce due verità, ma, per eccesso di malizia, fa l' errore di collegare l’una all’altra. È vero che il centrosinistra non è riuscito a fare una seria legge sul conflitto di interessi. Ed è vero che nel 2002, replicando a un collega della maggioranza, io dissi che l’on. Silvio Berlusconi era stato informato che non sarebbero state toccate le sue tv; ma aggiunsi che questo era avvenuto «nel 1994, quando ci fu il cambio del governo» (continua)

Luciano Violante
IL FONDO DI SARTORI  Corriere della Sera (14 marzo 2009) - Pagina 38

mercoledì 22 aprile 2009

Buenos Aires 2009

Limitiamoci all'Italia d'oggi

Il Parlamento, come è noto, è eletto dal popolo solo formalmente. In realtà è "nominato" da ristrettissimi gruppi, una trentina di persone in tutto; componenti organiche del Palazzo, come lo definiva Pasolini, o del "circolo dei grandi decisori", come gli analisti del potere definiscono i luoghi nei quali un ristretto nucleo di detentori del potere reale assume decisioni che poi vengono ratificate nei luoghi formali del potere istituzionale.
Grazie alla nuova legge elettorale che ha abolito il voto di preferenza (continua)

Saverio Lodato - Roberto Scarpinato (Il ritorno del principe - 2008 - Chiarelettere)


Buenos Aires 2009

Gino e Michele per il Comitato Rutelli (Elezioni 2001)

Massimo D’Alema da piccolo era un bambino molto presuntuoso e saccente. Una volta la maestra di prima elementare gli chiese: “Ma tu credi in Dio?”, lui rispose: “Be’, credere è una parola grossa. Diciamo che ricambio la sua stima”.

I manifesti di Berlusconi che tappezzano le città italiane lo fanno sembrare di vent’anni più bugiardo.

Antonio Di Pietro: “Aiutatemi a capire ciò che vi dico e ve lo formulerò meglio”.

Io appartengo a una famiglia povera. I Bertinotti sono stati proletari da sempre. Mi ricordo che da piccolo i miei mi mandavano in una colonia di bambini così poveri che sulla spiaggia, invece dei castelli, facevamo le case popolari di sabbia.

Invitato a leggersi il Nuovo Testamento, un sindaco della Lega ha chiesto: “Perché, sono compreso tra gli eredi?”

Come dice D’Alema, se i partiti di sinistra non rappresentano più gli elettori allora è arrivato il momento di cambiarli questi benedetti elettori.


Gino e Michele (Anche le formiche nel loro piccolo fanno politica .... e s'incazzano)

Buenos Aires 2009

Bokassa Rap (da soc.culture.italian)

I giudici se vogliono giudicare bisogna che si facciano eleggere
i giornalisti se vogliono scrivere non devono criticare
i sindacalisti devono alzarsi in piedi quando mi vedono entrare
l'opposizione non deve opporsi se no non vale
e insomma una buona volta lasciatemi lavorare
ho sei ville in Sardegna e le bollette da pagare
e forse dovrei farmi ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa anomalia in questa società violenta
I giudici se vogliono restare non ci devono arrestare
la stampa estera l'Italia non la deve riguardare (continua)


(da soc.culture.italian, grazie a Riccardo Scateni, riccardo@crs4.it)

Buenos Aires 2009

Di tutte le poesie studiate quest'anno, quale ti è piaciuta di più?

Di tutte le poesie studiate quest'anno quella che mi è piaciuta di più è stata La Livella di Totò. In questa poesia Totò dice che i ricchi non tevono fare i buffoni perché sono ricchi, tanto, prima o dopo debbono morire lo stesso. Quando uno è morto, o è ricco o non è ricco, sempre deve morire. I ricchi se sono nobbili fanno i buffoni pure da morti. In questa poesia Totò dice che lui aveva visto due cadaveri che parlavano nel camposanto. Aumma-aumma1 s'era nascosto in una fossa è li aveva spiati. Il cadavere numero uno era quello di uno scopatore povero, il cadavere numero due quello di un nobbile ricco. Allora il ricco disse al povero: «Come hai osato farti seppellire vicino amme che tenevo tanti soldi?», e il povero gli diceva che la colpa era stata della moglie. Però quello lo voleva picchiare lo stesso, ma invece era meglio che picchiava la sua moglie, che aveva fatto il guaio. Allora lo scopatore si arrabbiò è gridava che mò se lui non si stava zitto lo picchiava lui a lui! Questa poesia c'ha il significato che la morte è uguale per tutti quanti, è che dobbiamo essere tutti fratelli anche se siamo salme. A Arzano ci sono più poveri che ricchi, ma un ricco io lo conosco. Si chiama dottor Basile,2 e c'ha un sacco di soldi. La moglie però è povera, e vende le figurine sulla salita. Quando Basile morirà lui si farà costruire una tomba più grande di un grattacielo, mentre alla moglie un solo piano. Se di notte si incontrano da morti, si bisticceranno come la livella di Totò.

1 Zitto zitto.

2 Anche qui sono ricorso a un nome fittizio.

Marcello D'Orta (IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO -Sessanta temi di bambini napoletani -1990)

Buenos Aires 2009

Aforismi di Socrate


Nulla può far danno a un uomo buono, né in vita né dopo la morte.


Il vero sapiente è colui che sa di non sapere.

C'è un solo bene: il sapere. E un solo male: l'ignoranza.

Spòsati: se trovi una buona moglie sarai felice; se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo.

Se guardate tutto ciò che viene messo in vendita, scoprirete di quante cose potete fare a meno!

Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell'individuo dal quale volevi fuggire.

Sposarsi o non sposarsi non è importante. In ogni caso ti pentirai.

Socrate

Buenos Aires 2009



Il bisogno di sentirsi necessaria

"Non so come faccia a resistere. Impazzirei se dovessi sopportare quello che sopporta lei." "Eppure non l'ho sentita mai lamentarsi." "Perchè è così rassegnata?" "Che cosa vede in lui dopotutto? Potrebbe avere qualcosa di molto meglio."
La gente usa dire cose di questo genere a proposito di una donna che ama troppo, osservando quelli che sembrano i suoi nobili tentativi di salvare una situazione apparentemente ben poco soddisfacente per lei. Ma la chiave per spiegare il mistero del sui attaccamento devoto di solito si trova nelle sue esperienze infantili. Quasi tutti, da adulti, continuiamo a comportarci secondo il ruolo che avevamo adottato nella nostra famiglia di origine. Per molte donne che amano troppo, spesso questo ruolo considteva nel negare i propri bisogni personali per cercare di provvedere invece a quelli degli altri (continua)

Robin Norwood (Donne che amano troppo - 1985 - Feltrinelli 2008)

Casa Rosada (Buenos Aires)

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi

- Ma perché sei vestito cosí? Cosa c'è? Un ballo in maschera di mattina? Il ragazzo era diventato serio: il suo volto triangolare assunse una inaspettata espressione virile. - Parto, zione, parto fra un'ora. Sono venuto a dirti addio. Il povero Salina si sentí stringere il cuore. - Un duello? - Un grande duello, zio. Un duello con Franceschiello Dio Guardi. Vado nelle montagne a Ficuzza; non lo dire a nessuno, soprattutto non a Paolo. Si preparano grandi cose, zio, ed io non voglio restare a casa (continua)

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Il Gattopardo - 1958 - Feltrinelli)

Rent



Il Cavaliere e la morte

Il Cavaliere, girando campagne e campagne, s’imbatté in una vecchia scheletrica, vestita di nìvuro, con una lunga falce in mano. La riconobbe subito e fece fare uno scarto al suo cavallo.
«Schifosa comunista!», murmuriò.
La Morte era d’orecchio fino e lo sentì. Si mise a ridere.
«Tutte me le hanno dette! Ma comunista mai! Si può sapere perché?» (continua)

Andrea Camilleri

Buenos Aires 2009

I giochi di carte

I giochi di carte sono, naturalmente, tanti che non possiamo qui ricordarli tutti. I tre più diffusi sono:
"Il tressette". Si gioca con dieci carte a testa. Durante la partita si può dire «Busso», «Striscio», «Volo», o «Brucio» se il vostro compagno vi fa cadere la sigaretta su una coscia. E' proibito dire frasi come «Ho sette bastoni» o «Sono nella merda».
"La briscola". Gioco molto semplice. L'avversario sbatte sul tavolo una carta, e voi dovete sbatterla più forte. I buoni giocatori rompono dai quindici ai venti tavoli a partita. E' opportuno, prima di sbattere la carta sul tavolo, inumidirla con un po' di saliva (continua)

Stefano Benni (Bar Sport)


venerdì 17 aprile 2009

Tango a San Telmo (Buenos Aires)

Le rane chiesero un re

Nel tempo in cui leggi egualitarie facevano prosperare Atene, la libertà sfrenata sconvolse lo stato e l'anarchia sciolse i freni di un tempo. A questo punto, in seguito a un accordo tra le fazioni politiche, Pisistrato occupa l'acropoli e si fa tiranno. Gli Ateniesi piangevano la loro dolorosa schiavitù (non perché lui fosse crudele, ma perché è gravoso ogni peso per chi non è abituato) e quando presero a lamentarsi, Esopo raccontò loro questa storiella: Le rane, abituate a girare liberamente nei loro stagni, con gran chiasso domandarono a Giove un re che con la forza reprimesse la maniera sregolata di vivere. Il padre degli dei rise e diede loro un piccolo travicello che, appena gettato, atterrì con il suo tonfo e con il movimento improvviso dell'acqua la pavida genia. Le rane rimasero immerse nel pantano per un bel po' di tempo; quand'ecco che una, senza fare rumore, tira su la testa dallo stagno e dopo avere esaminato il re, chiama fuori tutte le altre. Quelle, lasciato ogni timore, a gara si precipitano nuotando e in massa, sfacciatamente, saltano sopra il pezzo di legno. Dopo averlo insozzato con ogni tipo di oltraggio, inviarono un'ambasceria a Giove per avere un altro re, perché quello che era stato dato era una nullità. Allora Giove mandò loro un serpente che con i suoi denti aguzzi cominciò ad afferrarle a una a una. Incapaci di difendersi, le rane cercano invano di sfuggire alla morte; la paura toglie loro la voce. Infine, di nascosto, affidano a Mercurio l'incarico di pregare Giove che le soccorra nella calamità. Ma il dio risponde: "Poiché non avete voluto sopportare il vostro bene, rassegnatevi a sopportare questo male». «Anche voi, cittadini", disse Esopo, "tollerate questo male, perché non ne venga uno maggiore".


Fedro



Caminito (Buenos Aires)

Giobbe è esempio di pazienza e rassegnazione alla volontà divina

Per il povero Giobbe la sua vita fu tutto un diciassette. Egli era ricco, aveva mogli e asini, figli e cammelli, buoi e pecore. Non gli mancava niente. Era anche buono, generoso e ubbidiente: se gli moriva una moglie o un asino, diceva «non fa niente». Dio allora lo mise alla prova. Gli fece morire prima tutti i fratelli, tutti i cognati e tutti i nipoti, poi tutte le mogli e tutti i figli. Egli rimase solo con le sue bestie, aveva settemila pecore, quattromila buoi e trentamila cammelli: mancavano solo figli e mogli. Il giorno dopo Dio fece morire in un sol colpo tutti gli animali e Giobbe rimase solo come un cane. Ma Dio, non contento, gli scaricò addosso tutte le malattie di questo mondo: peste, colera, lebbra, rogna, emorroidi. Forse pisciava pure nel pappagallo. Con tutto questo non si lamentava mai nemmeno per scherzo. Dio allora, vedendo che aveva superato la prova, gli fece resuscitare tutti i figli, i fratelli, le mogli, gli zìi e perfino i cammelli. E a lui tolse tutte le malattie e lo fece campare per altri cento anni.

Marcello D'Orta (Dio Ci Ha Creato Gratis - Il Vangelo secondo i bambini di Arzano - 1992)

Caminito (Buenos Aires)

Cavour, Garibaldi, Mazzini: quali tra questi personaggi del nostro Risorgimento preferisci, e perché?

Io preferisco Garibardi perché è l'eroe dei due mondi, e così ora l'Italia non ha più vergogna di andare in America. Garibardi io lo so quello che fece. Lui partì da Quarto al Volturno, ma no Quarto vicino a Napoli, una Quarto più lontana. Fece come se fosse il giro d'Italia, fino a che non arrivò a Marsala. A Marsala trovò i borboni di Napoli e delle due Sicilie, e li sconfisse. Erano 1000. Si chiamavano I GARIBARDINI. Erano 1000. Essi vestivano tutti di rosso, come il Liverpul. Poi salirono, salirono in Calabria. A Calabria incontrarono altri borboni di Napoli. E li sconfissero. E salirono ancora. Sali, sali, sali, arrivarono a Napoli, proprio dove stavano tutti i borboni di Napoli. Come lo videro, fuggirono, fuggirono chi a Gaeta, chi a Ischia, chi a Frattamaggiore. Il re chiamò in aiuto i guappi della guapparia, ma i guappi come uscirono dalla galera, a Garibardi lo facevano entrare meglio di prima, e intanto fecero i guappi più guappi di prima. Quando Garibardi divenne re d'Italia, ai 1000 li fece diventare: a chi principe, a chi cavaliere, a chi onorevole. A quelli che avevano sparato male non so che li fece diventare, forse facchini.


Marcello D'Orta (IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO - Sessanta temi di bambini napoletani - 1990)


Buenos Aires 2009

Gli scheletri

Un palermitano cedette Alle insistenze Suo amico di uno delle Nazioni Unite e Andò trovarlo NEL Ridente Paese del Nord Iliata colomba viveva questi. Un giorno stavano Passeggiando in campagna quando l'amico, indicandogli Una villa lontana, divulgazione: «Lì Abita Il Cavaliere». E Proprio in tal quale Momento Il Terreno SI apri ei due sprofondarono in Una profondissima buca. SI non fecero niente, ma capirono Che Stato sarebbe impossibile risalire. Cominciarono uno Aiuto chiamare, pero Nessuno accorreva. A un Tratto Il Terreno SI smosse Ancora e Davanti a comparve un'apertura Loro Che Pareva l'Entrata Galleria di Una. Scelta non avevano, la varcarono. Era Una galleria infatti, lunghissima, e tal quale il Che videro li atterrì. Lungo le Pareti c'erano centinaia e centinaia di scheletri, ognuno illuminato da Una piccola lampada. Principiarono uno percorrerla, tremanti, NEL tanfo insopportabile perche Ancora da qualche osso pendevano Lembi di Carne Marcia. Camminarono vuote e camminarono Sotto Lo Sguardo delle occhiaie e Il ghigno dei teschi. «Madonna santa, ma qua e Peggio Che NELLA cripta dei Cappuccini!», Balbettò Il palermitano. Allo stremo delle Forze, DOPO Aver Percorso chilometri, videro Una Porta. Ansanti, l'aprirono. E SI trovarono in Una lussuosissima camera da letto. Sbalorditi, SI voltarono uno Guardare da colomba erano Venuti. Non avevano Aperto Una porta, ma le ante dell'armadio del Cavaliere.

Andrea Camilleri