domenica 11 gennaio 2009

La buona stella

E chi vi dice che sia una disgrazia?

C'era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese, calmissimo, rispose: "E chi vi dice che sia una disgrazia?". Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro altri cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questo li fermò dicendo: "E chi vi dice che sia una fortuna?". Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese: "E chi vi dice che sia una disgrazia?". Manco a farlo apposta, infatti, scoppiò una guerra e l'unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte.
Questa parabola non ha fine e potremmo applicarla a molti avvenimenti della nostra vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un pò e lasciare che le cose abbiano il loro corso.
Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalle prime apparenze.

Luciano De Crescenzo ("Il caffè sospeso" - Mondadori - 2008)

Scultura con la "coppola" (Sutera - CL)

Craxi: Discorso alla Camera dei Deputati del 29 Aprile 1993

Circa dieci mesi or sono prendendo la parola di fronte alla Camera dissi con franchezza cio' che un ex Presidente della Repubblica defini' poi come l'apertura di quella "grande confessione" verso la quale avrebbe dovuto e dovrebbe aprirsi, con tutta la sincerità necessaria, tutto o gran parte almeno del mondo politico. I giudici che mi accusano l'hanno considerata invece come una "confessione extragiudiziale" elevandola subito e senz'altro a prova di primo grado contro di me. Quella per la verità era ed è rimasta la sola prova di quell'accusa. Sempre che una dichiarazione una analisi ed una riflessione fatte di fronte al Parlamento possano essere considerate alla stregua di una prova penale. Ricordo che, ancor prima di allora, commentando a caldo le prime esplosioni scandalistiche milanesi che aprivano il libro dagli inesauribili capitoli apertosi poi un po' dovunque, mi ero permesso semplicemente di dire :"Su quanto sta accadendo la classe politica ha di che riflettere". Questa affermazione fu allora maltrattata come espressione di un atteggiamento intimidatorio, provocatorio, financo ricattatorio. In realtà non era difficile avvertire gia' da allora tutta la dimensione del problema che si era aperto, tutta la sua gravità e la sua complessità. Non era difficile cogliere la inutilità e l'errore di una difesa e di una giustificazione che non fossero improntate al linguaggio della verità (continua)

Bettino Craxi


Acqua frizzante

Napoli: "Il caffè sospeso"

A Napoli, una volta, c'era una bellissima abitudine: quando una persona stava su di giri e prendeva un caffè al bar, invece di uno ne pagava due. Il secondo lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all'umanità.
Poi, di tanto in tanto, c'era qualcuno che si affacciava alla porta del bar e chiedeva se c'era un "sospeso". Tutto questo era dovuto al fatto che erano più i clienti poveri che quelli ricchi.
Oggi purtroppo non solo non esiste più chi paga un "sospeso" ma nemmeno chi è disposto ad accettarlo.
Un giorno ho conosciuto un brav'uomo, bisognoso di fare amicizie, che di "sospesi" ne pagava addirittura cinque.

Luciano De Crescenzo ("Il caffè sospeso" - Mondarori - 2008)

I segnali del tempo

SADAE (Sindrome di Attenzione Deficitaria Attivata dall'Età)

Ricevo e pubblico con estremo piacere questa divertente email inviatami dall'amico Giuseppe:


"Si chiama SADAE (Sindrome di Attenzione Deficitaria Attivata dall'Età).


Si manifesta così.


Decido di lavare la macchina.

Mentre mi avvio al garage vedo che c'è posta sul mobiletto dell'entrata.

Decido di controllare prima la posta.

Lascio le chiavi della macchina sul mobiletto per buttare le buste vuote e la pubblicità nella spazzatura e mi rendo conto che il secchio è strapieno.

Visto che fra la posta ho trovato una fattura decido di approfittare del fatto che esco a buttare la spazzatura per andare fino in banca (che sta dietro l'angolo) per pagare la fattura con un assegno.

Prendo dalla tasca il porta assegni e vedo che non ho assegni.

Vado su in camera a prendere un altro libretto, e sul comodino trovo una lattina di coca cola che stavo bevendo poco prima e che avevo dimenticata lì.

La sposto per cercare il libretto degli assegni e sento che è calda... allora decido di portarla in frigo.

Mentre esco dalla camera vedo sul comò i fiori che mi ha regalato mio figlio, ricordo che devo metterli nell'acqua.

Poso la coca cola sul comò e lì trovo gli occhiali da vista che è tutta la mattina che cerco.

Decido di portarli nello studio e poi metterò i fiori nell'acqua.

Mentre vado in cucina a cercare un vaso e portare gli occhiali sulla scrivania, con la coda dell'occhio vedo un telecomando.

Qualcuno deve averlo dimenticato lì (ricordo che ieri sera siamo diventati pazzi cercandolo).

Decido di portarlo in sala (al posto suo!!), appoggio gli occhiali sul frigo, non trovo nulla per i fiori, prendo un bicchiere alto e lo riempio di acqua... (intanto li metto qui dentro....).

Torno in camera con il bicchiere in mano, poso il telecomando sul comò e metto i fiori nel recipiente, che non è adatto naturalmente... e mi cade un bel pò di acqua... (mannaggia!).

Riprendo il telecomando in mano e vado in cucina a prendere uno straccio.

Lascio il telecomando sul tavolo della cucina ed esco... cerco di ricordarmi che dovevo fare con lo straccio che ho in mano...


Conclusione:

- sono trascorse due ore

- non ho lavato la macchina

- non ho pagato la fattura

- il secchio della spazzatura è ancora pieno

- c'è una lattina di coca cola calda sul comò

- non ho messo i fiori in un vaso decente

- nel porta assegni non c'è un assegno

- non trovo più il telecomando della televisione né i miei occhiali

- c'è una macchiaccia sul parquet in camera da letto... e non ho idea di dove siano le chiavi della macchina!!


Mi fermo a pensare:

"Come può essere? Non ho fatto nulla tutta la mattina, ma non ho avuto un momento di respiro... Mah!!"


Fammi un favore, rimanda questo messaggio a chi conosci perchè io non mi ricordo più a chi l'ho mandato.


E non ridere perché se ancora non ti è successo...ti succederà!!! Prima di quanto credi!!!"


Sutera - Rabato: Resti della vecchia Moschea

Israele e la causa palestinese oggi

Risposta ad una email ricevuta oggi:

"Condivido il fatto che la soluzione può essere solo politica ed il raggiungimento necessita di un complesso e lungo dialogo. Comunque occorrono prese di posizioni più decise da parte di coloro che contano nel mondo, anche perché questo stillicidio non giova ai popoli, a qualunque fazione appartengano.

Dici bene che lo schieramento di appartenenza induce all’intransigenza, ma basta solo farsi una domanda: come reagiresti se qualcuno brutalizzasse o eliminasse fisicamente un tuo caro?

Troppo facile aderire a qualunque forma d’integralismo (sia esso cattolico o islamico) e Hamas è senza dubbio una posizione limite, ma occorre più impegno civile per trovare soluzioni percorribili e nessuno (nemmeno Israele) può permettersi di barare o di ostentare oltremodo il suo status, in qualche modo pure frutto di generosità dell’occidente, impegnata a rinfrancarsi e a risarcire l’olocausto.

Una buona giornata."

giovedì 8 gennaio 2009

La doccia (Birmania)

IL MITO DEL «CHE»

Ma nulla e nessuno colpi l'immaginazione dei giovani come il personaggio di Ernesto Guevara, detto il «Che». Argentino, nato nel 1928 da Ernesto Guevara Linch (figlio di un'irlandese) e da Cella de La Serna, laureato in medicina a Buenos Aires nel 1953, il «Che» aveva cominciato a costruire la sua leggenda nel 1955, quando si era arruolato nel corpo rivoluzionario cubano di Fidel Castro. Arrestato, liberato, ferito in battaglia, il 31 dicembre 1958 vinse la battaglia (decisiva) di Santa Clara, costringendo alla fuga il leader cubano Batista. Era la vittoria della rivoluzione castrista, e il «Che» divenne prima cittadino cubano, poi ambasciatore, poi capo del dipartimento dell'industrializzazione dell'istituto per la riforma agraria, quindi presidente del Banco Nacional, infine ministro dell'Industria. Ma anziché godersi poltrone e successo, Che Guevara continuò il suo sogno di rivoluzionario al servizio non di una patria, ma di un'idea: e girò il mondo che riteneva oppresso, dall'America Latina all'Algeria, per organizzare guerriglie e rivolte. L'8 ottobre 1967 venne ferito e catturato in Bolivia, il cui governo era andato, appunto, a combattere. Interrogato, si rifiutò di rispondere. Il giorno dopo, 9 ottobre 1967, alle 13.10 il sergente Mario Teran lo uccise con una raffica di mitra. Come sempre, morto l'uomo nacque il mito. «Perché ci piaceva tanto, perché ci piaceva più di tutti?» ha scritto Massimo Fini. «Perché il "Che", con i suoi ideali, con il suo agire totalmente disinteressato, nobilitava e mascherava alcune inconfessabili pulsioni della mia generazione: la voglia di violenza, la voglia di guerra. (...) Noi, come tutti i giovani, amavamo la violenza, rimpiangevamo la guerra, anche se non potevamo dirlo nemmeno a noi stessi. E il "Che" legittimava se non la guerra perlomeno la guerriglia, se non le armi almeno i bastoni e i cubetti di porfido.» Naturalmente Che Guevara piaceva molto meno alla sinistra ortodossa, quella del Partito comunista e del socialismo reale. Che Guevara era per loro un rompiscatole che avrebbe messo in discussione anche lo status quo raggiunto dopo la rivoluzione, un teorico della trotzkiana «rivolta permanente», un personaggio difficilmente addomesticabile (continua)

Michele BRAMBILLA (Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto - Rizzoli - 1994)

Madre e figlia (Birmania)

Parla della condizione della donna

Le donne, poverelle, non sono state mai considerate. Al tempo degli Egiziani le donne o facevano le sacerdotesse o le modelle per le Piramidi. Il pittore di una piramide le faceva entrare e le metteva di profilo, con i piedi di profilo e le mani alzate di profilo. Poi quando aveva finito se ne andava e magari le lasciava sempre ferme di profilo. Diventate romane, le donne pettinavano le madri oppure preparavano da mangiare. Se veniva un ricco principe in casa e si sdraiava sul lettino, dovevano ballare e fare la spaccata. Ai tempi medioevali portavano un lungo cappello in testa a forma di coppetto (1), e una cintura di castità a chiave. Se si apriva quella chiave le donne medioevali erano uguali a quelle attuali. Nel Mille e Ottocento le donne suonavano solo il violino, nel Mille e Novecento aspettavano l'uomo che ritornava dalla guerra. Se passavano due o tre mesi e ancora non tornava non aspettavano più e se ne prendevano a un altro. Le donne moderne anche se sono moderne, lo stesso non contano niente. Per esempio: perché in questa classe ci sono venti maschi e solo due bambine? Allora si dovrebbe chiamare SCUOLO, non SCUOLA!

(1) Cartoccio conico, ad esempio per avvolgere le caldarroste.

Marcello D'Orta ("Dio ci ha creato Gratis - 1992)

Il fine del commercio di oggi

L'incorregibile

In sogno, Dio apparve al Cavaliere. Questi lo riconobbe subito, perché il Signore era esattamente come lo raffiguravano, col tunicone e la gran barba bianca. «Sono venuto a trovarti», fece Dio, «per farti capire come la tua smodata ambizione, la tua inesauribile sete di potere siano assolutamente ridicole. Anche se tu conquistassi l’universo intero, resteresti sempre un nulla. L’universo, figlio mio, è finito». «In che senso?», domandò il Cavaliere. «Ora te lo spiego», rispose Dio. «Immagina che io possegga una collezione di migliaia e migliaia di bottiglie di champagne. Ne ho stappata una, e quello che chiamate big bang non era altro che il rumore del tappo che saltava, ho riempito un bicchiere, e ora sto per berlo. Le stelle che i vostri astronomi vedono nascere e morire sono semplicemente le bollicine che si formano e scoppiano. E tu sei dentro quel bicchiere e quel bicchiere è il tuo universo. Ma appena avrò bevuto il mio champagne, il vostro universo scomparirà. Hai capito?». «Perfettamente», rispose il Cavaliere. «E quanto mi verrebbe a costare questa vostra collezione?».

Andrea Camilleri


Giovani studenti (Birmania)

La solitudine dei numeri primi

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie. In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre.

Paolo Giordano (da "La solitudine dei numeri primi" - Mondadori - Premio Strega 2008)


Birmano

Due volte in vendita la stessa patacca

Gli elettori che votarono per Berlusconi cinque anni fa non volevano questo. Volevano e speravano in un paese in cui la burocrazia fosse ridotta all'essenziale e guadagnasse in efficienza (non fatto); una giustizia più rapida (non fatto); una sicurezza personale più garantita (non fatto); una lotta vittoriosa contro la criminalità organizzata (non fatto); trasporti più agevoli e veloci (non fatto); mercati più liberi e concorrenziali (non fatto); scuola moderna e capace di formare i giovani (non fatto); un po' più di agio familiare e individuale (non fatto). Questo volevano coloro che votarono per il centrodestra nel 2001. Per ottenere queste necessarie riforme chiusero gli occhi sul più clamoroso conflitto d'interessi mai verificatosi in Italia, in Europa, nelle democrazie del mondo intero. Sperarono che il titolare di quel conflitto non ne profittasse, come aveva solennemente promesso, e che non ne traesse beneficio a danno della comunità. Poi, man mano che il tempo passava, che l'arricchimento della famiglia "Fininvest" diventava clamoroso, che le leggi in favore del "clan" fioccavano in un parlamento bulgaro, quegli elettori cominciarono a disertare fino a quando il disincanto diventò un fenomeno di massa. Ma purtroppo i guasti morali oltre che materiali sono stati immensi (continua)

EUGENIO SCALFARI (12 febbraio 2006)

martedì 6 gennaio 2009

Graffiti (Città di Castello)



Ho visto

Ho visto un binario morto che aspettava di essere sepolto.

Ho visto un cartello per la strada con scritto: ESSO a 1200 m, ma lui non sono riuscito a vederlo.

Ho visto un gallo puntare una sveglia per paura di essere licenziato.

Ho visto gatti neri rincorsi da cani razzisti.

Ho visto genitori molto attempati mettere al mondo dei nipoti.

Ho visto firmare assegni circolari con un compasso.

Ho visto astronauti al ristorante chiedere il conto alla rovescia.

Ho visto un atleta mangiare 2 primi 3 secondi e 4 decimi.

Ho visto un caffè fare un errore ed essere corretto con la grappa.

Ho visto dei cannibali leccarsi le dita e dire: era una persona veramente squisita.

Ho visto un contadino soffiarsi il naso nel suo fazzoletto di terra.

Ho visto diabetici morire in luna di miele.

Ho visto donne talmente affezionate al loro marito da usare quello delle loro amiche.

Ho visto un uomo riportare una leggera ferita al suo legittimo proprietario.

Ho visto una cicala ereditare una fortuna da una formica morta di stress.

Ho visto donne conservare in frigo il terziario avanzato.

Ho visto gondole cambiare canale con il telecomando.

Ho visto un libro con l'indice fratturato.

Ho visto lenti da sole in cerca di compagnia.

Ho visto una moschea piena di zanzare.

Ho visto pescatori morire di fame perché non sapevano che pesci pigliare.

Ho visto un uomo con un occhio pesto e uno ragu'.

Ho visto un'attrice diventare porno per aver preso tutto sottogamba.

Ho visto una porta chiudersi in un ostinato mutismo.

Ho visto preti guariti negare di essere stati curati.

Ho visto un grande regista girare l'angolo.

Ho visto la Madonna di Fatima andare in vacanza a Lourdes.

Ho visto sci con attacchi epilettici.

Ho visto servizi segreti con la tazza nascosta dietro al bidét.

Ho visto un topo d'appartamento inseguito dal gatto delle nevi.

Ho visto un torero incornato dal marito di una entraineuse.

Ho visto un verme battersi per farsi chiamare single e non solitario.

Ho visto canguri aver le tasche piene dei loro figli.

Ho visto animali in via di Estinzione cambiare indirizzo.

Ho visto cannibali starnutire e dire: era una ragazza tutto pepe.

Ho visto giardinieri innaffiare le piantine della città.

Ho visto 22 giocatori di calcio dare botte ad un pallone gonfiato.

Ho visto donne di servizio apparecchiare una tavola numerica.

Ho visto dentisti estrarre la radice quadrata di un dente.

Ho visto tossici chiedere un limone per farsi una pera...

...ho visto tutto questo, ma ancora adesso non riesco a capire una cosa molto importante:

ma una rosa senza spine... va a batteria?

Alessandro Bergonzoni

Perugia



LA BANDA DELLA MAGLIANA, LA P2, I SERVIZI, LA DESTRA EVERSIVA

Il 16.10.1981 cadeva in un agguato il latitante Balducci Domenico, noto boss della c.d. banda della Magliana, quartiere periferico di Roma. Nell'ambito delle indagini per far luce su tale episodio, emergeva che tale organizzazione criminale, di eccezionale pericolosità, aveva in posizione di vertice tale Pippo Calò, latitante da oltre un decennio, processato in questi giorni a Palermo poiché indicato come componente la "cupola" mafiosa. Dagli accertamenti raccolti in più processi, emergeva che la banda della Magliana aveva rapporti di reciproco scambio di favori con estremisti di destra, nonché con personaggi del mondo economico-finanziario quali, fra gli altri, Flavio Carboni e Roberto Calvi e con personaggi appartenenti ad apparati deviati dello Stato tra i quali Francesco Pazienza ed esponenti del vertice dei Servizi Militari deviati (continua)

Fonte: dalla requisitoria dei pubblici ministeri Libero Mancuso e Attilio Dardani, 15.3.1986 (Istruttoria dell'autorità giudiziaria di Bologna sulla strage del 2 agosto 1980)




Democrazia Cristiana - Trevi: Sez. Italo Battistini



Lettera di Aldo Moro a Eleonora Moro

Lettera di Aldo Moro indirizzata a Eleonora Moro (recapitata il 5 maggio)

Tutto sia calmo. Le sole reazioni polemiche contro la D.C. Luca no al funerale.

Mia dolcissima Noretta,
dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell'incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l'indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento (continua)

domenica 4 gennaio 2009

Acicastello (Catania)

L’istinto della potenza

Uno degli uomini politici che ho più stimato per l’ingegno, la passione e la moralità dei suoi comportamenti, parlo gi Ugo La Malfa, mi spiegò un giorno la regola principe del comportamento politico. Era la sera di un capodanno e la passavamo insieme in un casale d’un comune amico nella Maremma di Orbetello. Avevamo giocato alle carte, chiacchierato di varia umanità, brindato all’anno nuovo. Lui aveva voglia di passeggiare prima d’andare a dormire e mi invitò ad accompagnarlo. Faceva freddo e c’erano banchi di nebbia dalla parte del mare. Lui aveva una sciarpa avvolta intorno al collo, io m’ero rialzato il bavero della giacca. Arrivammo ad un bar dove si vendevano anche tabacchi e giornali. Ancora aperto. In una saletta sul retro c’era un biliardo ed era in corso una partita. “Sai giocare a biliardo?” chiese lui mentre bevevo un caffè. Sì, sapevo giocare. “Allora conosci le sponde” (continua)

Eugenio Scalfari (da “L’uomo che non credeva in Dio” – Einaudi - 2008)



Albergheria (Palermo)

La Bugia - Elogio della menzogna come gioco dell'intelligenza

Forse la bugia è decisamente più utile alla vita di quanto non lo sia la verità. E in ogni caso non c'è dubbio che chi sa mentire ha capacità cognitive decisamente più ampie di chi sa dire solo la verità. Senza possibilità di mentire infine l'umanità non avrebbe mai conosciuto ciò di cui si vanta: la cultura, che è una forma di non rassegnazione al reale, e quindi un'ideazione di mondi non veri perché non reali, anche se poi sono i soli capaci di incidere e modificare la realtà (continua)

Umberto Galimberti


sabato 3 gennaio 2009

"Mister Casual"



Il bene pubblico

Mentre se ne stava stinnicchiato al sole, al Cavaliere scappò un bisogno urgente. Visto che la spiaggia era deserta, s’arriparò darrè un cespuglio. In quel preciso momento vide passare uno scrafaglio merdarolo che faticosamente trascinava nella sua tana una pallina di sterco. «Ti basterà per mangiare tutta l’invernata», spiò il Cavaliere. «Non credo», arrispunnì lo scrafaglio. «Siamo tutti preoccupati. Quest’anno, tra una cosa e l’altra, abbiamo raccolto picca e nenti. Rischiamo tutti la fame». «Ci sono qua io!», disse il Cavaliere. E fece il bisogno suo. Sul quale si gettarono tutti gli scrafagli merdaroli inneggiando alla generosità del Cavaliere.

Andrea Camilleri



Marsala